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L’inchiesta “Hydra”

‘Ndrangheta, scoperto l’arsenale del locale di Legnano nascosto in un’officina: decisive le indicazioni del pentito

Scovati dai carabinieri pistole, munizioni e un machete. Arrestato un meccanico dopo i riscontri alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Bellusci

Pubblicato il: 02/01/2026 – 7:05
di Giorgio Curcio
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‘Ndrangheta, scoperto l’arsenale del locale di Legnano nascosto in un’officina: decisive le indicazioni del pentito

MILANO Un arsenale nascosto tra un’officina meccanica e l’abitazione sovrastante: pistole, munizioni in quantità e persino un machete. È quanto hanno scoperto i Carabinieri del Nucleo Operativo, su delega della Dda di Milano. Non un’attività casuale ma un’operazione mirata che ha colto nel segno. Il blitz eseguito, infatti, ha dato immediato riscontro alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Bellusci, alias “Occhi celesti” (cl. ’87) di Cuggiono, nell’ambito del processo “Hydra”. Ma andiamo con ordine.

Le dichiarazioni del pentito

«Le armi del locale di Legnano sono detenute da un meccanico che sta a Buscate: le portavamo noi in grandi quantità, anche kalashnikov», aveva riferito il pentito ai pm antimafia, indicando con precisione il luogo dove – secondo il suo racconto – il gruppo criminale avrebbe nascosto armi per almeno cinque anni. Acquisite le dichiarazioni, la Direzione distrettuale antimafia di Milano ha delegato i Carabinieri del Nucleo operativo per i riscontri. La perquisizione ha portato alla scoperta di quello che gli investigatori definiscono un vero e proprio arsenale, occultato tra i locali dell’officina e l’appartamento sovrastante.



La Santa Barbara nell’officina

Nel corso della perquisizione i militari hanno trovato una pistola Beretta (cal. 6.35) semiautomatica, con matricola abrasa, con un caricatore vuoto e ulteriori 15 munizioni, tutto occultato all’interno di un cassetto di un piano di lavoro dell’officina. Ma non è tutto. L’attività dei carabinieri ha consentito di individuare anche 44 munizioni calibro 22, un caricatore per pistola con all’interno due munizioni. E ancora: una pistola semiautomatica a salve marca Bruni, modello 92, calibro 9, completa di caricatore vuoto, custodita all’interno di una scatola in plastica nera marcata BBM, occultata in un armadietto dell’officina; una pistola a tamburo marca Bruni, calibro .380, custodita in una scatola in plastica nera marcata BBM, occultata nella camera da letto dell’appartamento al piano superiore dell’officina e anche un machete con lama della lunghezza di 53 centimetri, completo di manico e fodera in pelle marrone, rinvenuto nell’appartamento sovrastante l’officina. Nel corso della perquisizione i Carabinieri hanno individuato, oltre alle armi, anche una grande quantità di munizioni: 6 colpi integri calibro 7.65 Parabellum; 3 colpi integri calibro .22 Short; 3 colpi integri calibro 7.65; 1 colpo integro calibro 9 Parabellum; 3 colpi con percussione a spillo, il tutto occultato all’interno dell’ufficio dell’officina; 138 cartucce calibro 12 uso caccia, di diverse marche (Fiocchi, Rottweil, Nobel, PB, Negrello, Maionchi, Clever, RC, Browning, Cheddite, FN, Sofim), occultate nel magazzino retrostante l’officina e una cartuccia calibro 16 uso caccia marca Fiocchi, rinvenuta all’interno dell’ufficio dell’officina.

Il ruolo del meccanico

I Carabinieri hanno quindi individuato il soggetto indicato dal collaboratore di giustizia: C.I. (classe 1966), originario del Casertano. L’officina, formalmente intestata al figlio, è stata localizzata a Castano Primo. Alla luce del materiale sequestrato, l’uomo è stato arrestato. Ma è ancora Bellusci, nel corso delle dichiarazioni ai pm della Dda di Milano, a fornire ulteriori elementi sul ruolo del meccanico. «Qualche volta – ha raccontato – gli lasciavamo armi che servivano a lui. Magari gliene davamo due: una se la teneva e una la vendeva, senza che ci pagasse». Secondo il pentito, il meccanico custodiva le armi in un’area retrostante l’officina, dove teneva animali, e fungeva da punto di appoggio per il gruppo (…) perché lui è uno molto furbo e molto sveglio, e quindi era un appoggio soltanto…» ha raccontato Bellusci ai pm Cerreti e Ferracane, spiegando di aver prelevato almeno una calibro 9 «sicuro al 100% che l’ha presa là, anche una doppietta l’ha presa da là…». In un’occasione, ha aggiunto, si sarebbe recato presso l’officina insieme a Giacomo Cristello, «amico suo da tempo».

L’officina come punto di stoccaggio per la ‘ndrangheta

Il collaboratore ha infine tracciato un profilo economico dell’arrestato, definendolo «una persona molto benestante, con numerosi immobili», che avrebbe accumulato ricchezza prestando denaro a strozzo. Gli episodi, precisa Bellusci, risalirebbero al periodo successivo alla pandemia da Covid-19 e precedente all’inchiesta Hydra. E spiega, infine: «Certo, facevamo soprattutto da intermediari perché, se avevamo bisogno di una pistola, non è che era un problema trovarla, anche che non ne avevo a portata di mano, in due secondi andavo dalla persona che ce le dava e la prendevo, non era un problema».
Il sequestro dell’arsenale rappresenta uno dei principali riscontri alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia. Un tassello che, secondo gli investigatori, rafforza il quadro accusatorio sul ruolo dell’officina come punto di stoccaggio delle armi del locale di ’ndrangheta, come indicato dal pentito Bellusci. Il materiale rinvenuto è stato posto sotto sequestro e confluirà negli atti dell’inchiesta, mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire la rete di approvvigionamento e i collegamenti con il locale di ’ndrangheta di Legnano. (g.curcio@corrierecal.it)

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