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Referendum giustizia, Nordio: «Probabile a marzo»

Il ministro attacca l’Anm: «Ha paura del confronto»

Pubblicato il: 02/01/2026 – 7:57
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Referendum giustizia, Nordio: «Probabile a marzo»

La data del referendum sulla riforma della giustizia non è stata ancora fissata, ma «presumibilmente sarà nella seconda metà di marzo». Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia Carlo Nordio in un’intervista al Corriere della Sera. Alla domanda se il governo intenda accelerare i tempi per timore che i sondaggi – oggi favorevoli al Sì – possano cambiare, il Guardasigilli ha replicato: «Semmai è il contrario. Siamo convinti che più informiamo gli elettori sul contenuto e sull’importanza di questa riforma, più li porteremo alle urne, con risultati positivi». Quanto al ruolo del Quirinale, Nordio ha chiarito che «resta il nostro interlocutore più autorevole, soprattutto su temi così delicati», aggiungendo però che in questo caso le valutazioni del governo sono state influenzate «dalla novità dell’iniziativa di raccolta firme promossa da privati cittadini». Il ministro è poi tornato sul mancato confronto con l’Associazione Nazionale Magistrati, attribuendone la responsabilità proprio all’Anm: «Io ho chiesto un confronto “uno a uno”. Prima ha rifiutato il presidente Parodi, poi il segretario Maruotti e infine tutti gli altri. All’inizio dicevano di non voler politicizzare il dibattito. Poi, visto che avevano partecipato a incontri con esponenti politici, hanno corretto il tiro: va bene discutere con i politici, ma non con rappresentanti del governo. Se non vengono, vuol dire che hanno paura del confronto con me». Secondo Nordio, la scelta dell’Anm di costituire un comitato per il No rappresenta già «un atto politico», in contraddizione con il rifiuto del faccia a faccia: «Presumo – e auspico – che per coerenza non si confrontino con nessun altro esponente di partito. Altrimenti significherebbe che temono un dibattito pubblico con il ministro della Giustizia. Da parte mia sono pronto anche domani». Il Guardasigilli ha poi annunciato l’uscita imminente di un libro dedicato al referendum: «Rispondo a tutte le obiezioni che mi sono state rivolte in Parlamento e alle quali non ho replicato». Alla critica di chi vede in questa scelta una svalutazione del ruolo dell’Aula, Nordio replica: «Avrei risposto, ma si sarebbe riaperto un dibattito infinito. E soprattutto il prossimo Csm sarebbe stato rieletto con i vecchi criteri. È questo che terrorizza: non la separazione delle carriere, ma il sorteggio». Infine, il ministro respinge con forza le accuse rivolte alla riforma: «Mi hanno dato del piduista, del mafioso, del demolitore della Costituzione. Finché lo fa la politica lo accetto, ma se lo fanno i magistrati no. Allora Barbera, Vassalli e Cassese sarebbero tutti piduisti? La riforma non stravolge la Costituzione e non è punitiva: è la naturale conseguenza del processo penale voluto da Vassalli. Attribuirle un significato politico è improprio e pericoloso, soprattutto per la magistratura». Da qui l’auspicio conclusivo: «Serve un dibattito aperto, anche acceso, ma sempre nei limiti della ragionevolezza». (redazione@corrierecal.it)

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