Crans-Montana, l’eroe calabrese che ha salvato decine di ragazzi dall’incendio
Il racconto di Paolo Campolo, l’analista finanziario italosvizzero

Si chiama Paolo Campolo, è un analista finanziario con origini calabresi, di Reggio Calabria, ma che vive insieme alla famiglia a Crans Montana, teatro della strage di Capodanno dove oltre 40 persone sono morte a causa di un incendio. È stato tra i primi ad arrivare davanti a “Le Constellation”, il locale in cui è avvenuta la tragedia, e senza esitazioni si è gettato tra le fiamme salvando dozzine di ragazzi. «Mi sono precipitato subito in strada con un estintore» racconta Paolo, che oggi è ricoverato per intossicazione, al Messaggero. In quel locale ci sarebbe dovuta andare anche sua figlia Paolina: «Era tornata da Ginevra e prima di uscire è passata a salutarci. Per colpa nostra ha fatto tardi, un ritardo che le ha salvato la vita. Poi è uscita per raggiungere il fidanzato che era già dentro con gli amici, la aspettava dietro la porta». È stata lei a chiamarlo ed avvisarlo della strage in corso: «C’erano ormai poche fiamme, ma tanto fumo denso. La combustione è stata rapidissima ma dentro non c’era più ossigeno. Ho visto mia figlia fuori in stato di shock che aspettava il fidanzato, è riuscito a salvarsi per pochi secondi ma è ricoverato in condizioni gravissime con ustioni pesanti. Lei si è salvata per una incredibile concatenazione di eventi. Un attimo prima o dopo e sarebbe morta».
Il drammatico racconto
Così – racconta – Paolo chiama i soccorsi, ma cerca un modo per entrare. Una porta sul retro, ma attraverso il vetro «vedevo piedi e mani, corpi a terra». Insieme ad un altro soccorritore hanno sfondato la porta e, senza pensarci, sono entrati dentro, trovandosi di fronte ad una drammatica situazione: «Ci sono caduti addosso diversi corpi. Di ragazzi vivi, ma ustionati. Alcuni coscienti, altri no. Chiedevano aiuto in varie lingue, anche in italiano. Non ho pensato al dolore, al fumo, al rischio. Ho estratto a mani nude i ragazzi. Erano vivi, ma feriti e alcuni gravemente intossicati». In tanti della città hanno cercato di dare una mano: «I bar vicini sono diventati hub sanitario, in mezzo all’orrore quella umanità non la dimenticherò mai».
Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato