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Il marchio Unesco e il Sud del gusto, la scommessa Calabria

Il riconoscimento può amplificare il peso delle eccellenze regionali nella competizione turistica e agroalimentare

Pubblicato il: 03/01/2026 – 11:01
di Clemente Angotti
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Il marchio Unesco e il Sud del gusto, la scommessa Calabria

CATANZARO La cucina italiana, nella sua interezza, è patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Ottima notizia per il Paese. E per la Calabria? Avrà un ruolo o, almeno, potrà il territorio, dagli esperti collocato tra i luoghi elettivi della dieta mediterranea, ricavare benefici da questo riconoscimento? Quella che si apre per la regione più estrema dello Stivale, con l’arrivo del nuovo anno, potrebbe rappresentare in potenza, come per tante altre realtà regionali del Paese, senz’altro una opportunità. In particolare, se il traguardo raggiunto, riuscisse a saldarsi con la straordinarietà dei prodotti agroalimentari che la caratterizzano e con i numeri in crescita esponenziale, sebbene in termini comunque relativi, dell’export calabrese che vede proprio il settore agroalimentare alla stregua di uno dei suoi principali avamposti economici.
La deliberazione all’unanimità della ventesima sessione Comitato intergovernativo dell’Unesco, riunito nelle scorse settimane a New Delhi, in India, e che ha definito la cucina italiana come una “miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie” e “un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda”, potrebbe aprire indubbiamente, al di là dell’enfasi in certi casi apparsa anche un po’ eccessiva, scenari di un certo interesse anche per il settore primario calabrese che si fonda su alcune riconosciute e apprezzate eccellenze. A dare conforto a questa tesi sono anche alcuni significativi numeri di riferimento. L’anno scorso il turismo enogastronomico in Italia ha generato un business pari a 40,1 miliardi di euro, con una crescita del 12% rispetto al 2023 e con un aumento di quasi il 50% rispetto al giro d’affari del 2014. Confesercenti ha inoltre stimato, in un recente studio, che il turismo in Italia potrebbe crescere dell’8%, nel biennio a venire, con 18 milioni di nuovi pernottamenti all’anno.
Prospettive da tenere presenti e foriere di ulteriore sviluppo, a seguito di questo importante traguardo, che si potrebbero riverberare anche e soprattutto in ambito turistico: è calcolato che il riconoscimento Unesco è in grado di orientare masse enormi di visitatori. In ragione di ciò sarà possibile creare anche nuovi e inediti spazi per l’ospitalità calabrese, aspetto peculiare che non può non fondare alcune delle sue prerogative proprio sul paniere delle produzioni identitarie calabresi. Ci riferiamo a must come la ‘ndujia, diventata da tempo ambasciatrice di calabresità fuori dai confini regionali, e oltre. O come riconosciute e celebrate dop: i pecorini del Crotonese e del Monte Poro ma anche autentiche rarità come il bergamotto di cui si fa largo uso nelle cucine dei più grandi chef o di eccellenze riconosciute come il cedro che tinteggia l’alta costa tirrenica cosentina. Ad avvalorare a queste tesi anche le risultanze dell’ultimo aggiornamento congiunturale della Filiale di Catanzaro di Bankitalia secondo cui nel primo semestre del 2025 le performance dell’industria alimentare e dei prodotti dell’agricoltura fanno registrare incrementi rispettivamente dell’11 e del 13 per cento, assegnando ai due comparti in questione quasi la metà del valore dell’export regionale nel semestre. E, ancora, quelli resi noti da Confartigianato che incrociando i dati di fatturato per addetto e occupazione ha stimato che in Calabria per l’artigianato dell’alimentare, delle bevande e della ristorazione, un fatturato complessivo di 517 milioni di euro, pari all’1,6% del totale nazionale. Mettendo a segno, tra luglio 2024 e giugno 2025, per le esportazioni calabresi di alimentari e bevande 391 milioni di euro, incidendo per il 144,9% sull’export manifatturiero regionale e assegnando la quota in percentuale più alta registrata tra tutte le regioni italiane.
Risultati merito anche della cosiddetta Dop economy. Fondazione Symbola ricorda che l’Italia, con 856 denominazioni protette, è prima in Europa per prodotti agroalimentari e vitivinicoli registrati: per l’esattezza, 584 Dop, 268 Igp e 4 Specialità tradizionali garantite (Stg). Ambito in cui la Calabria non sfigura potendo vantare un bouquet di eccellenze che va dai salumi Capocollo, Pancetta, Salsiccia e Soppressata di Calabria Dop, agli oli Evo come Alto Crotonese, Bruzio e Lametia, ai formaggi come il Pecorino del Monte Poro, il Caciocavallo Silano e il pecorino crotonese, alla Cipolla Rossa di Tropea, al Bergamotto di Reggio Calabria (olio essenziale), il Limone di Rocca Imperiale e la Clementina di Calabria, oltre a dolci come il Torrone di Bagnara. Un ‘tesoro’ concentrato soprattutto nelle aree meno urbanizzate, se è vero che il 93% delle produzioni tipiche nazionali nasce nei comuni italiani con meno di cinquemila abitanti, contribuendo così a sostenere l’economia dei territori. (redazione@corrierecal.it)

*La foto in copertina è del “Ristorante La Collina”

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