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Audio offensivo corre nelle chat. Putiferio politico al Comune di Lamezia Terme

Un messaggio vocale attribuito al sindaco Murone e diventato virale fa scoppiare un caso nella maggioranza mentre l’opposizione va all’attacco del primo cittadino

Pubblicato il: 07/01/2026 – 17:36
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Audio offensivo corre nelle chat. Putiferio politico al Comune di Lamezia Terme

LAMEZIA TERME Bufera politica a Lamezia Terme dopo la diffusione di un audio attribuito al sindaco Mario Murone, audio che ha fatto il giro delle chat e che sta sollevando un polverone. Nel messaggio vocale attribuito al primo cittadino lametino si dice testualmente: «Le illuminazioni di Sant’Eufemia? Non ci sono più commenti? Si sono zittiti questi straccioni?». Il riferimento è alle polemiche scoppiate nei giorni scorsi dopo che numerosi cittadini di Sant’Eufemia avevano criticato la carenza di luminarie natalizie e addobbi nel popoloso quartiere nel periodo di dicembre e delle feste natalizio. L’audio è diventato virale suscitando le vibrate proteste soprattutto dell’opposizione di centrosinistra.

La posizione di Murone

Secondo quanto si apporende da fonti del centrodestra, a chi gli ha chiesto conto Murone avrebbe negato che l’espressone “straccioni” fosse riferita ai cittadini di Sant’Eufemia volendosi invece riferire ad esponenti politici della città. Murone avrebbe anche detto di aver inviato l’audio incriminato in una chat ristretta ai componenti della sua Giunta e avrebbe deciso di convocare d’urgenza i suoi assessori, aspettandosi le dimissioni del presunto responsabile della diffusione, o, nel caso di mancate dimissioni, annunciandone la rimozione.

All’attacco l’opposizione

All’attacco l’opposizione. «Restiamo veramente attoniti – scrivono il segretario del Pd di Lamezia Vittorio Paola, Il presidente dem Luigi Muraca, il capogruppo, Fabrizio Muraca, Il segretario Giovani Dm, Angelo Curcio- nel leggere le dichiarazioni del sindaco della nostra città. I cittadini dell’ex Comune di Sant’Eufemia l’hanno premiato con un enorme consenso e, a distanza di pochi mesi, Murone li apostrofa in malo modo, definendoli “straccioni”. È questo il profilo istituzionale del Sindaco di Lamezia, in questa elegante espressione è racchiusa la sua raffinata cultura democratica. La deriva di una destra autocratica, allergica al confronto, è arrivata a Lamezia nella forma più rozza, più consona ad un bar di periferia che ad un esponente delle istituzioni. Purtroppo, nella goffa concezione dei “Trump de noantri”, i cittadini sono sudditi, non hanno il diritto al dissenso e devono subire le peggiori iniquità. Noi non ci stiamo e diciamo che il Pd sarà sempre a fianco dei cittadini di Sant’Eufemia a difesa della loro dignità di pensiero e di parola e sarà sensibilissimo alle loro aspirazioni di crescita e sviluppo». A sua volta, Gennarino Masi, consigliere comunale del Pd, ha commentato: «La diffusione dell’audio del Sindaco di Lamezia Murone, testimonia e conferma il forte decadimento del confronto politico e lo svilimento dei ruoli istituzionali. Nel tentativo di mettere una pezza giustificativa, sostenendo che “straccioni” non fosse riferito ai cittadini, bensì agli esponenti politici locali, il sindaco ha ulteriormente aggravato la sua posizione nel manifestare disprezzo nei confronti della politica. La convocazione d’urgenza della Giunta comunale, non per affrontare il tema della sicurezza, anche alla luce dell’ultimo episodio di cronaca nei confronti di una scuola pubblica, bensì per individuare il colpevole della diffusione dell’audio e revocarlo dall’incarico di assessore, da una parte trasuda tracotanza e protervia dall’altra manifesta tutta la sua debolezza politica». Quindi, Anna Vitale, segretaria cittadina e consigliere comunale di Azione: «Il linguaggio utilizzato dal primo cittadino non è un dettaglio. Che fosse rivolto ai cittadini o a esponenti politici che, legittimamente, esercitano il proprio ruolo di opposizione, conta fino a un certo punto: la misura richiesta a chi amministra non è facoltativa e l’esempio deve partire dall’alto. Non si tratta soltanto di una scivolata di stile. Parole di questo tipo rivelano un’impostazione, un’idea di confronto pubblico e di relazione con la comunità che non possiamo condividere, perché indebolisce il clima civile e logora la qualità del dialogo. In questo contesto non convince la scelta di minimizzare. Al contrario, sarebbe un segnale chiaro e doveroso presentare pubbliche scuse alla città, ristabilendo un livello di comunicazione coerente con la funzione istituzionale». (redazione@corrierecal.it)

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