Il futuro della sanità? L’empatia artificiale
Si tratta di strumenti hi-tech in grado di imitare anche l’interazione interpersonale

ROMA Il futuro delle nuove tecnologie in sanità avrà un volto sempre più umano. Dopo l’intelligenza artificiale si lavora sull’empatia artificiale, cioè su strumenti hi-tech in grado di imitare anche l’interazione interpersonale. A fare il punto sono gli scienziati autori di una revisione pubblicata sulla rivista ‘Cyborg and Bionic Systems’. Giochi multiplayer che rafforzano le connessioni sociali in tempo reale, robot sociali, agenti virtuali che simulano interazioni simili a quelle tra persone: è sempre più frequente il debutto in corsia di nuove macchine in camice. Macchine sempre più ‘amichevoli’. A livello globale i sistemi sanitari, osservano i ricercatori, si trovano ad affrontare una carenza di personale di gravità crescente, il che crea un’urgente necessità di tecnologie in grado di supportare o potenziare i ruoli umani. Tuttavia, gran parte della ricerca esistente enfatizza il supporto funzionale ai compiti, trascurando l’impatto emotivo che gli esseri umani contribuiscono a fornire. Un vuoto che si fa sentire particolarmente nei contesti di cura, in cui l’empatia e il supporto emotivo sono fondamentali per il benessere del paziente, ragionano gli esperti. In riabilitazione, ad esempio, i robot possono fornire un training altamente ripetibile e standardizzato, ma sono ancora ‘insufficienti’ rispetto ai terapisti umani. Un ‘ingrediente chiave’ mancante è il beneficio affettivo che tipicamente deriva dall’interazione interpersonale durante la terapia, che finora è stato sottovalutato e rimane difficile da integrare nei sistemi tecnologici. L’interazione interpersonale può rafforzare il rapporto paziente-medico e migliorare la soddisfazione, la fiducia, l’aderenza alle terapie e i risultati clinici, ma le risorse limitate rendono difficile sostenere un’interazione empatica costante e di alta qualità. E qui emerge il valore di quella che gli autori della review definiscono ‘empatia artificiale’, cioè “la capacità di una macchina di percepire, interpretare e simulare risposte empatiche durante l’interazione uomo-macchina, implementata tramite riconoscimento e risposta” di tipo “algoritmico, piuttosto che tramite un’esperienza affettiva genuina”, spiega l’autore Tianyu Jia, ricercatore dell’Imperial College di Londra. “Questa revisione – illustra – esamina le principali piattaforme (giochi multiplayer, robot sociali e agenti virtuali) e il modo in cui integrano l’interazione interpersonale per promuovere l’empatia artificiale nella terapia e nell’assistenza sanitaria”.