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Inchiesta “Hydra”

‘Ndrangheta, il supporto da Guardavalle al locale di Legnano. Il pentito: «Solo dopo ho capito di appartenere ad un sistema»

Bellusci alias “Occhi Celesti” ai pm di Milano racconta di Massimo Rosi e delle sue amicizie: «Per me era come un libro aperto, mi diceva tutto»

Pubblicato il: 07/01/2026 – 11:33
di Giorgio Curcio
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‘Ndrangheta, il supporto da Guardavalle al locale di Legnano. Il pentito: «Solo dopo ho capito di appartenere ad un sistema»

LAMEZIA TERME «Non so come dirglielo. A me sembrano tutte cose surreali. Sì, sapevo che c’era la ’ndrangheta, che esisteva, però un conto è sentirlo dire e un conto è quando ci sei dentro». È uno dei passaggi chiave delle dichiarazioni rese ai pm della Dda di Milano dal nuovo collaboratore di giustizia Francesco Bellusci, alias “Occhi celesti” (cl. ’87) di Cuggiono.
Ai magistrati il pentito, le cui dichiarazioni sono state acquisite nel maxiprocesso nato dall’inchiesta “Hydra”, racconta i primi contatti con l’ambiente ’ndranghetista del locale di Legnano. «Io quando mi sono reso veramente conto di far parte di qualcosa è stato quando ho parlato con Pachi: lì ho capito che appartenevo davvero a un sistema. Prima, per me, era una cosa normalissima…».
Alla domanda del pm su cosa intendesse con “normalissima”, Bellusci chiarisce: «Era una cosa che, rispetto a quello che facevo prima con Cutrì, si era evoluta. Io nel frattempo ero cresciuto e facevo le cose da persona un po’ più grande». Anche perché, aggiunge, «dopo sono stato affiliato e la cosa vera l’ho vista lì: è lì che mi sono reso conto davvero».

I contatti con Massimo Rosi

Bellusci distingue nettamente tra i diversi livelli dell’ambiente criminale che frequenta all’epoca dei fatti raccontati ai pm. «La serietà e la portata che hanno non è quella di un Filippo Sergi che gioca a carte bevendo una birra, o di Giacomo Cristello che spara minchiate. Massimo Rosi, invece, è una persona molto seria, anche se è un megalomane nel parlare e nel fare». Un aspetto, quello della propensione a parlare troppo, che il collaboratore sottolinea più volte con i pm. «Aveva già parlato troppo. Mi aveva raccontato vita, morte e miracoli della sua vita», spiega. «Mi ha detto che ’sto Santarcieri aveva formato il Locale, che era il suocero suo. Mi raccontava che aveva un parco giochi vicino al mercato di Legnano e che con Stefano Scatolini era molto amico». In sostanza, racconta Bellusci, «Rosi si fidava di me, però è un libro aperto. È una persona che, appena ti vede e magari hai qualche soldo, ti vuole spolpare, ti vuole tenere vicino. Poi, quando non gli servi più, ti usa».

La vicinanza di “quelli di Guardavalle”

Il racconto prosegue con altri nomi e collegamenti. «Un giorno accompagno Rosi in Canazza e mi dice: “Vieni, ti faccio conoscere una persona”». Bellusci racconta che quell’uomo abitava lì con la madre: «Io a mezzogiorno mangio lì e mi presenta Franco Ciccino, una persona di Guardavalle. Uno che appartiene a Guardavalle, anche se allora non avevo capito bene: queste cose le ho approfondite solo adesso». Il collaboratore spiega che «Ciccino è con Alessio Novella, perché anche Alessio Novella è di Guardavalle. Io queste cose avrei dovuto iniziare a capirle: è vicino anche al Locale di Legnano, in supporto». E aggiunge una valutazione netta: «Per quanto ne so, Francesco Ciccino è una persona molto pericolosa».
Secondo Bellusci, Rosi glielo presenta poco dopo essere uscito dal carcere. «Mi dice: “Questo è un amico mio, uno che… ti faccio iniziare a conoscere un po’ di persone”». È in quel periodo che, racconta, Massimo Rosi gli chiarisce meglio i rapporti: «Mi dice: “Lui è di Guardavalle, però è con noi”. “Con noi” inteso come locale di Legnano». Bellusci riferisce anche delle domande che Ciccino gli avrebbe rivolto e di incontri più riservati, in luoghi appartati. «Alla fine però Massimo mi raccontava tutto», spiega. «Mi diceva che Ciccino era con loro, ma che apparteneva ad Alessio. Anche se poi era con noi, perché – mi diceva – la buonanima di Novella era pure con noi e io dovevo stare vicino a Novella. Insomma, tutte queste cose qua…». (g.curcio@corrierecal.it)

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