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Economia sociale: il modello cooperativo avanza, ma l’impresa calabrese resta a metà strada

È quanto emerge dal Rapporto realizzato dalla Banca di Credito Cooperativo Mediocrati e da Confcooperative Calabria, con la collaborazione scientifica di Demoskopika

Pubblicato il: 12/01/2026 – 13:03
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Economia sociale: il modello cooperativo avanza, ma l’impresa calabrese resta a metà strada

COSENZA Oltre sette imprese calabresi su dieci riconoscono all’economia sociale un impatto concreto sul benessere e sullo sviluppo sostenibile dei territori, mentre quasi una su tre dichiara di conoscerne già i principi di base. La consapevolezza e l’adesione risultano nettamente più avanzate nel sistema cooperativo, che si conferma un passo avanti rispetto alle imprese profit sia sul piano culturale sia su quello operativo. Tuttavia, “tra il dire e il fare”, solo sei imprese su dieci traducono questi valori in scelte strategiche strutturate, evidenziando un divario ancora da colmare
Al centro dell’agire imprenditoriale emergono la persona, il lavoro e la sostenibilità ambientale, ma la loro applicazione resta disomogenea. La transizione ecologica procede a ritmo lento e la governance inclusiva non è ancora una pratica diffusa. Criticità significative riguardano anche il benessere organizzativo, con appena un’impresa su quattro che ha attivato misure strutturate di welfare aziendale; e la parità di genere, inoltre, risulta ancora debole nei consigli di amministrazione, caratterizzata da forti differenze settoriali e territoriali. L’Indice di Sviluppo dell’Economia Sociale e Civile (ISEC), ideato per misurare in modo sintetico e comparabile il livello di adesione delle cooperative e delle imprese ai valori dell’economia sociale e civile nei diversi contesti territoriali, conferma un’adesione complessivamente discreta (46 su 100), con la governance come punto di forza e la misurazione dell’impatto come principale area di fragilità.
Sullo sfondo, un clima di fiducia prudente e segnato da un moderato pessimismo continua a frenare investimenti e crescita, rafforzando l’urgenza di trasformare il potenziale espresso in cambiamento strutturale.
È quanto emerge dal Primo Rapporto sull’Economia Sociale e la Cooperazione, realizzato dalla Banca di Credito Cooperativo Mediocrati e da Confcooperative Calabria, con la collaborazione scientifica di Demoskopika.
«Il primo Rapporto sull’Economia Sociale e la Cooperazione in Calabria – dichiara Nicola Paldino, presidente della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati – si inserisce nel solco dell’impegno che la Banca di Credito Cooperativo Mediocrati assume verso il territorio e le comunità che rappresenta. È un contributo scientifico e culturale di grande valore, capace di restituire una visione aggiornata e comparativa, profondamente radicata nella tradizione dell’economia civile del nostro Paese. Riscoprire figure come Antonio Serra – precisa Nicola Paldino – significa ricordare che la ricchezza di un territorio nasce dalla qualità delle istituzioni, dall’organizzazione economica e dalla cooperazione tra le persone.
I dati confermano una forte sintonia tra il modello cooperativo e i valori dell’economia sociale, con oltre il 72% delle imprese che riconosce un impatto positivo sullo sviluppo e percentuali che sfiorano il 90% nel mondo cooperativo. In un contesto complesso come quello calabrese – conclude Nicola Paldino – l’economia sociale rappresenta oggi un presidio essenziale di coesione, sostenibilità e sviluppo orientato al bene comune».
«La ricerca – dichiara Camillo Nola, presidente di Confcooperative Calabria – offre una lettura approfondita delle dinamiche che caratterizzano il movimento cooperativo calabrese e, più in generale, l’ecosistema dell’economia sociale regionale. In una fase storica segnata da sfide economiche e sociali complesse, emerge con chiarezza il valore qualitativo che le cooperative generano quotidianamente nei territori, soprattutto nelle aree più fragili. Il riconoscimento dell’economia sociale a livello europeo e nazionale – sottolinea Camillo Nola – apre prospettive importanti per uno sviluppo più equo, sostenibile e radicato nelle comunità. In questo quadro, – conclude Camillo Nola – la Calabria, con le sue peculiarità identitarie e con la presenza diffusa di aree interne, può individuare nell’economia sociale una leva essenziale per attivare processi di crescita inclusiva».
«Lo studio – dichiara Nino Floro, direttore scientifico di Demoskopika – è stato concepito come uno strumento analitico per leggere, su basi comparabili, il posizionamento delle cooperative e delle imprese delle calabresi rispetto ai valori dell’economia sociale e civile. L’indagine, condotta su un campione rappresentativo delle cinque province, evidenzia differenze territoriali significative e una diversa maturità culturale e istituzionale. Le elaborazioni dell’Indice di Sviluppo dell’Economia Sociale e Civile (ISEC) – conclude Nino Floro – confermano inoltre una maggiore aderenza del sistema cooperativo rispetto alle imprese profit in tutte le principali dimensioni analizzate, dalla governance inclusiva al radicamento territoriale».

Consapevolezza: oltre il 30% delle imprese conosce l’economia sociale, per cooperative livello al 62%

Il 30,8% delle imprese calabresi dichiara di possedere almeno una conoscenza di base dell’economia sociale. Una consapevolezza che costituisce un segnale incoraggiante, poiché testimonia l’esistenza di una sensibilità diffusa, seppur preliminare, verso un modello economico alternativo e valoriale. In altri termini, quasi un’impresa su tre non percepisce l’economia sociale come un elemento estraneo, ma riconosce la sua rilevanza. Il dato risulta ancora più marcato se si considerano le differenze tra tipologie d’impresa: le cooperative registrano un livello di conoscenza pari al 62,0%, più del doppio rispetto alle aziende profit (30,3%). E, inoltre, tra gli intervistati appartenenti alle cooperative, oltre 3 su 10 dichiarano di conoscerla abbastanza (25,0%) o molto bene (8,0%).

Impatto: per oltre 7 imprese su 10 l’economia sociale incide su benessere e sviluppo sostenibile

Ma quanto impatta l’economia sociale su benessere, crescita socio-economica e sviluppo sostenibile del territorio? Ben 7 imprese su 10 attribuiscono all’economia sociale un impatto “molto” (19,7%) o “abbastanza” (52,4%) significativo sul benessere e sulla sostenibilità del territorio, ipotizzando non solo una conoscenza crescente del concetto, ma anche una percezione diffusa della sua utilità concreta per lo sviluppo locale. Se si sposta, inoltre, l’analisi delle differenze tra le varie forme d’impresa, emergono alcune evidenze più che significative: il sistema cooperativo manifesta un livello di adesione ai principi dell’economia sociale decisamente più alto: circa 9 intervistati su 10 (89%) riconoscono un impatto “molto” (44,0%) o “abbastanza” (45,0%) rilevante, a fronte del 71,8% rilevato tra le imprese profit. Orientamento che rafforza l’ipotesi che le cooperative possano fungere da laboratorio privilegiato per diffondere pratiche imprenditoriali ad alto impatto sociale e ambientale, contribuendo così ad accelerare la transizione verso un paradigma di sviluppo più inclusivo e sostenibile.

“Tra il dire e il fare”: i principi dell’economia sociale adottati da 6 imprese su 10

Più di 6 intervistati su 10 (60,9%) ritengono che la propria impresa applichi “molto” (11,3%) o abbastanza (49,7%) i principi dell’economia sociale nelle scelte strategiche. Questo dato suggerisce una diffusione significativa dei valori dell’economia sociale a livello strategico, pur evidenziando margini di rafforzamento per consolidarne la piena adozione. L’analisi del dato dal punto di vista della tipologia di impresa evidenzia come le cooperative mostrino un livello di adesione ai principi dell’ES decisamente più alto rispetto alle aziende profit: il 73% delle cooperative dichiara di applicare “abbastanza” o “molto” tali principi, contro il 60,8% delle aziende profit. Di contro, tra le aziende profit è più alta la quota di chi dichiara un’applicazione scarsa o nulla (28,5% rispetto al 20% delle cooperative).

I valori nella “cassaforte” dell’economia sociale: persona, sostenibilità e dimensione relazionale

 Sono tre gli assi portanti che sintetizzano la visione valoriale prevalente tra le imprese: la centralità della persona e del lavoro, l’orientamento alla sostenibilità di lungo periodo e la dimensione relazionale e comunitaria. Il primo asse, legato alla persona, si esprime soprattutto attraverso l’importanza attribuita alla centralità e dignità del lavoratore (61,1%), allo sviluppo del capitale umano (39,8%) e all’impegno per l’equità, l’inclusione e le pari opportunità (36,2%). Il secondo asse, centrato sulla sostenibilità, raccoglie l’attenzione all’ambiente (50,9%) e, seppure in misura minore, la ricerca di un equilibrio tra profitto e impatto sociale (19,2%). Il terzo asse, infine, richiama la dimensione relazionale e territoriale: quasi la metà degli intervistati (45,3%) valorizza la collaborazione con la comunità locale e le istituzioni, mentre circa un terzo (29,5%) sottolinea l’importanza delle reti e delle partnership strategiche.

Tutela ambientale: una realtà calabrese su due investe in sostenibilità, ma resta ampio il margine di crescita

Circa la metà delle realtà calabresi intervistate (48,6%) dichiara di adottare interventi a favore dell’ambiente: in modo strutturato e continuativo nel 29,9% dei casi, oppure in forma occasionale nel 18,7%. Un ulteriore 30,1% afferma di non aver previsto alcun intervento (21,8%) o, pur non avendo ancora agito in tal senso, di avere iniziative in fase di programmazione (8,3%). Resta infine una quota del 21,4% per la quale tali pratiche risultano non applicabili o non pertinenti rispetto alla propria attività. Tra le molteplici dimensioni della sostenibilità ambientale, l’efficientamento energetico e la riduzione delle emissioni costituiscono due ambiti strategici su cui si gioca la capacità delle imprese di contribuire alla transizione ecologica. I dati rilevati tracciano uno scenario tutto in salita per il tessuto imprenditoriale calabrese: circa un’impresa su quattro (25,5%) dichiara di aver già attuato interventi di efficientamento energetico e di riduzione delle emissioni; sul versante opposto, il 47,1% delle imprese si colloca in una posizione di mancata attuazione concreta di misure di efficientamento. È presente infine una quota di imprese (27,3%) che giudica il tema non applicabile alla propria attività.

Orientamenti manageriali: ben il 55% dei capi d’azienda non ha attivato una “governance inclusiva”

Il 54,9% ha indicato di non aver mai attivato azioni di coinvolgimento. Di queste, la percentuale più alta, pari al 32,6%, riguarda le imprese che non sono interessate, al momento, ad attivare forme di coinvolgimento. Questa posizione di chiusura rispetto al principio della partecipazione interna, potrebbe derivare in alcuni casi da una concezione dell’impresa come entità gerarchica, in cui le decisioni strategiche sono centralizzate e la funzione dei lavoratori è considerata esecutiva. Al contrario, il restante 45,1% del campione ha risposto positivamente, dichiarando di aver effettivamente messo in atto azioni concrete volte al coinvolgimento dei lavoratori.
Parziale apertura, inoltre, anche ai processi di collaborazione con partner locali. Alla domanda se l’impresa abbia mai collaborato con partner locali o adottato criteri legati alla responsabilità territoriale e ambientale nella scelta dei soggetti con cui intrattiene rapporti economici, il 44,8% degli intervistati ha risposto positivamente a fronte di un più che significativo 55,2% delle imprese che non ha ancora attivato alcuna forma di coinvolgimento degli stakeholder.

Welfare aziendale: solo 1 impresa su 4 adotta misura per il benessere organizzativo

Nonostante la crescente attenzione al tema del benessere nei contesti organizzativi, i dati evidenziano un quadro ancora fortemente sbilanciato. Solo il 23,4% delle imprese dichiara di aver già attivato un piano di servizi dedicato alla salute e al benessere dei lavoratori. A questa quota si aggiunge un ulteriore 6,3% di imprese che sta pianificando interventi in tal senso. Tuttavia, la netta maggioranza, pari al 70,4%, non ha ancora previsto alcuna iniziativa specifica. Fra le pratiche di benessere organizzativo più diffuse emergono le opportunità di lavoro flessibile adottate da oltre la metà delle imprese (54,6%). Seguono, con percentuali più contenute, la prevenzione dei rischi e l’attenzione all’ergonomia del lavoro (43,0%) e la concessione di benefit ai dipendenti (32,1%).

Parità di genere: presenza femminile nei CdA ancora limitata, con forti differenze settoriali e territoriali

Alla domanda “Nel vostro consiglio di amministrazione vi sono rappresentanti femminili?”, il 23,2% delle imprese ha risposto affermativamente, mentre il 22,0% ha dichiarato di non avere alcuna presenza femminile. La maggioranza relativa del campione (54,8%) ha invece indicato di non avere un consiglio di amministrazione, ma un amministratore unico. Analizzando i dati disaggregati relativi alla presenza femminile nei consigli di amministrazione, emergono alcune differenze tra settori, territori e tipologie di impresa. Con riferimento ai settori economici, la presenza femminile nei Consigli di amministrazione risulta più elevata nel commercio (28,4%) e nelle costruzioni (28,1%), mentre si attesta su valori più contenuti nei servizi (18,1%) e in agricoltura (17,6%). Dal punto di vista territoriale, la provincia di Vibo Valentia registra la quota più alta di Consigli di amministrazione con presenza femminile (36,8%), seguita da Reggio Calabria (23,6%). Il valore più contenuto si osserva a Cosenza (20,8%), insieme a Crotone e Catanzaro che presentano valori simili rispettivamente con 22% e 22,2%.

Misurazioni: indice ISEC fotografa adesione discreta all’economia sociale e civile, governance punto di forza ma sistema ancora da consolidare

Per offrire una lettura chiara e comparabile del posizionamento delle imprese rispetto ai valori dell’Economia Sociale e Civile è stato elaborato dai ricercatori l’ISEC, Indice di Sviluppo dell’Economia Sociale e Civile, uno strumento sintetico e innovativo elaborato in riferimento a sette aree fondamentali: conoscenza valoriale, responsabilità ambientale, governance inclusiva, welfare interno, misurazione dell’impatto, collaborazione sistemica e rapporto con la comunità. Con un punteggio medio di 46,0 su 100, l’indice fotografa un’adesione complessivamente “discreta”: i principi dell’economia sociale e civile sono presenti nel sistema imprenditoriale calabrese, ma applicati in modo ancora parziale e non sistemico, con ampi margini di miglioramento. La performance migliore si registra nell’area della governance inclusiva e multi-stakeholder (54,7), seguita dalle pratiche di responsabilità ambientale (50,2) e dal livello di conoscenza dei principi dell’economia sociale e civile (48,4). Più deboli, invece, risultano la responsabilità sociale d’impresa (42,2) e il rapporto con la comunità (38,1), mentre le criticità maggiori riguardano la collaborazione sistemica (37,4) e la formazione e misurazione dell’impatto sociale e ambientale (36,4), che rappresentano, quindi, il principale punto di fragilità del sistema.

Clima di fiducia: prevale il pessimismo tra le imprese calabresi, investimenti e crescita frenati

L’indice di fiducia delle imprese calabresi delinea un clima di moderato pessimismo, segnato da aspettative prevalentemente negative e da una diffusa sensazione di immobilismo. Oltre un’impresa su tre (37,5%) esprime valutazioni negative o molto negative sul quadro congiunturale, a fronte di una quota limitata (14,5%) che intravede segnali di miglioramento, mentre quasi la metà del campione (47,9%) prevede una situazione sostanzialmente invariata. Il dato fotografa una fiducia fragile, ancorata a uno scenario percepito come stagnante, con una marcata asimmetria tra timori e prospettive positive. A pesare maggiormente è il giudizio sulla situazione economica regionale, considerata critica da oltre sei imprese su dieci (61,8%), un elemento che alimenta una sfiducia strutturale nel contesto territoriale e si riflette in una cautela diffusa su investimenti, occupazione e crescita del fatturato.

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