‘Ndrangheta, la caduta di Massimo Rosi nei racconti del pentito. «Era stato allontanato, lo dovevano pure ammazzare»
Le dichiarazioni di Francesco Bellusci nell’inchiesta Hydra svelano fratture e regolamenti di conti interni al gruppo lombardo: cariche tolte, isolamento e una frase choc

MILANO È un passaggio che va oltre la cronaca giudiziaria e apre uno squarcio sulle dinamiche interne al locale di ’ndrangheta di Legnano. È quello della “caduta” di Massimo Rosi, figura di spicco e indagato “eccellente” dell’inchiesta Hydra della Dda di Milano, che ha ricostruito la presenza nel capoluogo lombardo e nel suo hinterland di una mafia “a tre teste”, composta da ’ndrangheta, Cosa nostra e camorra. A raccontare questo retroscena è ancora una volta il collaboratore di giustizia Francesco Bellusci, alias “Occhi Celesti”, in un verbale reso lo scorso mese davanti ai pm della Distrettuale antimafia. Mentre cresce l’attesa per il primo verdetto del processo celebrato con rito abbreviato, il mosaico accusatorio continua a comporsi, mattone dopo mattone. Un racconto che arriva a evocare persino l’ipotesi di una possibile eliminazione di Rosi.
I contrasti con Cristello
Il pentito ricostruisce in particolare un incontro avvenuto qualche anno fa in un bar di Samarate, «il primo bar che aveva Giacomo, però non mi ricordo se lo aveva già venduto o stava giocando…». È lì che Rosi fa il suo ingresso. «Entra, vede tutta ’sta tavolata e dice “Buongiorno a tutti”». La risposta di Giacomo Cristello – «Un attimo» – viene percepita come un affronto. La reazione di Rosi, riferisce Bellusci, è furiosa: «“Un attimo? Cioè, lui mi dice un attimo a me? Lui quando vede me deve saltare dalla sedia. Ma come cazzo si permette?”». E quando riesce a parlare direttamente con Cristello, lo affronta senza mezzi termini: «“Giacomo, ma che maniere sono queste? Guarda che sei tu che devi aspettare me”». Cristello prova a smorzare i toni, invitandolo a «finirla con queste cose». L’incontro prosegue cercando un’intesa su «qualche business di droga o qualche lavoro da fare», racconta Bellusci. Alla fine si arriva a uno scambio minimo: «50 grammi di cocaina, poca roba», precisa il collaboratore, spiegando però che Cristello avrebbe accettato «giusto per accontentarlo e levarselo dai piedi».
«È stato spogliato dalle cariche che porta»
Solo in un secondo momento, però, Bellusci comprende il senso di quell’atteggiamento. È lo stesso Cristello a chiarirgli la situazione: «“Fra’, guarda che questo qua non va bene, è stato allontanato dalla Locale di Legnano”». E aggiunge: «“È stato spogliato dalle cariche che porta”». Parole pronunciate davanti a Filippo Sergi, che rincara la dose con una frase pesantissima: «“Sì, lo dovevano pure ammazzare”», riferita a Rosi. Per Bellusci è uno shock. «Mi trovavo tra l’incudine e il martello – racconta – perché avevo a che fare con Rosi e avevo a che fare con Cristello». In quel contesto, spiega, l’unica figura che gli appariva davvero solida era Franco Ciccino. Nonostante tutto, Bellusci continua ad avere rapporti con Rosi, ma ammette un vuoto temporale: «Ho un buco di memoria, non mi ricordo quando l’hanno arrestato e cosa sia successo dopo». Un passaggio che restituisce l’immagine di una Locale attraversata da fratture interne, dove la perdita di ruolo e cariche può trasformarsi rapidamente in isolamento. E dove, come emerge dal verbale, la linea che separa l’emarginazione dalla violenza appare drammaticamente sottile. (g.curcio@corrierecal.it)
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