Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 7:47
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 6 minuti
Cambia colore:
 

perla di architettura

San Pietro a Maida, quella Spoon River calabrese che rischia di scomparire

Crolla parzialmente una delle cappelle affrescate: l’antico cimitero della “Corda” è a rischio. Appello del Sindaco alla Regione per salvare un tesoro unico in Calabria

Pubblicato il: 18/01/2026 – 6:56
di Daniela Malatacca
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
San Pietro a Maida, quella Spoon River calabrese che rischia di scomparire

SAN PIETRO A MAIDA Se proviamo ad allontanarci dalle strade principali che tagliano la Calabria, per deviare quasi a caso verso un interno mai visto prima, possiamo accorgerci di cose inimmaginabili. Sono scoperte che si fa fatica a spiegare, perché le parole a volte vengono meno; allora diventa più facile recuperare un ricordo letterario che aiuti lo sguardo a decifrare ciò che ha davanti. Ricordate l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters«Dove sono tutti quanti, quelli che dormono sulla collina?». Ecco, immaginate questo se vi trovaste a San Pietro a Maida. Sono proprio qui, poco distante dalla chiesa di Santa Maria del Carmelo, in un antico cimitero monumentale, riconosciuto come bene di interesse storico e culturale, oggi in stato di abbandono. Per secoli ha accolto le sepolture della comunità locale, fino agli anni ’80, cioè fino al trasferimento delle stesse nel nuovo sito. Proprio perché non è mai stato adattato e ampliato, come spesso accade, ha conservato una rarità che oggi coincide, però, con la sua maggiore fragilità.

Chiesa di Santa Maria del Carmelo

Il valore di questo sito è riconosciuto e documentato. Il cimitero del Carmelo, noto anche come “Corda”, è censito dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio come cimitero monumentale e risulta in funzione come luogo di sepoltura almeno dal XIII secolo, con le prime tombe databili al XII secolo. Un arco temporale che lo colloca tra i più antichi complessi funerari documentati in Calabria. La documentazione storica ricostruisce l’origine del sito in relazione alla presenza dei monaci basiliani, che scelsero un luogo volutamente isolato e naturalmente protetto. Un’area nascosta alla vista di chi risaliva dal mare, in particolare durante le incursioni arabe, lontana da strade, passi e sentieri di interesse strategico, adatta a una dimensione di raccoglimento e vita eremitica. Una scelta insediativa che spiega ancora oggi la sensazione di separazione e di silenzio dal resto del mondo.
Una piccola perla di architettura, che si presenta articolata su tre gradoni, ciascuno con una funzione specifica e una propria stratificazione storica. Nel gradone più alto ci sono le cripte più antiche, quelle di maggiore pregio sotto il profilo storico e artistico, decorate con affreschi interni realizzati direttamente su intonaco. È proprio in questa parte del complesso che si registra oggi la maggiore vulnerabilità ed è qui che, nei giorni scorsi, si è verificato il crollo parziale di una delle cappelle.
Nella parte del gradone centrale si trova invece la cappella cimiteriale, con un altare e i resti delle panche laterali. A questo livello si accede attraverso una scalinata a gradoni larghi in pietra locale, la stessa utilizzata per il chiostro della chiesa del Carmelo, che conduce al cancello d’ingresso in ferro battuto, probabilmente di fattura ottocentesca. Il gradone intermedio accoglie cripte e tombe singole, in gran parte risalenti al XV secolo, caratterizzate da elementi architettonici e simbolici di grande interesse. Nel gradone più basso si trovano infine sepolture sotterranee, alcune delle quali con segni evidenti di manomissione e aperture avvenute nel tempo, con i danni conseguenti. Dentro e intorno al piccolo camposanto, straordinarie querce secolari riconosciute come parte integrante del valore del sito. Ma ci sono anche i rovi spinosi e l’edera selvatica che però hanno avvolto parte delle cose, che il Comune provvede periodicamente a ripulire.

«E’ una delle cappelle più antiche e oggi c’è il rischio concreto di perdere tutto»

Di questa fragilità parla il sindaco Domenico Giampà, che segue da anni la vicenda del cimitero del Carmelo che è proprietà del Comune. «Qui non si è mai messo mano – spiega – e questo ha avuto un doppio effetto: da un lato lo ha preservato, dall’altro non lo ha mai messo al riparo dai crolli dovuti alle intemperie e all’abbandono». Il cedimento della cappella affrescata, avvenuto a seguito del maltempo, segna ora un passaggio netto alla condizione, se non si interviene adesso, di punto senza ritorno: «Quella è una delle cappelle più antiche e oggi c’è il rischio concreto di perdere tutto».

Domenico Giampà – Sindaco di San Pietro a Maida

Giampà ricostruisce un percorso amministrativo lungo e complesso. Dal 2019 il Comune invia segnalazioni e schede alla Soprintendenza; sono stati effettuati diversi sopralluoghi, nel corso dei quali il valore e la bellezza del sito sono sempre stati attestati. A mancare, però, sono state le risorse. Anche i tentativi di intercettare bandi ministeriali non hanno avuto esito, mentre il cimitero è rimasto sospeso in una sorta di limbo: formalmente tutelato, ma privo di interventi strutturali. Dal punto di vista storico, il sindaco richiama un altro elemento di unicità del complesso. La chiesa del Carmelo nasce come insediamento di monaci basiliani e il cimitero è parte della lunga continuità d’uso, fatta di sepolture successive che si innestano su quelle preesistenti. Una stratificazione che si legge ancora oggi nelle murature in pietra a secco sottostanti anche alle cappelle più recenti. «In Calabria – osserva – esistono cimiteri con “parti” monumentali. Questo, invece, è un cimitero interamente monumentale, semplicemente dismesso quando è stato costruito quello nuovo».

Il sopralluogo

Nei giorni scorsi è stato effettuato un nuovo sopralluogo da parte della Soprintendenza ABAP per le province di Catanzaro e Crotone, dalla quale ci si attende ora una relazione tecnica dettagliata che l’ente comunale trasmetterà alla Regione Calabria con una formale richiesta di intervento. Un passaggio tutt’altro che secondario, perché la relazione della Soprintendenza non è un semplice verbale descrittivo, ma l’atto tecnico-amministrativo che certifica il danno subito da un bene sottoposto a tutela statale, consentendo di attivare, sul piano amministrativo, le responsabilità di tutela previste dal Codice dei beni culturali. Questo documento è il presupposto necessario per rendere percorribili canali di finanziamento straordinari che un ente locale, da solo, non potrebbe attivare, aprendo alla possibilità di un intervento regionale nell’ambito degli strumenti per lo sviluppo e la coesione (Fondi FSC). In questo modo, una criticità che nasce a livello comunale viene ricondotta correttamente all’interno di un quadro di interesse pubblico più ampio, coerente con la natura vincolata del bene e con il suo riconosciuto valore storico e culturale. È una catena di custodia che, se si spezza, può tradursi non solo in una perdita culturale, ma anche in un venir meno ai doveri istituzionali.
Da qui l’appello pubblico, lanciato dai suoi social, rivolto al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, affinché si attivi l’intervento di messa in sicurezza. Secondo il sindaco, non servirebbero neanche cifre importanti: basterebbero risorse contenute (ipotizza circa 200mila euro) per consolidare la cappella affrescata, e rendere praticabili i sentieri, lasciando intatto il carattere naturale del luogo.
Il Corriere della Calabria non distoglierà lo sguardo e, se necessario, promuoverà forme di mobilitazione civica per abbattere il muro dell’indifferenza, affinché questo sito storico unico, sopravvissuto al tempo, non venga cancellato dall’oblio. (redazione@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x