Mariano e la verità che Le Iene non hanno raccontato
Per anni ignorato, oggi sostenuto da terapie mirate, équipe specialistiche e la solidarietà concreta dei calabresi

In prima serata su Italia 1, ieri Le Iene hanno raccontato la storia di Mariano, dodicenne di Vena di Maida, nel Catanzarese. Mariano convive con una malattia rarissima che comporta un aumento di peso continuo. Perciò il ragazzo ha superato i 180 chili. In poco più di dieci minuti, la tv ha sintetizzato anni di pesanti difficoltà del minore: problemi respiratori, immobilità in casa, scuola a distanza, rinunce che un bambino non dovrebbe conoscere, viaggi fuori regione e spese pesanti per la famiglia.
Il servizio ha colpito e generato partecipazione. Proprio per questo, visto il pubblico numerosissimo raggiunto dal racconto del piccolo schermo, occorre aggiungere un dato decisivo rimasto fuori: dopo anni di risposte insufficienti, la Calabria si è attivata con atti concreti e in tempi rapidi.
Il cambio di passo è arrivato dopo un appello del Corriere della Calabria, che ha seguito la vicenda da anni e ne ha documentato i punti più duri. Da quel momento la Regione Calabria ha costruito un percorso sanitario definito. L’assessore regionale alle Politiche sociali, Pasqualina Straface, e il commissario dell’Asp di Catanzaro, Antonio Battistini, hanno sostenuto l’avvio di una terapia farmacologica mirata alla perdita di peso, insieme a una collaborazione specialistica con la Pediatria B dell’ospedale di Verona, a direzione universitaria. Sul piano politico si sono aggiunti atti e iniziative di più parti, fra cui un’interrogazione parlamentare del senatore Pd Nicola Irto e interventi del parlamentare europeo M5S Pasquale Tridico.
Battistini ha creato un’équipe multidisciplinare all’interno dell’Asp di Catanzaro, con specialisti aziendali e con professori dell’ateneo catanzarese. E di fatto ha creato e codificato un modello operativo per tutti i casi analoghi. La stessa azienda sanitaria ha preso anche misure di assistenza domiciliare, fino all’ordine di un letto “intelligente”, utile per gestire le complicazioni legate alla condizione fisica del bambino.
Nella vicenda non serve affatto esibire meriti, ma bisogna dire come sono andate le cose. Per anni Mariano ha cercato risposte in Calabria e fuori dalla regione, senza ottenere un inquadramento clinico risolutivo. Mancava una diagnosi precisa e le terapie restavano in gran parte sintomatiche, senza una strategia per incidere sulle cause del problema. Questo dato spiega il tempo perduto e la sofferenza accumulata.
Dopo l’appello giornalistico, la situazione di Mariano ha preso un’altra direzione: assistenza sanitaria più organizzata, rete professionale più ampia, attenzione istituzionale diretta e solidarietà popolare. In queste settimane si è mossa pure la comunità, con una raccolta fondi su GoFundMe che ha superato quota 50mila euro.
Nel racconto televisivo questi elementi non compaiono. E, quando mancano aspetti essenziali, la percezione cambia. La tv è fatta di sintesi ed emozioni, allora seleziona, taglia e accelera. Una storia diventa un arco narrativo, con un inizio doloroso e una speranza finale. Entro questo meccanismo, i dettagli istituzionali spesso saltano perché risultano ordinari e poco televisivi. In questo caso, però, quei dettagli coincidono con il punto di svolta. Il rischio è evidente: chi guarda può pensare a una Calabria ferma e forse insensibile davanti alla malattia tanto rara di un bambino. Questa idea non coincide con i fatti. Ben documentata, la cronaca mostra una Calabria che si è stretta intorno a Mariano e alla sua famiglia: terapia specifica avviata, collaborazione con un centro di eccellenza, équipe clinica, assistenza materiale e solidarietà diffusa.
Rimane aperta una domanda, valida a ogni latitudine: perché per smuovere le acque su diritti fondamentali serve spesso una pressione pubblica così forte? Mariano continua la sua battaglia e va protetto con discrezione e ogni scrupolo. Proprio per questo la sua storia ha bisogno di un racconto completo. La verità, specie in casi del genere, è già una forma di tutela. (redazione@corrierecal.it)
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