Cosenza calcio, quando il campo smette di coprire il rumore della crisi
I risultati non anestetizzano più la contestazione: un punto raccolto in tre gare e nessun gol realizzato. Emergono le carenze dell’organico e il peso di un mercato che non ha ancora colmato le lacune

COSENZA A Cosenza la crisi non è più soltanto un tema ambientale. Da qualche settimana ha smesso di restare confinata alle tribune e ai comunicati, invadendo con decisione anche il rettangolo verde. Finché i risultati – per certi versi sorprendenti – della squadra guidata da Antonio Buscè avevano retto, il campo era riuscito a svolgere il suo antico mestiere: distrarre, coprire, anestetizzare le difficoltà societarie e una contestazione che dura ormai da oltre un anno. Oggi, però, quella cortina di fumo sembra essersi dissolta.
Il girone di ritorno si è aperto nel peggiore dei modi: un solo punto in tre partite, raccolto a Salerno, e due sconfitte consecutive tra le mura amiche. Ma più dei numeri colpisce il silenzio dell’attacco: tre gare senza gol, un dato che racconta meglio di qualsiasi analisi lo smarrimento di una squadra improvvisamente impantanata.
Nel derby contro il Crotone sono pesate, eccome, le assenze di Florenzi e Kouan, due pilastri del centrocampo. Il primo fermo ai box per un mese, il secondo fermato dalla squalifica. Ma ridurre tutto a una questione di indisponibilità sarebbe miope. Il Cosenza sembra aver imboccato una traiettoria diversa rispetto alla brillante prima parte di stagione, come se l’inerzia positiva si fosse improvvisamente spezzata.
A preoccupare maggiormente è un attacco che, dopo l’infortunio di Mazzocchi, non riesce più a trovare una fisionomia credibile. L’ex centravanti non garantiva soltanto gol, ma equilibrio tattico, movimenti intelligenti, spazi per gli inserimenti dei centrocampisti. Un lavoro oscuro che oggi manca come l’aria. Chi è stato chiamato a sostituirlo non ha convinto: Beretta continua a restare lontano dagli standard richiesti, mentre Emmausso – pur dotato di buone qualità tecniche – non è ancora riuscito a lasciare un segno tangibile.
Stesso discorso per gli altri volti nuovi arrivati dal mercato: Ciotti, fermato dalla squalifica dopo la gara col Crotone, e Ba. Entrambi appaiono ancora lontani da una piena integrazione nei meccanismi della squadra. È comprensibile che serva tempo, ma il tempo non era un lusso che il Cosenza potesse permettersi. Dopo un girone d’andata vissuto ben oltre le proprie possibilità – con una rosa cortissima e falcidiata da infortuni pesanti – sarebbero serviti interventi più incisivi, più numerosi, in tutti i reparti. Così non è stato.
Il campo, oggi, restituisce il conto: una rosa che mostra tutte le sue lacune e che paga, forse più che mai, l’assenza del sostegno del proprio pubblico. Il “Marulla” non è più un fortino, complice una frattura profonda e ormai cronica tra tifoseria e società. Gli ultimi eventi – gli addii surreali del direttore generale Gualtieri e dello storico magazziniere Vommaro, seguiti da un comunicato che parla di sostenibilità economica – hanno contribuito ad allargare ulteriormente la distanza, alimentando un clima di perenne conflitto.
La sfida contro la capolista Catania (oltre a Florenzi, mancheranno anche lo squalificato Ciotti e l’infortunato Ferrara) rappresenterà un banco di prova cruciale: servirà a capire se il passo falso nel derby sia stato soltanto un incidente di percorso o il segnale di un’inversione di tendenza ben più preoccupante. Nel frattempo Buscè attende rinforzi di qualità, giocatori in grado di incidere subito e restituire ossigeno a una squadra in affanno. La sensazione, però, è che le sue attese rischino di restare tali. (f.v.)
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