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Caso Sangiuliano, annullata la multa del Garante a Report

Un importante round a favore del programma di Sigfrido Ranucci

Pubblicato il: 26/01/2026 – 20:10
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Caso Sangiuliano, annullata la multa del Garante a Report

ROMA Lo scontro a distanza tra Report e il Garante per la Privacy segna un importante round a favore del programma di Sigfrido Ranucci: il tribunale di Roma annulla la maximulta da 150mila euro che l’Autorità aveva comminato il 23 ottobre scorso alla Rai per la divulgazione dell’audio – nella puntata dell’8 dicembre 2024 – tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini sul contratto di Maria Rosaria Boccia, aspirante consulente del dicastero della Cultura. “Secondo il tribunale era legittimo e di interesse pubblico trasmettere l’audio, inoltre i magistrati sottolineano il fatto che il Garante ha svolto le indagini fuori i tempi stabiliti dalla legge. Il Garante ha sbagliato nei contenuti e nella forma”, annuncia soddisfatto Ranucci in un post su Facebook. Da parte sua l’Autorità “prende atto” della pronuncia del tribunale e “si riserva” di presentare ricorso in Cassazione. I contenuti del servizio contestato, finiti all’epoca al centro di un duplice esposto da parte di Sangiuliano e Corsini, “possono essere ricondotti al legittimo esercizio di cronaca e critica giornalistica, nella peculiare forma del giornalismo d’inchiesta, in osservanza del principio della essenzialità dell’informazione”, spiega la sentenza del tribunale, firmata dal giudice Corrado Bile, che parla di “interesse pubblico alla diffusione della notizia, poiché la vicenda, sebbene permeata da profili di natura personale, assume una sostanziale rilevanza pubblica”. Quella telefonata privata attiene infatti “al tema relativo alla possibilità che l’assegnazione di alte cariche istituzionali, anziché ispirate alla miglior cura dell’interesse pubblico, possano essere influenzate da questioni di natura squisitamente personale”. Nel mirino del giudice anche la “tardività del provvedimento sanzionatorio”. Lo stesso Garante ha stabilito, nel Codice Privacy, che “le determinazioni sui reclami devono avvenire entro 9/12 mesi ‘dalla ricezione del reclamo’, dove il più ampio termine di 12 mesi viene accordato dalla legge solo in presenza di motivate esigenze istruttorie previamente comunicate all’interessato (cosa che, nella specie, non è avvenuta)”. Lo stop del tribunale riaccende la polemica politica sull’organismo di garanzia, il cui vertice – formato attualmente da tre componenti, il presidente Pasquale Stanzione, la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e il componente Agostino Ghiglia, dopo le dimissioni di Guido Scorza – è indagato per peculato e corruzione dalla procura di Roma, che ha acceso un faro in particolare – dopo le inchieste di Report – sulle spese di rappresentanza e sull’opacità di alcune sanzioni e presunti conflitti di interesse. “Ennesima figuraccia”, “a questo punto cos’altro aspettano Ghiglia, Stanzione e Cerrina Feroni a mollare la poltrona?”, è l’affondo degli esponenti M5s in Vigilanza Rai. Anche da Avs Angelo Bonelli sollecita “le dimissioni immediate di un’Authority che si è trasformata in una vergogna nazionale”, mentre Elisabetta Piccolotti chiede che la Conferenza dei capigruppo della Camera “calendarizzi al più presto la nostra proposta di legge che riformerebbe l’Authority e soprattutto farebbe immediatamente decadere questo impresentabile Collegio”. L’Usigrai “ringrazia la redazione di Report per la accuratezza del proprio lavoro di inchiesta” e plaude alla “decisione della Rai di ribadire, sostenendo il ricorso in giudizio, la valutazione di piena legittimità dell’operato di colleghe e colleghi”. Si fa sentire anche Maria Rosaria Boccia: “Ho pagato un prezzo altissimo”, sottolinea. “Per mesi la mia vicenda è stata osservata, commentata, amplificata con un’attenzione insistente, talvolta ossessiva”, afferma in un messaggio ai media in cui chiede che “lo stesso zelo” accompagni ora “la ricostruzione della verità”. 

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