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Il passo corto del Catanzaro. Cosenza, la realtà batte il disfattismo. Crotone controvento

Un gennaio complesso per le Aquile, tra addii, voci e continuità smarrita. La crisi, il mercato fermo e il (quasi) silenzio stampa dei Lupi. Gli Squali hanno ritrovato la luce

Pubblicato il: 26/01/2026 – 9:00
di Francesco Veltri
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Il passo corto del Catanzaro. Cosenza, la realtà batte il disfattismo. Crotone controvento

Una vittoria, un pareggio e una sconfitta. È il bilancio dell’ultima giornata delle calabresi di B e C. Sorride solo il Crotone, sempre più in crescita, il Catanzaro continua a rallentare mentre la crisi del Cosenza ora è evidente.

Il passo corto del Catanzaro

Il Catanzaro rallenta proprio quando sembrava aver imparato a volare senza più guardare il cielo. Dopo cinque vittorie consecutive che avevano restituito ambizione e prospettiva, le Aquile inciampano in una mini-serie che racconta altro: un punto in tre partite, un solo gol segnato, una classifica buona ma non più brillante. Non è ancora un allarme, ma è un segnale. E il calcio, si sa, vive di segnali prima ancora che di verdetti. Perdere contro le prime della classe può rientrare nella logica del campionato, soprattutto se la prestazione non è stata indegna. Diverso è il discorso per il pareggio interno con la Sampdoria, maturato in un “Ceravolo” vestito a festa e carico di attese. Lì serviva una risposta, prima ancora che un risultato. Non è arrivata. Il Catanzaro è apparso meno brillante, meno feroce, come se qualcosa – fisico, mentale o ambientale – stesse togliendo continuità a un percorso che fino a poche settimane fa sembrava solido.
Il mercato, inevitabilmente, entra di traverso. L’addio di Bettella, le assenze forzate di Verrengia e Antonini, le rotazioni obbligate hanno complicato il lavoro di Aquilani, chiamato ora a capire se questa flessione sia fisiologica o l’inizio di un problema più profondo. La trasferta di Bolzano contro il Südtirol dirà molto più di tante analisi.

Crema: la nota lieta arriva da Liberali, sempre più dentro la partita e finalmente affidabile, come sottolineato dallo stesso Aquilani. Ma la vera immagine da custodire resta sugli spalti: il gemellaggio con la Samp, la solidarietà dei tifosi blucerchiati dopo i danni del maltempo.
Amarezza: il mercato, appunto. Le voci su Cisse diventano insistenti e l’ipotesi PSV non è più fantacalcio. Perdere un talento così, a gennaio e a ridosso della chiusura, sarebbe un colpo durissimo.

Cosenza, la realtà batte il disfattismo

Il disfattismo, quando c’è, è spesso una scorciatoia emotiva. Ma a Cosenza, oggi, non è una suggestione: è una statistica. Antonio Buscè, alla vigilia di Catania, aveva parlato di pessimismo esagerato dell’ambiente. Peccato che il calcio, più delle parole, viva di numeri: un punto in quattro partite nel girone di ritorno, tre sconfitte, zero gol fatti, sei subiti. Dati freddi, impietosi, che non conoscono alibi.
Eppure gli alibi esistono eccome: rosa corta dall’estate scorsa, infortuni pesanti, uomini stremati che continuano a stringere i denti, un mercato invernale che prometteva (almeno questa era l’illusione degli ultimi romantici) e non ha mantenuto.
Nessuno, onestamente, all’esterno del club, ha mai messo in discussione il lavoro del tecnico né le difficoltà strutturali in cui è stato costretto a operare. Il problema, semmai, è un altro: dopo sette mesi, sorprende che Buscè non abbia ancora colto fino in fondo le ragioni della frattura profonda tra piazza e proprietà. Una frattura che precede le sconfitte e la retorica delle frasi di circostanza alla Giuseppe Ursino, ma che ogni sconfitta allarga come una crepa nel cemento, alimentata da segnali societari sempre più contraddittori, ultimo l’addio-lampo del dg Gualtieri.
Gennaio, a Cosenza, è ormai una pellicola consumata: squadra in attesa, rinforzi centellinati, ambiente sospeso, sconfitte e (quasi) classico silenzio stampa. Parlare di disfattismo, in questo contesto, rischia di sembrare più una difesa che una lettura. Forse, da chi ha guidato la squadra in mezzo alle difficoltà dell’andata, ci si sarebbe aspettati una pretesa più netta, più urgente, verso il mercato. La storia lo insegna: nell’era Guarascio, tacere o spostare l’attenzione sulle vere responsabilità non è prudenza: è il primo passo verso l’essere indicati come colpevoli.

Crema: in una settimana grigia, la luce è arrivata dalla Curva Sud. Gli ultras, dopo i danni provocati dal ciclone Harry, hanno avviato una raccolta fondi per Catanzaro Lido e il territorio catanzarese. Solidarietà autentica, che va oltre colori e rivalità. Chapeau.
Amarezza: il “Marulla” semivuoto nel derby col Crotone, in diretta Rai, resta l’immagine più fedele del momento del calcio cosentino. La società, beata lei, procede come se nulla fosse, mentre il mercato – ormai agli sgoccioli – resta insufficiente: Emmausso, Ciotti e Ba sono profili di categoria, ma non hanno spostato gli equilibri. Ieri, in mancanza di Lupo e Gualtieri, a fine gara, al posto del “silenziato” Buscè, è toccato parlare (in una breve nota) addirittura al ds Roma. In sintesi ha detto che il momento è complicato ma davanti c’è una sessione di mercato ancora aperta e un campionato lungo. Un messaggio che, di questi tempi, rischia di sembrare quasi una minaccia.

Il ds del Cosenza Domenico Roma

Crotone controvento

C’è un paradosso sottile, quasi beffardo, che accompagna il Crotone in questo inverno agitato: più il contesto si fa instabile, più la squadra sembra trovare un centro. Il calcio è anche questo, materia irrazionale che spesso sfugge alle logiche aziendali e alle tabelle di marcia. Un girone d’andata deludente, le ombre dell’amministrazione giudiziaria, il ridimensionamento annunciato dalla proprietà, una tifoseria ferita che sceglie il silenzio della Curva Sud come forma di dissenso. E, sullo sfondo, un mercato che porta via certezze, l’ultima delle quali risponde al nome di Cargnelutti. Eppure, quando tutto sembrava suggerire prudenza e rassegnazione, il Crotone ha risposto con due prestazioni piene, vere. Prima il derby del “Marulla”, poi il successo meritato contro un Potenza in salute. Emilio Longo ha avuto il coraggio di cambiare pelle alla squadra, passando al 4-3-3: una scelta lucida, funzionale, che ha restituito ordine, ampiezza e soprattutto fiducia. Queste due vittorie di fila non risolvono i problemi strutturali, ma rimettono punti fermi in un momento delicato, anche in ottica playoff, in attesa che il mercato colmi i vuoti lasciati dalle partenze.

Crema: il carattere. La personalità. Il sacrificio collettivo dei pitagorici, che confermano quanto visto a Cosenza. Bene tutti, con Merelli decisivo nei momenti chiave. Un gradino sopra gli altri Maggio, pronto a farsi trovare decisivo dopo la panchina nel derby, e Di Pasquale, autore di una rete splendida e di un’esultanza che dice molto più di mille parole.
Amarezza: fa riflettere che le prestazioni migliori arrivino proprio nel periodo che dovrebbe essere il più complesso della stagione. Così come colpisce l’assenza della Curva Sud allo Scida. Ma, come già accaduto a Cosenza, ogni protesta che nasce dalla passione merita rispetto e comprensione. Anche quando fa rumore proprio perché sceglie il silenzio. (f.veltri@corrierecal.it)

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