‘Ndrangheta, è finita la latitanza di Bruno Vitale. L’uomo dei Gallace catturato in Svizzera
A poco più di un anno dall’operazione “Ostro”, il 29enne è stato individuato e catturato. Resta in fuga solo Cesare Antonio Arcorace

LAMEZIA TERME È caduto uno dei “Gallace boys”. Questa mattina in Svizzera è finita, infatti, la latitanza di Bruno Vitale. La notizia è stata data ieri mattina, in aula, nel corso dell’udienza preliminare davanti al gup di Catanzaro. A quasi un anno di distanza dall’ordine di cattura emesso in seguito all’operazione “Ostro” è terminata la latitanza di uno dei due indagati in fuga. Bruno Vitale, classe 1997, è tra gli indagati dell’operazione coordinata dalla Distrettuale antimafia di Catanzaro nei confronti di 44 indagati (15 finiti in carcere, 29 agli arresti domiciliari) all’alba dello scorso 29 gennaio. Un blitz che aveva visto impegnati i Carabinieri del Comando Provinciale di Catanzaro e del Ros nei territori di Calabria, Lazio, Piemonte e Lombardia. E all’appello ne mancavano due: Vitale e Cesare Antonio Arcorace (classe 1989), l’ultimo latitante ancora in fuga a questo punto.
L’inchiesta “Ostro”
È lungo l’elenco delle accuse rivolte dalla Dda di Catanzaro nei confronti di Bruno Vitale, tutte inserite nel quadro del predominio della potente cosca Gallace di Guardavalle soprattutto nel settore del narcotraffico internazionale. Tutti gli indagati – tuttora davanti al gup di Catanzaro – sono accusati a vario titolo di associazione di tipo ‘ndranghetistico, procurata inosservanza di pena, traffico di armi e plurimi reati contro la persona e il patrimonio aggravati dalle finalità mafiose, nonché scambio elettorale politico mafioso e violazioni in materia di stupefacenti.
«Partecipe della cosca Gallace»
Secondo l’accusa della Dda di Catanzaro, Bruno Vitale alias “Kenzo New” nella chat criptate sarebbe «un partecipe del gruppo dei Gallace», eseguendo gli ordini del boss e «distribuiva le somme per il sostegno delle famiglie dei carcerati, concorrendo nel recupero crediti relativi ad attività criminose», oltre a detenere un numero imprecisato di armi. Insieme al fratello si sarebbe impegnato personalmente nella «coltivazione della canapa a Guardavalle, per poi prodigarsi anche nel successivo spaccio di marijuana, hashish e cocaina fornita da Cesare Antonio Arcorace».
Kleopatra e Kenzo New
Resta in fuga, dunque, Cesare Antonio Arcorace (classe 1989) ma per entrambi, intanto, le accuse sono diventate ancora più circoscritte nel corso di un secondo blitz, scattato nel frattempo in piena estate. Lo scorso 18 luglio, infatti, i militari del Servizio Centrale e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, hanno eseguiti altri 9 arresti, tutti soggetti accusati a vario titolo di aver promosso, diretto, finanziato, organizzato e realizzato un intenso traffico internazionale di sostanze stupefacenti dal Sud America, mentre in Colombia le autorità locali non hanno mai interrotto le operazioni di ricerca di altri latitanti presenti sul loro territorio e legati alla ‘ndrangheta calabrese. (g.curcio@corrierecal.it)
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