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Memoria rimossa

Non tutti i calabresi sono buoni e neanche qualche scrittrice siciliana. Il cattivo Bovino e l’Auci ignorante di letteratura calabrese

Un doppio caso che interroga identità, memoria e responsabilità: dall’America trumpiana alla rimozione della storia letteraria del Sud

Pubblicato il: 27/01/2026 – 10:32
di Paride Leporace
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Non tutti i calabresi sono buoni e neanche qualche scrittrice siciliana. Il cattivo Bovino e l’Auci ignorante di letteratura calabrese

I calabresi sono “capatosta” e anche molto identitari, guai a parlar male di noi. Per orgoglio e autodifesa. Conosciamo i nostri molti difetti ma diffidiamo dal calabrese cattivo, forse perché ci hanno anche accusato ingiustamente che era della nostra regione il centurione che infilò la lancia nel costato di Cristo. Analizzo due episodi della recente cronaca. Se alcuni anni fa suscitava sconcerto che a Spilimbergo, in Friuli, una pattuglia di scappati di casa si presentasse vestita da nazisti alla locale prima del film “Il comandante”, ben altra indignazione sta provocando la notorietà del calabrese Greg Bovino, 55 anni, capo della Border Patrol, che guida le nefandezze dell’Ice di Trump con cappottone verde militare e capelli a spazzola di nazista rimembranza. Bovino è calabrese di origini. La sua famiglia partì da Aprigliano, in provincia di Cosenza, e il nonno minatore costruì per lui il sogno americano che gli ha permesso di ottenere due prestigiosi master, ponendolo a capo degli efferati squadroni della morte trumpiani. Non sono pochi gli italiani che, dimentichi del razzismo vissuto dalle loro famiglie, oggi seguono Trump e considerano gli immigrati “feccia”, come ha testimoniato il giornalista Giannini da Fazio a “Che tempo che fa”. Gli italiani d’America e, con loro, diversi calabresi hanno dimenticato quello che subimmo e oggi plaudono al triste figuro Bovino, a partire dalla di lui cugina bancaria in pensione.
Così va il mondo e in Calabria non manca qualche minoranza che vedrebbe di buon occhio il “kattivo” Bovino. Per esempio il deputato calabrese lametino Domenico Furgiuele, leghista vannacciano, che per venerdì prossimo ha invitato i fascisti di CasaPound a Montecitorio per presentare una proposta di legge popolare sulla “reimigrazione”.
Ad Aprigliano, terra di emigrati, c’è grande sconcerto per l’imbarazzata paesanità del nazista Bovino. E ne abbiamo chiesto testimonianza a Franco Alimena, editore e intellettuale, che ci ha dichiarato:
«Bovino è nato e cresciuto negli Usa, nella parte più violenta e balorda, lontana dai valori della democrazia. Diffido chiunque ad accostare questo tizio ad Aprigliano». E del resto, a fronte di un razzista come Bovino, c’è un discendente di italiani come l’infermiere Alex Pretti, ucciso a sangue freddo a Minneapolis. Le razze hanno poco a spartire con le idee giuste o sbagliate.
Di tipo diverso invece certe considerazioni di merito che si danno a buon mercato su questioni serie come la letteratura regionale. In molti siamo rimasti sbigottiti nell’apprendere che la scrittrice siciliana di successo Stefania Auci ha sostenuto che la Calabria letteraria “è muta” e che, tranne Corrado Alvaro, “c’è poco”. I lettori calabresi sono trasecolati per il giudizio di merito dato dall’autrice e dalla sua intervistatrice, che ha acconsentito alla fregnaccia. Ci meraviglia, da antichi studenti di Lettere, che si ignori l’intreccio profondo delle tradizioni letterarie italiane.
Basiti, ci verrebbe da ricordare il carteggio tra Leonardo Sciascia e Mario La Cava, oppure le pagine che Benedetto Croce dedica alla letteratura calabrese. Sorvolo anche sulle conoscenze molto precarie sul brigantaggio preunitario e sulla reiterazione di fonti fragili, fino ad arrivare all’affermazione che sul terremoto del 1783 a Bagnara si è scritto pochissimo. Abbeverandoci a Vito Teti, affermiamo con certezza che sul Settecento calabrese esistono ponderose fonti d’archivio, e che Augusto Placanica ha offerto una documentata e magistrale ricostruzione di quel sisma. Che grande tristezza nel riscontrare tanta pochezza. Non per orgoglio identitario, ma per amor dei libri e dei loro scrittori.
Così va il mondo oggi: con calabresi che possono essere razzisti e cattivi come Bovino e con scrittrici di successo che scambiano l’ignoranza per tesi critica, senza la pazienza della ricerca e della lettura. Dei giornalisti che reggono solo un microfono, anche nelle trasmissioni culturali del servizio pubblico, meglio tacere. (redazione@corrierecal.it)

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