Ripristinare la proteina cardiaca migliora la funzione del cuore e prolunga la sopravvivenza
L’approccio, dicono gli studiosi, affronta un difetto comune a molte forme della malattia cardiaca, invece di concentrarsi su una singola mutazione

Una terapia genica mirata a una singola proteina cardiaca ha migliorato in modo significativo la funzione del cuore e prolungato la sopravvivenza in modelli di cardiomiopatia aritmogena, secondo uno studio pubblicato su ‘Circulation: Heart Failure’. La ricerca, condotta negli Stati Uniti, analizza forme ereditarie della malattia che colpiscono soprattutto giovani e atleti, utilizzando modelli murini e cellule cardiache umane, con l’obiettivo di individuare un trattamento valido per più mutazioni genetiche. La cardiomiopatia aritmogena impedisce al cuore di pompare efficacemente il sangue ed è una delle principali cause di morte cardiaca improvvisa nei giovani.
La patologia è spesso legata a difetti genetici nei desmosomi, le strutture che tengono unite le cellule del muscolo cardiaco, che nel tempo vengono sostituite da tessuto cicatriziale. In questo studio, invece di correggere singole mutazioni genetiche, i ricercatori hanno puntato a ripristinare la proteina connexin-43, spesso carente in tutte le forme della malattia e fondamentale per la conduzione elettrica del cuore. Nei modelli animali trattati con terapia genica, il recupero di connexin-43 ha più che raddoppiato la sopravvivenza, migliorato la capacità di pompaggio del cuore, prevenuto l’ingrandimento cardiaco e ridotto drasticamente le aritmie.
I prossimi passi
«I risultati mostrano che è possibile rafforzare nuovamente le connessioni tra le cellule del muscolo cardiaco – ha spiegato Farah Sheikh – questo approccio affronta un difetto comune a molte forme della malattia, invece di concentrarsi su una singola mutazione». Un aspetto rilevante è che i benefici sono stati osservati anche quando la terapia è stata somministrata in fasi avanzate della patologia, suggerendo un potenziale terapeutico anche per pazienti gia’ sintomatici. I ricercatori hanno inoltre testato la strategia su cellule cardiache umane derivate da cellule staminali di pazienti con cardiomiopatia aritmogena. Anche in questo caso, il ripristino di connexin-43 ha permesso alle cellule di mantenere la loro integrità strutturale, migliorare il ritmo di contrazione e recuperare le proteine necessarie a connessioni cellulari stabili. Lo studio indica inoltre che connexin-43 potrebbe avere un ruolo diretto nella regolazione dell’espressione genica all’interno del nucleo cellulare, stimolando la produzione di proteine meccaniche essenziali per la coesione del tessuto cardiaco. «Abbiamo scoperto che connexin-43 non contribuisce solo alla conduzione elettrica, ma può anche rafforzare strutturalmente il muscolo cardiaco», ha aggiunto Sheikh. Secondo gli autori, questa scoperta apre la strada allo sviluppo di una terapia potenzialmente applicabile non solo alla cardiomiopatia aritmogena, ma anche ad altre forme di cardiomiopatia e insufficienza cardiaca in cui la proteina risulta carente. Il programma di terapia genica è ora in fase di sviluppo preclinico avanzato, con l’obiettivo di valutarne sicurezza ed efficacia in vista di future applicazioni cliniche.
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