Rinascita Scott, prime condanne definitive per i clan del Vibonese – NOMI
La Cassazione ha respinto i ricorsi di cinque imputati che avevano concordato la pena in appello

ROMA La Corte di Cassazione mette il primo sigillo definitivo sul maxiprocesso “Rinascita Scott”, il più vasto procedimento giudiziario mai celebrato contro i clan del Vibonese. I giudici della Suprema Corte hanno infatti rigettato i ricorsi presentati da cinque imputati che, nel giudizio d’appello, avevano concordato la pena con la pubblica accusa, ritenendo il patteggiamento corretto e privo di qualsiasi violazione di legge.
Con la decisione della Cassazione diventano irrevocabili cinque condanne pesanti nei confronti di soggetti ritenuti ai vertici o comunque inseriti nei principali clan del territorio. La pena più severa è quella inflitta a Salvatore Morelli, 43 anni, considerato al vertice di un gruppo criminale attivo a Vibo Valentia, condannato a 19 anni di reclusione. Definitiva anche la condanna a 16 anni per Antonio La Rosa, 64 anni, indicato dagli inquirenti come il boss indiscusso dell’omonimo clan di Tropea.
La Suprema Corte ha reso definitive anche le pene a 12 anni e 2 mesi per Antonio Lo Bianco, 78 anni, ritenuto esponente di spicco dell’omonimo clan di Vibo Valentia, a 12 anni per Gaetano Molino, considerato elemento del clan Mancuso di Limbadi, e a 10 anni e 8 mesi per Giuseppe Mangone, 71 anni, di Mileto, ritenuto inserito nella stessa consorteria mafiosa.
Il reato principale contestato e riconosciuto per tutti è quello di associazione mafiosa, mentre per alcuni imputati la condanna comprende anche episodi di estorsione e detenzione illegale di armi. Confermato inoltre il risarcimento del danno, pari a 3.500 euro per ciascun ente, in favore di diversi Comuni del Vibonese che si erano costituiti parte civile.
Il maxiprocesso “Rinascita Scott” nasce dall’imponente blitz scattato nella notte del 19 dicembre 2019, quando furono eseguiti oltre 300 arresti, dando il via a un’inchiesta che ha portato alla luce l’organizzazione e gli equilibri della ’ndrangheta nel Vibonese.
Il filone celebrato con rito abbreviato è già approdato in Cassazione, ma per una specifica aggravante la Suprema Corte ha disposto l’annullamento con rinvio per tutti gli imputati, rendendo necessario un nuovo processo di secondo grado per la rideterminazione delle pene. Il troncone con rito ordinario, invece, ha già raggiunto nei mesi scorsi la sentenza d’appello pronunciata a Catanzaro.
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