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Stati di emergenza, dalle promesse ai fatti: com’è andata finora in Calabria?

Raramente i fondi annunciati sono quelli effettivamente arrivati e non sempre sono stati spesi per le finalità richieste

Pubblicato il: 29/01/2026 – 10:43
di Lucia Serino
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Stati di emergenza, dalle promesse ai fatti: com’è andata finora in Calabria?

LAMEZIA TERME A ogni calamità naturale – l’alluvione, la frana, la siccità – arrivano quasi subito le dichiarazioni dei ristori, dei risarcimenti. E gli impegni della politica. Poi il tempo passa. L’emergenza esce dal ciclo delle notizie, le telecamere si spostano altrove, e ciò che resta è una sequenza di atti amministrativi lenti, frammentati, talvolta opachi. Non sempre, ma spesso. Ciclicamente qualcuno – i comitati che si costituiscono ad hoc, qualche parlamentare, qualche consigliere regionale d’opposizione – torna a verificare se quelle promesse si siano trasformate in risorse realmente stanziate, se i fondi siano arrivati ai territori colpiti, se la ricostruzione sia stata completata o solo annunciata.

Post catastrofe

Questo report nasce dal tentativo di verificare come siano andate le cose in Calabria in passato. E’ un’analisi campionaria perché il tema avrebbe bisogno di corpose ricerche. Nasce all’indomani dell’ultima terribile catastrofe, Harry. Chiariamo subito alcuni punti. Non è questa una ricostruzione di memoria civile. Piuttosto il tentativo di un’analisi degli atti amministrativi legati alle catastrofi, per verificare che differenza c’è stata tra l’entità degli annunci di ristoro e quello che effettivamente “è arrivato” in Calabria e quello che effettivamente è stato speso. E’ la ricerca di un comportamento amministrativo e dunque politico. Che vale indipendentemente dalle dimensioni di una catastrofe. Perciò non troverete la memoria di eventi storici (per esempio Soverato 2000 o Crotone 1996) ma contesti più contenuti perché qui è stata più semplice l’analisi della successione delle fonti.
Da un punto di vista metodologico questo lavoro è il frutto dell’incontro tra intelligenza umana e intelligenza artificiale. Anche per verificare l’accessibilità delle fonti pubbliche. L’intelligenza artificiale è stata utilizzata nella foto in copertina e soprattutto come strumento di supporto per consultare e organizzare grandi quantità di informazioni relativamente a queste fonti: Dipartimento della Protezione Civile nazionale – archivio degli stati di emergenza; Delibere del Consiglio dei Ministri pubblicate in Gazzetta Ufficiale; Documentazione della Regione Calabria (delibere di Giunta, comunicati ufficiali, relazioni di spesa); Corte dei Conti – relazioni sul Fondo per le emergenze nazionali; ISPRA – Rapporti sul dissesto idrogeologico in Italia (ultime edizioni); Rassegna stampa nazionale e regionale. Le conclusioni restano comunque il risultato di un’interpretazione critica e responsabile, che riconosce i limiti delle fonti disponibili e dichiara esplicitamente le aree di incertezza, rispetto alle quali accogliamo anche integrazioni o correzioni da chi legge. La dichiarazione dell’uso dell’AI è un atto dovuto in base alla nuova carta deontologica dei giornalisti entrata in vigore il 10 ottobre dello scorso anno. Un obbligo per i giornalisti. Vuole essere perciò, il nostro, anche il prototipo di un nuovo metodo di lavoro al quale, ci auguriamo, possano presto aderire anche altri colleghi.

I dati

Veniamo al merito. I dati sono, per semplicità, aggregati per macroaree temporali. Ricordiamo che le competenze della Protezione civile sono iniziate dopo il terremoto dell’Irpinia dell’Ottanta. Negli anni immediatamente precedenti risulta – partiamo dalla metà degli anni Settanta – che la gestione delle calamità naturali era affidata prevalentemente al Ministero dell’Agricoltura per risarcimenti legati a danni agricoli. I risarcimenti risultano quasi sempre tardivi, quelli ad esempio della metà degli anni Settanta sono stati erogati in parte negli anni Ottanta. Subito dopo, tra il 1981 e il 1983 sono stati analizzati frane e alluvioni del Cosentino, erogati in prevalenza a rate decennali.
Dell’alluvione del 1996 (versante Ionico) risulta effettivamente speso solo il 60% dei ristori promessi (o impegnati) entro il 2005. La Corte dei Conti rilevò “spese improprie” e fondi riassegnati ad altri capitoli. Altro caso analizzato: frane di Bagnara Calabra e Palmi (1999), emergenza dichiarata “limitata al territorio comunale”, ristori effettivi solo dopo 3 anni. Negli anni Duemila: le analisi a campione hanno ricostruito che, ad esempio, per un alluvione della Locride (2001) con lo dichiarazione dello stato di emergenza furono promessi 200 miliardi di lire (104 milioni di euro), ma meno della metà impiegata. Il decennio è caratterizzato da ritardi cronici nelle opere di mitigazione a seguito di disastri naturali e di dichiarazione di stato d’emergenza. Si registra quasi sempre una riduzione dei fondi nel bilancio definitivo.
Decennio successivo: tra l’11 e il 17 febbraio 2010, la Calabria fu colpita da eccezionali eventi meteorologici che provocarono gravi dissesti idrogeologici, frane e alluvioni in diverse province. Qui si registrano ben due proroghe dello stato di emergenza dopo quella iniziale di un anno. Il presidente del Consiglio dell’epoca Berlusconi decise un provvedimento del tutto simile a quello che la presidente Meloni ha adottato per Niscemi: 400 euro per ogni famiglia sfollata più 100 euro per ogni componente. Furono comunque promessi 100 milioni ma ne arrivarono circa 35 nei tre anni successivi. Così anche nel 2015, 6 agosto, altra delibera del Consiglio dei ministri che dichiarò lo stato di emergenza in Calabria a seguito degli eccezionali eventi meteorologici che colpirono in prevalenza la fascia jonica. Furono promessi 60 milioni ma poi effettivamente furono circa a metà distribuiti fini al 2018. Dal 2020 in poi lo schema si ripete. Tendenzialmente vengono promessi fondi d’urgenza, ma quelli effettivamente pervenuti sono sempre di meno. Dei più recenti manca ancora la rendicontazione, o non è accessibile. In sintesi: la media è che meno del 60% dei fondi promessi per le emergenze calabresi viene effettivamente erogato nei primi 5 anni, e una parte consistente finisce in spese correnti o in progetti mai completati.
Storicamente, la Calabria ha ricevuto un numero sproporzionato di dichiarazioni di “stato di emergenza” rispetto alla media italiana, circa 1 ogni 3 anni. Tuttavia: i ristori reali sono sempre inferiori alle promesse; i tempi di attuazione oscillano da 3 a 10 anni; solo in rarissimi casi (come nel 1996 e nel 2021) è stato completato integralmente il piano di ricostruzione. Vediamo come andrà con Harry. (redazione@corrierecal.it)

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