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Ecm, la Procura di Torino scrive al Ministero e finisce al centro della polemica

Dopo l’inchiesta di Report, il Giornale racconta di «pressioni» al procuratore Bombardieri. Ranucci: «Tutto falso»

Pubblicato il: 30/01/2026 – 12:42
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Ecm, la Procura di Torino scrive al Ministero e finisce al centro della polemica

ROMA Richieste di chiarimenti, sospetti, accuse di «pressioni». Ad essere chiamato in causa adesso anche il procuratore della Repubblica di Torino, Giovanni Bombardieri. Una funzione controllo da remoto del software Ecm installato sui computer delle procure italiane, emersa da una inchiesta di Report, sta animando il dibattito politico e non solo. L’inchiesta della trasmissione di Sigfrido Ranucci, dal titolo “L’occhio sui magistrati” aveva riferito di «un programma installato sui circa 40mila computer dell’amministrazione giustizia che può rendere potenzialmente spiabili le postazioni dei magistrati». Citata anche la frase intercettata di un tecnico del ministero della Giustizia: «C’è la presidenza del Consiglio dei ministri che ci sta dicendo di fare ‘ste cose”. Una funzione che, secondo quanto precisato dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, sarebbe “disabilitata».

L’inchiesta

Il 4 giugno 2024 in una nota ufficiale del ministero di cui Report è entrato in possesso ammette per la prima volta l’esistenza di Ecm sulle postazioni, rassicurando però tutti sul suo funzionamento. Nel documento viene scritto che il controllo da remoto è escluso e che comunque laddove fosse attivato richiederebbe il consenso esplicito dell’utente. «Ma è davvero così?», è la domanda a cui l’inchiesta prova a rispondere. Una risposta che arriva a una richiesta di spiegazioni che nel maggio 2024 – come emerge dal servizio – viene inoltrata al Ministero dalla Procura di Torino, che segnala che «tramite il software Ecm i computer degli uffici giudiziari fossero accessibili da remoto senza autorizzazione dell’utente e senza lasciare alcuna traccia». «Il ministero – racconta nel servizio di Report un collaboratore tecnico informatico della Procura – era riluttante a produrre questo documento, soprattutto se poi l’esito è stato raccontare il falso».

L’accusa di “pressioni” su Bombardieri. Ranucci: «Tutto falso»

Adesso a chiamare in causa il già procuratore di Reggio Calabria, oggi a Torino, Giovanni Bombardieri è il “Giornale”. Riguardo all’inchiesta di Report, il Giornale scrive che in una lettera datata 23 ottobre 2025, inviata dalla Procura di Torino al Ministero della Giustizia, si ricostruiscono le “pressioni” dei giornalisti sul sul magistrato. «Un’accusa è talmente falsa e grave che merita una dettagliata risposta”, afferma con fermezza il giornalista e conduttore di Report Ranucci: «I giornalisti di Report non hanno fatto alcuna pressione nei confronti del dottor Bombardieri né il dottor Bombardieri avrebbe potuto mai accettare alcun tipo di pressione. Infatti la lettera in questione non riferisce di alcuna pressione. Siccome i colleghi del Giornale sono capaci di negare l’evidenza, possono rivolgersi al dottor Bombardieri per un riscontro. In verità, avrebbero dovuto farlo prima di scrivere una tale menzogna, ma sappiamo che abbiamo abitudini diverse». E ancora, scrive Ranucci: «La lettera citata è un autogol per il Giornale, poiché conferma il rigore del lavoro di Report, poiché riferisce che su Ecm – e qui citiamo il Giornale – «il magistrato rivela (al ministero, ndr) che i giornalisti di Report “erano a conoscenza di molti particolari, fra i quali lo scambio di mail fra la Procura, il Ministero e persino Microsoft”, mentre erano stati tenuti fuori i magistrati esperti assegnati a intercettazioni, reati informatici e sicurezza dei pc». Dunque il Giornale – conclude Ranucci – è costretto ad ammettere la solidità delle informazioni raccolte da Report! Quello de il Giornale, non è pluralismo, ma continua menzogna contro Report». (redazione@corrierecal.it)

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