Harry settecento milioni dopo. Il conto dell’emergenza infinita
Dal 2006 a oggi stati di emergenza, ordinanze e ripristini si susseguono sugli stessi territori. Il ciclone riattiva un meccanismo già visto troppe volte

Il ciclone Harry ha colpito la Calabria tra il 20 e il 22 gennaio, con gli effetti più rilevanti lungo la fascia ionica calabrese. Allagamenti si sono registrati tra Crotone, Cirò Marina, Strongoli e Corigliano-Rossano, con danni nei quartieri bassi di Rossano Scalo. Smottamenti hanno interessato Cropani e Sellia Marina, mentre nel Reggino ionico, tra Bova Marina, Melito Porto Salvo e Brancaleone, mareggiate e vento di scirocco hanno superato le difese costiere. Rallentamenti si sono verificati sulla ferrovia jonica. A Caulonia e Stignano l’acqua ha invaso i piani bassi delle abitazioni; in alcune aree sono scattate evacuazioni per precauzione. Piogge intense e concentrate hanno inciso su canali urbani e versanti già indicati come critici nei piani di protezione civile.
Un evento rapido e intenso
Si è trattato di precipitazioni concentrate in un arco temporale ristretto, con effetti immediati su bacini brevi e versanti collinari. Harry ha preso forza sul Mediterraneo, date le temperature superficiali del mare superiori alla media stagionale, e verso lo Ionio calabrese ha trovato condizioni favorevoli alla rapida intensificazione del sistema. Nei documenti di monitoraggio diffusi dopo l’evento, l’Arpacal ha richiamato un insieme di fattori: mare più caldo, flussi di scirocco persistenti e precipitazioni intense sul versante ionico. Da tempo la stessa dinamica compare con maggiore frequenza nei bollettini di allertamento e nelle analisi sul rischio meteo-idrogeologico nel Sud Italia.
Una storia di emergenze ricorrenti
Negli ultimi 20 anni la Calabria è entrata più volte nello stato di emergenza nazionale per eventi meteorologici. Le delibere del Consiglio dei ministri indicano una continuità temporale che interessa governi diversi e riguarda territori in larga parte ricorrenti.
Nel 2013 e nel 2014 furono le piogge persistenti e le frane diffuse a determinare l’attivazione dell’emergenza. Tra gennaio e marzo del 2015 il maltempo colpì in modo esteso le province di Cosenza, Catanzaro e Crotone, con una delibera adottata a settembre, quando i primi interventi erano già stati eseguiti in somma urgenza. Nell’autunno dello stesso anno, tra il 30 ottobre e il 2 novembre, nuovi eventi intensi interessarono gran parte della regione, con allagamenti e movimenti franosi che portarono a un’ulteriore dichiarazione di emergenza nel marzo successivo.
La fascia ionica al centro delle crisi
Dopo il 2015, la fascia ionica calabrese è tornata più volte al centro delle emergenze. Nel novembre 2020 piogge intense e persistenti hanno colpito le province di Cosenza e Crotone, con allagamenti, frane e interruzioni della viabilità che hanno portato alla dichiarazione dello stato di emergenza nel febbraio 2021. Tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 un nuovo ciclo di maltempo ha interessato il Crotonese e lo Ionio centrale, con una delibera adottata a maggio e una successiva ricognizione dei danni. Nell’autunno 2024, tra Catanzarese e Reggino, un’altra ondata di piogge intense e mareggiate ha condotto a una nuova dichiarazione di emergenza. A gennaio 2026 il passaggio del ciclone Harry ha riattivato la stessa procedura, con la delibera del 26 gennaio che ha esteso lo stato di emergenza a Calabria, Sicilia e Sardegna.
Il meccanismo dell’emergenza
Dopo gli eventi meteo che determinano la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, il sistema di protezione civile prevede un iter fisso: fondi per i “primissimi interventi”, ricognizione dei danni, ordinanze successive. Negli ultimi anni, questa procedura ha interessato più volte anche la Calabria. Lo confermano gli atti adottati dopo il passaggio del ciclone Harry, con una prima dotazione finanziaria destinata alla messa in sicurezza, al ripristino della viabilità e all’assistenza alla popolazione, in attesa della quantificazione complessiva dei danni. Il Piano regionale di protezione civile della Calabria, adottato a partire dal 2016 e integrato dopo il 2018, individua le zone di allertamento e descrive gli scenari di rischio idraulico, idrogeologico e costiero. La fascia ionica calabrese è indicata come area esposta a piogge intense, rapide risposte dei bacini e criticità legate all’urbanizzazione in prossimità degli alvei e della costa. I piani comunali recepiscono questo quadro e lo riportano in mappe locali, con l’indicazione di canali urbani critici, aste torrentizie, versanti instabili e tratti di costa esposti.
Interventi dopo, non prima
Nei punti fissati da anni in queste mappe, gli interventi strutturali risultano limitati e frammentari. In molti casi si è intervenuti dopo l’evento, con lavori di ripristino e di somma urgenza. Operazioni necessarie per riaprire strade e servizi, che però non modificano le condizioni di vulnerabilità. Le aste torrentizie segnalate come critiche tornano a esondare nel 2020, nel 2022-2023, nel 2024 e con Harry nel 2026. I quartieri bassi continuano a subire allagamenti. I tratti di costa esposti registrano danni ricorrenti. Negli ultimi 20 anni la spesa pubblica per le emergenze meteo in Calabria supera i 700 milioni di euro. La cifra emerge dalla somma degli stanziamenti autorizzati con delibere del Consiglio dei ministri e ordinanze della Protezione civile dal 2006 in poi. Considerati nel loro insieme, questi provvedimenti portano la spesa emergenziale oltre i 700 milioni, senza includere i costi sostenuti direttamente da Comuni, Province e Regione.
Prevenzione sottofinanziata
Le risorse destinate alla riduzione del rischio idrogeologico e costiero risultano inferiori. Gli interventi di prevenzione finanziati negli ultimi anni si collocano sotto i 200 milioni di euro, distribuiti su più annualità e su un numero limitato di opere. Le stesse aree colpite tornano più volte nei provvedimenti emergenziali. Gli interventi strutturali procedono con tempi più lunghi e risultati disomogenei. I segnali di cambiamento emergono anche dall’osservazione degli ecosistemi. In Sila, la ricerca naturalistica ha documentato presenze e comportamenti inediti. Le osservazioni ornitologiche condotte dall’esperto Gianluca Congi indicano nidificazioni a quote insolite, tra stagioni più lunghe e inverni meno continui. Sono elementi che si collocano in una tendenza più ampia, coerente con l’evoluzione climatica descritta dai rapporti regionali e nazionali.
Dati climatici e nuovi squilibri
I dati meteoclimatici mostrano per il Sud Italia un aumento delle temperature medie, periodi asciutti più lunghi e precipitazioni più concentrate. Ne conseguono, con riferimento alla Calabria, un importante stress idrico estivo, sistemi montani con ricarica delle sorgenti più breve, campagne ioniche esposte a piogge violente e siccità, coste sottoposte a mareggiate più energetiche. Nelle città emerge un punto debole ricorrente nelle parti basse, dove l’acqua trova spazio durante gli eventi intensi. La pressione tende a spostarsi verso aree più elevate, spesso prive di infrastrutture adeguate e caratterizzate da versanti fragili.
Una linea di lavoro
Negli ultimi anni, in Calabria, la frequenza degli eventi intensi pone questioni legate all’assetto dei centri abitati, alla gestione delle acque, alla difesa delle coste e all’uso del suolo. Per questo la Regione ha avviato una collaborazione con l’Ordine dei Geologi della Calabria e ha inserito competenze tecnico-scientifiche nelle scelte di pianificazione e prevenzione. Questa linea di lavoro interviene sulle cause della vulnerabilità, prima che gli effetti tornino a manifestarsi.