Magistrati in trincea e precari in piazza
L’Anno giudiziario di Reggio Calabria evidenzia l’emergenza giustizia. Organici scoperti, riforme contestate e lotta alla ’ndrangheta senza pause

REGGIO CALABRIA L’Anno giudiziario 2026 si è aperto a Reggio Calabria tra cerimonia e protesta, tra il silenzio solenne delle aule e il clamore della piazza. All’esterno della Corte d’Appello, tirocinanti e lavoratori precari della giustizia, insieme alla Fp Cgil, hanno dato vita a un sit-in determinato scandendo: “Stabilizzare chi lavora per la giustizia”. Francesco Callea, segretario generale Fp Cgil, ha spiegato che si tratta di lavoratori Pnrr che, pur essendo «dipendenti a tutti gli effetti», restano appesi a contratti in scadenza: «Senza queste professionalità il sistema non regge».
All’interno, la cerimonia si è aperta con l’Inno di Mameli, eseguito dal primo violino del Teatro “Francesco Cilea”, Pasquale Faucitano, e dagli archi. La presidente della Corte d’Appello, Caterina Chiaravalloti, ha tracciato un quadro senza filtri della giustizia nel distretto: anni di scopertura organica superiore al 50%, colmata solo nel 2025, con benefici ancora parziali sul funzionamento complessivo. Nel civile e nel penale il peso delle pendenze resta enorme, aggravato dai maxi processi di criminalità organizzata e da procedimenti “ipertrofici” che rallentano l’intera macchina giudiziaria.

Domenica Miele, componente del Csm, ha sottolineato il contesto delicato in cui operano i magistrati reggini, segnato dalla presenza storica della ’Ndrangheta: «L’indipendenza del singolo magistrato non è un dato scontato, ma un bene costituzionale che richiede tutela attiva e costante». Carichi di lavoro eccezionali, complessità investigative, pressioni mediatiche e rischi di delegittimazione rendono il magistrato particolarmente esposto. Miele ha lanciato un chiaro monito sulle riforme in discussione: «questo delicato equilibrio rischia di essere scosso», criticando la separazione delle carriere, il sorteggio secco e l’indebolimento del Csm.

Il procuratore generale Gerardo Dominijanni ha restituito l’immagine di una Procura sotto pressione ma pienamente operativa. Nel periodo 1° luglio 2024 – 30 giugno 2025, «i magistrati della Procura di Reggio Calabria hanno mantenuto un’elevata produttività», partecipando a 403 udienze e apponendo il visto a 7.404 sentenze, con riduzione delle pendenze e incremento delle definizioni rapide, anche nei procedimenti della Dda. L’attività internazionale contro la ’Ndrangheta ha avuto un ruolo centrale: «i gruppi criminali recuperavano ingenti carichi di cocaina provenienti dal Sud America», grazie a 46 rogatorie internazionali, 37 ordini europei di indagine, 10 estradizioni, 10 Squadre investigative comuni e 53 riunioni di coordinamento con altre Dda.
Nonostante carenze di personale e criticità infrastrutturali, anche le procure di Palmi e Locri hanno garantito efficienza, affrontando fenomeni complessi come sbarchi di migranti, reati contro fasce deboli, violenza di genere, delitti ambientali, coltivazione di canapa e circolazione di armi da guerra. Dominijanni ha sottolineato l’importanza di protocolli innovativi con le banche, «finalizzati a verificare se l’impresa ha margini per poter essere proficuamente amministrata e risanata», e ha denunciato la mancanza di strutture psichiatriche dedicate ai minori: «I minori che necessitano di cure vengono frequentemente trasferiti fuori regione… costituisce una grave emergenza sociale e morale». La chiusura del suo intervento è stata un richiamo etico: «La nostra cultura si fonda sul principio per il quale nessuno debba essere lasciato solo, soprattutto chi si trova in difficoltà… ciascuno di voi si adoperi in modo tangibile e responsabile. Così da essere, domani, persone migliori di quanto lo siamo oggi».
Il presidente dell’Ordine degli avvocati, Rosario Maria Infantino, ha richiamato l’attenzione sul nuovo Palazzo di Giustizia di Locri, definendolo «un presidio irrinunciabile di legalità». Ripercorrendo una vicenda iniziata nel 1992 e ancora incompiuta nonostante milioni di euro già spesi, Infantino ha parlato di una «rinnovata speranza» per la ripresa dei lavori, chiedendo «un monitoraggio attento e costante» per evitare ulteriori ritardi. Il tribunale, ha sottolineato, è «un presidio strategico di legalità e un motore di sviluppo civile e sociale», capace di rafforzare la centralità della Locride nel sistema giudiziario e di garantire che la giustizia «sia libera e alimenti fiducia, non cerchi consenso sociale». Infantino ha concluso con un messaggio chiaro: «Rafforzare il ruolo dell’avvocato non toglie potere alla Magistratura, ma garantisce l’equilibrio della giurisdizione».

La presidente della Giunta esecutiva sezionale dell’ANM di Reggio Calabria Antonella Stilo, richiama la campagna referendaria sulla riforma costituzionale della magistratura, evidenziando i rischi della proposta: «Occorre riaffermare con forza l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, che non sono formule vuote, ma valori che devono essere effettivi perché sostengono ed illuminano il principio della separazione dei poteri, oltre che il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge».
Sottolinea la lentezza dei processi, soprattutto civili, e il carico di lavoro dei magistrati: «I tempi ancora lunghi soprattutto delle cause civili non hanno soltanto ricadute economiche importanti, ma minano la fiducia dei cittadini nel sistema e rendono l’attesa di una decisione una vera e propria ingiustizia». E spiega: «La lentezza dei processi non è, tuttavia, espressione di inefficienza ed inoperosità dei magistrati italiani… l’Italia ha il più basso rapporto tra magistrati e popolazione in Europa».
Evidenzia la necessità di personale amministrativo stabile e dell’ufficio per il processo: «Le modalità della stabilizzazione devono essere tali da non disperdere le competenze acquisite dal personale oggi precario e funzionali alla creazione di una organizzazione della giustizia efficiente e adeguata alle esigenze dei cittadini».
Pur a fronte di criticità, garantisce l’impegno dei magistrati: «Noi magistrati continueremo comunque a fare la nostra parte, al fine di contribuire a migliorare l’efficienza del sistema giudiziario» e conclude riaffermando la funzione dei magistrati come custodi della legalità: «Assicuriamo che saremo… “agenti della Costituzione, attori nella difesa della legalità e della giustizia, presidio dei diritti di ogni persona”». (redazione@corrierecal.it)
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