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la perizia

Rapimento di Sofia Cavoto, Rosa Vespa «capace di comprendere il significato e le conseguenze delle proprie azioni»

Concluso il lavoro dei tre periti incaricati dal gup. «La gravidanza non ha rappresentato un delirio strutturato»

Pubblicato il: 03/02/2026 – 14:02
di Fabio Benincasa
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Rapimento di Sofia Cavoto, Rosa Vespa «capace di comprendere il significato e le conseguenze delle proprie azioni»

COSENZA E’ trascorso un anno dal rapimento della neonata Sofia Cavoto dalla clinica “Sacro Cuore” di Cosenza. Rosa Vespa (difesa dall’avvocato Gianluca Garritano e Teresa Gallucci) – accusata di aver portato via la piccola dalla struttura si è sottoposta – tra ottobre e novembre 2025 – a perizia psichiatrica come disposto dal giudice per le indagini preliminari di Cosenza Letizia Benigno. Che ha nominato tre periti: Michele Di Nunzio (psichiatra, psicoterapeuta, specialista in Criminologia Clinica e Psichiatria Forense, docente alla “LUMSA” di Roma), Gabriella Bolzoni (psicologa e criminologa) e Roberta Costantini (psicoterapeuta e psicologa giuridica). La famiglia della madre della piccola si è costituita parte civile tramite gli avvocati Chiara Penna e Paolo Pisani, affiancati da due consulenti Simonetta Costanzo e Flaminia Bolzan. Secondo l’accusa, Vespa avrebbe finto per nove mesi di essere incinta e di aver “partorito”, l’8 gennaio 2025, quando la piccola Sofia è stata sottratta ai genitori. La perizia è stata deposita negli scorsi giorni.

L’esito della perizia

L’esame si concentra sullo “stato di gravidanza” simulato dalla donna, ritenuta «consapevole dell’agito, mentre non si può escludere che durante la gravidanza immaginaria sia stata sostenuta da periodi di protratta sospensione della aderenza al reale preferendo viversi in una realtà autoreferenziale». Al netto delle azioni compiute, Rosa Vespa avrebbe assunto una serie di “cautele” come, ad esempio, «l’aver regolarmente evitato i normali accertamenti ginecologici che alla sua età sarebbero stati indispensabili e non solo “obbligatori”». L’analisi dei periti prosegue e segna un punto netto quando i tre ritengono che la paziente «non presenti una struttura psicotica». Di conseguenza, «la gravidanza non ha rappresentato un delirio strutturato, né una simulazione, ma una soluzione di conversione-somatica a un vuoto narcisistico-depressivo».
Il rapimento della piccola Sofia, dunque, sarebbe stato compiuto – da quanto emerge dalla relazione – in maniera «consapevole» e non segnato da un’azione psicotica. Ed ancora, la gravidanza, sebbene immaginaria, ha avuto un epilogo. Rosa Vespa si è resa protagonista di una narrazione che l’ha portata a dichiarare un parto che evidentemente non c’è stato. Una scelta, scrivono i professionisti, non «riconducibile a un raptus né a uno stato di scompenso psicotico acuto (…) si ritiene fosse capace di comprendere il significato e le conseguenze delle proprie azioni».

La risposta ai tre quesiti

Tre i quesiti ai quali i periti sono stati chiamati a rispondere dal gup. «Accertare se alla data di commissione del fatto di reato per cui si procede, esistessero in Rosina Vespa condizioni psico-fisiche idonee ad influire sulle capacita di comprensione ed autodeterminazione»; effettuare l’analisi delle «circostanze della condotta antecedente e concomitante o anche immediatamente successiva al rapimento» ed infine – in caso positivo – «accertare il grado e la persistenza di tali condizioni nonché la loro incidenza in chiave prognostica sulle future condotte dell’imputata».
La risposta fornita al primo quesito è netta: «Rosa Vespa (…) nel giorno in cui veniva commesso il fatto di reato per cui è imputata non presentava condizioni psichiche tali da determinare una infermità di mente».
In relazione al secondo quesito, «in assenza di infermità di mente non è necessario esprimersi in merito alla eventuale pericolosità sociale psichiatrica».
Il terzo e ultimo quesito, viene così sintetizzato dai tre periti. «Le circostanze all’interno delle quali si è mossa (Rosa Vespa, ndr) fino a porre in essere il fatto-reato l’hanno vista sempre aderente al piano del
reale
rispetto al quale si è saputa misurare con la dovuta circospezione, una adeguata scaltrezza, una avveduta prudenza». (f.benincasa@corrierecal.it)

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