Scontri a Torino, Piantedosi: «Complicità e coperture politiche dietro la violenza»
L’informativa in aula del ministro dell’Interno

«I disordini di sabato confermano il vero volto degli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente, talvolta anche grazie a coperture politiche ben identificabili. Credo che chi sfila a fianco di questi delinquenti finisca per offrire loro una prospettiva di impunità». Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nel corso dell’informativa alla Camera sugli scontri avvenuti a Torino durante il corteo pro Askatasuna. «E credo che faccia altrettanto – ha aggiunto – chi, più in generale, si avventura in riflessioni sociologiche sulla necessità di garantirne di fatto l’agibilità politica, assicurando loro anche spazi di proprietà pubblica sul presupposto dell’asserita utilità sociale delle loro attività. Così facendo si offre complicità e copertura a gruppi organizzati, rendendo poi alquanto difficile separarne, almeno in quota parte, le rispettive responsabilità». Secondo Piantedosi, «tanto più che Askatasuna, con un comunicato, ha rivendicato le azioni illegali poste in essere durante il corteo, esprimendo solidarietà ai tre arrestati e ribadendo pubblicamente quale fosse l’obiettivo della manifestazione». «Sarà massimo l’impegno affinché questa vile aggressione non resti impunita e abbia la risposta che merita da parte dello Stato», ha quindi sottolineato il ministro. Piantedosi ha infine invitato a «valutare il sostegno dato alla manifestazione da coloro i quali ora intendono rimarcare la propria distinzione rispetto ai manifestanti violenti», aggiungendo che «è bene uscire da un’ulteriore ipocrisia riguardante la presunta differenza e distanza tra questi delinquenti e la gran parte dei cosiddetti manifestanti pacifici».
«Le Forze di polizia – ha concluso – riferiscono che a Torino, nel momento in cui la manifestazione si è predisposta alle violenze, molti dei cosiddetti manifestanti pacifici hanno fatto scudo fisico, anche aprendo gli ombrelli, per impedire che fossero visibili i gruppi più violenti mentre si travisavano e si attrezzavano per l’assalto e per resistere ai lacrimogeni».
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