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La logica non è sincera

Cesare Cremonini all’Unical per una lezione speciale. «La più grande fortuna? Essere stato scelto» – VIDEO

Il cantante incontra gli studenti. «Il palcoscenico fa un po’ paura, vivi per aspettare l’ispirazione»

Pubblicato il: 05/02/2026 – 16:46
di Fabio Benincasa
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Cesare Cremonini all’Unical per una lezione speciale. «La più grande fortuna? Essere stato scelto» – VIDEO

RENDE Un pomeriggio come tanti, passi veloci nei corridoi, caffè insieme ai colleghi di corso, i soliti ripassi prima della lezione in aula con la testa al prossimo esame da sostenere. All’Università della Calabria, la solita routine è interrotta da una visita a sorpresa: Cesare Cremonini al Tau, il teatro auditorium dell’Unical. E non per una semplice visita istituzionale, ma per un incontro vero, una lezione speciale dedicata agli studenti. La lezione è “L’amore non è mai logico, poetica dell’amore nell’era dei social media”. Cesare Cremonini e Lucio Presta dialogano con la comunità accademica. Si tratta di un incontro organizzato dal professore Giovanni Trebisacce, nell’insegnamento di Pedagogia sociale del corso di laurea in Scienze dell’Educazione. La curiosità è tanta. La sorpresa è esplosa in pochi secondi, con la velocità tipica delle notizie che oggi rincorriamo sui social: una storia su Instagram, uno scatto “rubato”. Cesare Cremonini entra in aula, pardon a teatro, il tempo per un istante si ferma.

L’introduzione del Rettore

Stasera la logica non è sincera“, canta Cesare. Il Rettore Gianluigi Greco si sofferma sulla metafora del “ramo secco” di Stendhal utilizzata per descrivere il processo dell’innamoramento. «Un ramoscello spoglio immerso nelle miniere di sale di Salisburgo si ricopre di cristalli brillanti, trasformando l’oggetto in qualcosa di perfetto, proprio come la mente umana idealizza il partner». La metafora di Stendhal si contrappone alla logica della realtà hegeliana.

Il valore della scelta

Emozionato, Cesare Cremonini prende la parola per un intervento dedicato al valore della scelta. «Forse ho avuto la più grande fortuna, sono stato scelto: dai miei amici, dai miei genitori e dal produttore che mi ha scoperto quasi per caso». L’ex leader dei Lunapop sottolinea «l’importanza dell’essere scelti» e «non ho mai preteso di scegliere il mio destino. Quattro anni fa ero a Sanremo, sono stato fortunato. Quando qualcuno ti sceglie non bisogna tradire quella fiducia, è un peccato mortale».
Cremonini ha paura di qualcosa? «Il palcoscenico fa paura». La grande forza di un’artista «è avere anche un po’ di paura, le canzoni si scrivono perché passi venti ore al giorno sul pianoforte. Vivi con i il terrore che quando l’ispirazione arriva non sei pronto a coglierla, allora meglio farsi trovare al posto giusto». Cesare poi ricorda un concerto gratuito a Rende, nel 2007, «in un momento particolare della carriera».

I racconti di Presta

Manager di successo, il cosentino Lucio Presta ricorda il passato da ballerino, la fortuna di aver avuto l’occasione per entrare in un mondo complesso come quello dello spettacolo e la capacità di scegliere (tema che torna sempre) le persone giuste con le quali collaborare. E poi l’aneddoto. «Quando ho incontrato Cesare Cremonini a Bologna, lo convinco a venire a Sanremo con me. Quando cerco di convincere gli artisti solitamente faccio scegliere il menù a loro, con Cesare abbiamo mangiato tortellini». Saranno necessari un altro pranzo e «sette mesi di lavoro per avere Cremonini ospite al Festival. Più faticoso di lui è stato solo portare Mattarella».

Il racconto inedito

«Una canzone non dimostra mai niente, sposa l’ambiguità come forma di comunicazione. Non è una tesi di laurea, non deve necessariamente essere compresa da tutti». Cesare Cremonini raggiunge il pianoforte sul palco, è il momento di suonare. «È la prima canzone che ho scritto a 15 anni ed ero innamorato di una ragazza di Pianoro sulle colline di Bologna. Andavo a mare a Maratea, ad un passo dalla Calabria e ad un passo dalla Campania. Avevamo una piccola casa dove ho trascorso gli agosto degli anni ’80 e ’90 e sotto un albero di limoni – sul terrazzo di una casa a Maratea – ho immaginato questa canzone». Che faceva così “vorrei, vorrei…”. (f.benincasa@corrierecal.it)

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