La lunga vicenda di Luciano Camporesi, dal blitz “Pollino” al rientro in Italia
Dall’operazione del 2018 alla condanna a 22 anni, passando per la detenzione turca e i mesi in un limbo nei centri migranti, il 50enne è stato coinvolto nelle reti delle cosche della Locride

Il ritorno in Italia di Luciano Camporesi, avvenuto nei giorni scorsi dopo anni di latitanza e una complessa detenzione in Turchia, ha chiuso – almeno sul piano logistico – una delle vicende giudiziarie più controverse legate all’operazione “Pollino”, la maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria contro il traffico internazionale di droga gestito dalle cosche della Locride.
Camporesi, 51 anni, originario di Rimini, era irreperibile dal 5 dicembre 2018, quando riuscì a sottrarsi all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria. L’indagine “Pollino – European ’ndrangheta connection”, condotta in collaborazione con diverse forze di polizia europee, aveva svelato un’organizzazione capace di muovere ingenti carichi di stupefacenti tra Sud America, Italia ed Europa nord-occidentale, con epicentro nella Locride.
Secondo gli atti giudiziari, Camporesi era ritenuto parte integrante dell’associazione finalizzata al traffico di droga, con rapporti diretti con esponenti della cosca Pelle di San Luca, tra cui Domenico Pelle, e con Giovanni Gentile. Gli investigatori gli attribuiscono un ruolo operativo di rilievo nella pianificazione delle rotte della droga, sfruttando anche una nave utilizzata ufficialmente per ricerche petrolifere, la “Remus”, battente bandiera panamense. Proprio a questa imbarcazione viene ricondotto il sequestro, nell’agosto 2018, di oltre 20 tonnellate di hashish da parte della Guardia di finanza al largo delle coste siciliane.
Dopo la fuga, Camporesi rimane latitante per anni, fino all’arresto in Turchia, avvenuto nel 2022 nella provincia di Antalya. Le autorità turche lo rintracciano in possesso di documenti falsi, al termine di un’attività di cooperazione internazionale che ha coinvolto la Direzione investigativa antimafia, il Servizio centrale operativo e la Squadra mobile di Reggio Calabria, nell’ambito del progetto I-Can. In quel periodo, il suo nome figura anche nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità.
Nel frattempo, in Italia, il procedimento giudiziario va avanti. Il 3 febbraio 2022 il Tribunale di Locri lo condanna in primo grado, in contumacia, a una pena superiore ai 22 anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti aggravato dal metodo mafioso. Il processo d’appello, incardinato a Reggio Calabria, resta però sospeso per l’assenza dell’imputato.
In Turchia Camporesi sconta una pena di circa un anno e mezzo in un carcere di massima sicurezza per i reati legati all’uso di documenti falsi. Una volta espiata la condanna locale, a partire dal 2024, la sua posizione si complica ulteriormente: non viene immediatamente estradato né rimpatriato e finisce in una sorta di limbo giuridico, prima trattenuto e poi trasferito in centri per migranti irregolari, nonostante la formale disponibilità a rientrare in Italia per affrontare la giustizia.
Come riportato nei giorni scorsi dal Fatto Quotidiano primo del ritorno dell’uomo in Italia, durante il periodo successivo all’espiazione della pena in Turchia Camporesi sarebbe rimasto a lungo trattenuto nei centri per migranti anche per ragioni non esclusivamente burocratiche. Al suo legale, l’avvocato Gioacchino Genchi, sarebbe stato fatto intendere che il nome del 51enne potesse rientrare in più ampie interlocuzioni tra Ankara e Roma su altri detenuti, una sorta di possibile “merce di scambio” mai ufficializzata. Nello stesso periodo Camporesi avrebbe vissuto in condizioni definite difficili, peggiori rispetto alla precedente detenzione carceraria, condividendo le strutture con centinaia di migranti irregolari e segnalando anche problemi di salute. Ricostruzioni che non hanno trovato conferme ufficiali da parte delle autorità italiane o turche.
Il suo legale più volte informa le autorità italiane della volontà del cliente di costituirsi spontaneamente. Nel dicembre 2024 arriva anche il via libera delle autorità turche all’estradizione, ma per mesi manca il passaggio conclusivo da parte dell’Italia. Camporesi rimane così in “confinamento amministrativo” fino al novembre 2025, quando, pur risultando formalmente libero per lo Stato turco, viene ancora trattenuto in attesa di istruzioni.
Solo lo scorso gennaio si è sbloccata definitivamente la situazione. Il 17 gennaio, accompagnato dalla polizia turca, Camporesi è stato imbarcato su un volo per Roma e consegnato alle autorità italiane all’aeroporto di Fiumicino, segnando la fine di una lunga fase di incertezza durata anni. (redazione@corrierecal.it)
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