La metamorfosi del crimine in Cile, la figura del Tren de Aragua e l’ombra della ‘ndrangheta
L’allarme del procuratore Vásquez e del direttore Castillo Val: «Il traffico è diventato bidirezionale». Il ruolo centrale del porto di San Antonio e il pericolo Fentanyl

ROMA Nuovi scenari e nuovi pericoli collegati all’espansione e alla nascita di una «nuova forma» di criminalità organizzata in Cile. È questo il monito lanciato dal Procuratore Generale Ángel Valencia Vásquez e da Ignacio Castillo Val, direttore dell’Unità criminalità organizzata, durante un’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie. Al centro dell’interesse il filone di indagine dedicato al crimine organizzato transnazionale, con particolare riguardo alle rotte del narcotraffico.
Argentina, Paraguay, Cile e Uruguay, i Paesi sudamericani in cui le organizzazioni mafiose italiane, e in particolare la ‘ndrangheta, ha trovato terreno fertile per estendere a livello globale gli affari derivanti dal traffico di sostanze stupefacenti, in particolare di cocaina.
La metamorfosi del crimine cileno e la figura del Tren de Aragua
Secondo quanto riferito dagli investigatori sudamericani, il volto della criminalità cilena è cambiato radicalmente negli ultimi cinque anni. Secondo Castillo Val, non ci troviamo più di fronte a semplici bande locali, ma a vere organizzazioni transnazionali «multiscopo». «Abbiamo assistito a una crescita esponenziale di reati un tempo rari nel nostro Paese», ha spiegato Castillo Val. Il riferimento è al «sicariato», ossia omicidi su commissione, ai sequestri a scopo di estorsione e all’introduzione del «pizzo». A questo si affianca una sofisticata evoluzione tecnologica: «l’uso di criptovalute per il riciclaggio e la vendita di prodotti illeciti».
Al centro dell’analisi figura il Tren de Aragua. L’organizzazione di origine venezuelana ha ormai assunto il controllo di territori e carceri, reinvestendo i proventi in Venezuela ma mantenendo basi operative solide in Cile. Ma la vera novità riguarda le rotte, con «il consolidamento di un traffico bidirezionale tra Europa e Sud America». L’allarme si estende alle nuove sostanze, la preoccupazione principale riguarda il Fentanyl: «L’80% dell’Ecstasy sequestrato in Sudamerica proviene da triangolazioni tra Brasile, Argentina e Cile», ha sottolineato Castillo Val, aggiungendo che sono stati individuati tentativi di installare laboratori di metanfetamina direttamente sul suolo cileno per massimizzare i profitti.
Il fulcro del sistema di narcotraffico per vie marittime è il porto di San Antonio. «I container vengono spesso “contaminati” in loco», ha spiegato la delegazione cilena, spiegando come l’organizzazione logistica sia favorita anche dai corridoi terrestri con la Bolivia e da un’industria chimica interna che facilita il reperimento di precursori per la cocaina.
Il ruolo della ‘ndrangheta
Nel corso dell’audizione, è emerso che il legame con l’Italia è documentato da indagini cruciali come le operazioni “Rebuffo” e “Magma”. Al centro ci sono in particolari operazioni che hanno dimostrato legami con la ‘ndrangheta. Sul punto il direttore dell’Unità criminalità organizzata ha spiegato: «Per quanto riguarda la ‘ndrangheta, diciamo che c’è un vincolo, un vincolo in generale con le organizzazioni italiane. Alcune indagini in corso, non posso anticipare molto, hanno dimostrato che ci sono rapporti con organizzazione criminali che si occupano del traffico di droghe. Ma anche con lo spostamento di proventi criminali, che passano da un’organizzazione all’altra».
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