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LA TESTIMONIANZA

«Mi batto per una giustizia più giusta. Andrò a votare con la foto di Enzo Tortora»

Francesca Scopelliti, calabrese, compagna del giornalista e conduttore, a Soverato per un incontro a sostegno del sì alla riforma

Pubblicato il: 05/02/2026 – 16:45
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«Mi batto per una giustizia più giusta. Andrò a votare con la foto di Enzo Tortora»

SOVERATO «Bisogna andare a votare sì: per una giustizia più giusta, per liberare i magistrati dal potere correntizio e anche pensando a Enzo Tortora, morto di mala giustizia. In un Paese democratico e civile non è accettabile che si muoia di giustizia». Francesca Scopelliti è la presidente del Comitato nazionale “Cittadini per il Sì”: calabrese (è originaria di Nicotera), già parlamentare, è stata la compagna di Enzo Tortora, e in queste settimane è impegnata in prima linea nel dibattito sulla riforma della giustizia in vista del referendum.  In un incontro pubblico a Soverato Francesca Scopelliti ha portato la sua testimonianza al tempo stesso politica e di vita.

«Una riforma al tempo stesso piccola e grande»

«Il 22 e il 23 marzo – ha detto Francesca Scopelliti parlando con alcuni giornalisti – siamo chiamati alle urne per dire un sì o un no a una piccola ma grande riforma che riguarda il mondo della giustizia. Sappiamo bene che la giustizia in Italia presenta molte pecche: lacune, contraddizioni e malfunzionamenti che hanno reso possibili casi drammatici come quello di Enzo Tortora. Un uomo perbene, arrestato senza prove, condannato senza prove e poi, finalmente, assolto in appello. Parlo di una piccola grande riforma: piccola perché, se si legge il testo costituzionale che viene corretto, si tratta di pochi interventi mirati, grande perché incide profondamente sul funzionamento della giustizia. La riforma prevede la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura requirente. È un cambiamento importante, perché – ha sostenuto Francesca Scopelliti – può rendere la giustizia più giusta e prevenire comportamenti che spesso sono all’origine degli errori giudiziari.  È una riforma grande anche per ciò che riguarda il Csm, che non sarà più espressione delle correnti – vere strutture di potere che ne condizionano l’autonomia – ma verrà composto tramite sorteggio. Il sorteggio libera la magistratura dal potere delle correnti e rende i magistrati più indipendenti. Questa riforma va quindi a favore di quella che Enzo Tortora chiamava la “magistratura di giustizia”, a dispetto di quella “magistratura di potere” che oggi si comporta come un vero e proprio partito politico, schierandosi apertamente per il no al referendum».

«Anm ormai soggetto politico»

Non manca una “stoccata” al fronte del No e in particolare all’Anm che – ha proseguito Francesca Scopelliti – «non è un’istituzione costituzionale, ma un’associazione privata che gestisce il potere interno attraverso le correnti. In questa occasione ha deciso di indossare la casacca politica e di schierarsi apertamente per il no, con una campagna referendaria spesso aggressiva, a volte persino volgare, fondata su argomentazioni false. Si sostiene, ad esempio, che la riforma sottoporrebbe i magistrati al potere politico: non è vero. L’articolo 104, così come modificato, ribadisce e rafforza l’indipendenza non solo dei giudici, ma anche dei pubblici ministeri, cosa che nel testo precedente non era affermata in modo altrettanto chiaro».

La dedica a Enzo Tortora

«Dedico questa battaglia a Enzo Tortora», ha quindi aggiunto Francesca Scopelliti. «Andrò a votare con la sua foto, perché sono passati 42 anni dal suo caso e nessun governo ha mai avuto il coraggio o la cultura di analizzare fino in fondo quella vicenda, come un’autopsia, per capire le cause di quel crimine giudiziario e trovare le cure necessarie. Non lo hanno mai fatto. Dopo 42 anni di lotta per la giustizia giusta, una battaglia dura e spesso solitaria, non pensavo di arrivare a questo punto. E invece – ha concluso Francesca Scopelliti – sono felice: questo referendum, nonostante la mia età, mi ha restituito energia, forza e voglia di andare avanti. Lo devo a Enzo Tortora e al rispetto per la sua battaglia politica e civile dopo l’arresto». (a. c.)

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