Droga nel Reventino, lo spaccio a “filiera corta” nel silenzio del lockdown – NOMI
La Procura di Lamezia chiude le indagini per 7 persone tra cui il “capo” della rete di micro-spaccio attiva tra Soveria Mannelli e Decollatura anche durante la pandemia

LAMEZIA TERME Un’inchiesta che ha fotografato una rete di micro-spaccio molto ben radicata nell’area del Reventino – e in particolare nei territori tra Soveria Mannelli e Decollatura – in grado di operare in modo continuativo anche durante fasi delicate del lockdown da Covid-19, quindi durante il periodo estate–autunno del 2020. Queste le accuse formulate nei confronti di 7 indagati per i quali la Procura di Lamezia Terme – guidata dal facente funzioni Vincenzo Quaranta – ha chiuso le indagini al termine dell’operazione “Reventino in Lockdown”.
Si tratta di: Luigi Cimino (1987) di Soveria Mannelli; Mauro De Grazia (1988); Francesco Donato (1977); Carlo Edoardo Milano (1970); Luca Milano (1971); Carmelo Nero (1971) di Taranto; Angela Perri (1987).
“Reventino in Lockdown”
Quello che emerge dall’indagine, condotta sul campo dal RON dei Carabinieri di Lamezia Terme, è un sistema ben strutturato e organizzato a “filiera corta” e che fa leva sulla costante necessità di soddisfare le richieste degli assuntori del territorio montano del Reventino che, secondo le indagini, costituivano ormai un bacino stabile. Figura centrale in questo sistema ancora ipotizzato nella fase accusatoria sarebbe Luigi Cimino al quale la Procura contesta il reato di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, in continuazione. I militari dell’Arma avrebbero documentato almeno una cinquantina di episodi di cessione di droga (per lo più eroina) proprio tra luglio e novembre 2020, ad un prezzo variabile tra le 50 e le 200 euro tra Soveria Mannelli, Decollatura, Colosimi, Marcellinara e Pedivigliano.
Spaccio di prossimità
Un’organizzazione dedita allo spaccio definita “semplice” e “di prossimità”, con attività stabili e ripetute, capace però di reggersi nel tempo proprio grazie proprio alla sua semplicità e che ruotava attorno alla figura di Luigi Cimino, deputato anche al reperimento della droga fuori regione e, in questo caso particolare, in Campania. Negli atti dell’indagine si parla di Caivano e, in particolare, del Parco Verde. Non un luogo casuale, ma uno dei principali hub storici del narcotraffico al dettaglio in Campania, punto di rifornimento per reti che operano anche fuori regione. Per gli inquirenti si tratta di una scelta quasi necessaria: rifornirsi lontano dalla Calabria risponde ad alcune logiche a cominciare dai prezzi più bassi, la disponibilità costante e, soprattutto, il quasi anonimato rispetto al territorio calabrese di riferimento.
Smercio e spaccio di droga in lockdown
Attorno alla figura di Cimino – secondo quanto è emerso dalle indagini – una “costellazione” di acquirenti abituali. Indagini chiuse, ad esempio, per Francesco Donato al quale è contestata la detenzione per uso non esclusivamente personale, con ripetuti acquisti da Cimino mentre in alcuni capi è indicato come destinatario finale, in altri come soggetto inserito in una dinamica abituale di rifornimento. Sono, invece, molto più marginali le posizioni degli altri indagati: Mauro De Grazia, i fratelli Carlo Edoardo Milano e Luca Milano, Carmelo Nero e Angela Perri, tutti a vario titolo indagati per il reato di detenzione di sostanza stupefacente.
Spaccio “capillare” nell’entroterra
Quello scoperto dagli inquirenti, dunque, è un’attività di spaccio silenziosa, quotidiana, inserita nel tessuto di comunità piccole e solo in apparenza marginali, in grado di andare ben oltre le difficoltà di un periodo estremamente complesso come quello del lockdown legato alla pandemia, tra divieti e restrizioni. Un’indagine che mette in evidenza anche un altro aspetto non meno importante e cioè il consumo e lo smercio di stupefacenti in modo tanto capillare anche in un piccolo centro dell’entroterra calabrese. (g.curcio@corrierecal.it)
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