La faida tra rom a Reggio Calabria sfociata nell’omicidio Morelli. L’astio e la vendetta giurata: «Ve la faccio pagare»
Alla base «questioni criminali e di spartizione del territorio». Lo sfondo entro il quale si è consumato il delitto, nelle motivazioni della sentenza

REGGIO CALABRIA Uno «storico astio» tra famiglie rom, definita una vera e propria «faida» sfociata nell’omicidio di Nino Morelli, il 29enne ucciso l’11 maggio 2023 nel rione Marconi di Reggio Calabria. Il giovane sarebbe stato «punito» dal cognato, contro di lui si sarebbe consumata una vendetta maturata in un clima di violenza sistematica tra famiglie. È questo lo sfondo entro il quale si è consumato il delitto, come emerge dalle motivazioni della sentenza, che ha inflitto l’ergastolo a Damiano Bevilacqua, esecutore materiale dell’omicidio, e 16 anni a Saverio Bevilacqua. Assolta invece Letizia Bevilacqua.
La faida tra famiglie rom
Non un semplice diverbio, ma una «storica conflittualità». Valentina Morelli, sorella della vittima ed ex compagna di Damiano Bevilacqua, ha consegnato ai giudici una testimonianza che squarcia il velo sul contesto entro il quale è stato ucciso il fratello. Alla domanda sulle ragioni di tanta violenza, la donna ha risposto: «Guardate, una faida vecchia che forse io non ero manco nata. Cioè le faide che ci sono tra di loro, tra i Rom». Per i giudici, queste parole sono la prova di un conflitto legato a «questioni criminali e di spartizione del territorio». La Corte è perentoria sul punto: «Le condotte tenute dai due fratelli, Gianluca e Vito Morelli, si inseriscono, in maniera del tutto coerente, nella realtà conflittuale tra le famiglie Morelli/Bevilacqua».
L’affronto in ospedale e la promessa di morte
Tutto precipita quando Valentina decide di non tacere più sulle percosse subite. Mentre è ricoverata per una frattura al naso, il fratello Nino affronta Damiano Bevilacqua, che si presenta in reparto. L’alterco è violento. Nino gli urla contro: «Con sta faccia di merda sei venuto pure qua, dopo che l’hai combinata così?». La risposta dell’imputato, messa a verbale come una vera e propria sentenza anticipata, è gelida: «Statti zitto, sennò poi ti faccio… ve la faccio pagare». Secondo la Corte, questa frase «è sintomatica del rancore che Bevilacqua Damiano nutriva nei confronti della famiglia dell’ex compagna e profetizza qualcosa che è destinato ad accadere e che poi effettivamente accade».
La Corte conclude che l’omicidio è stato mosso da «motivi abietti», una vendetta trasversale contro un giovane descritto come una «persona diversa da tutti» i suoi familiari. «Nino Morelli – si legge nelle motivazioni – era del tutto estraneo alle dinamiche conflittuali e criminali che interessavano la sua famiglia e quella del Bevilacqua».
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