Cocaina e marijuana oltre lo Stretto, smantellato il corridoio della droga Calabria–Messina
Ventisei indagati e nuove misure cautelari nell’inchiesta della Procura di Messina. Al centro i rifornimenti dalla provincia di Reggio Calabria

LAMEZIA TERME Un’organizzazione strutturata, armata e radicata che avrebbe trasformato il collegamento tra Aspromonte e Sicilia in un corridoio stabile per il rifornimento di droga destinata al mercato messinese. Cocaina, marijuana, hashish e crack: questa la droga che il gruppo individuato dagli inquirenti sarebbe stato in grado di acquistare e spacciare nella città dello Stretto, e in particolare nel rione Cep, sfruttando dunque i contatti e i rifornimenti stabili con la Calabria.
Nuove misure, 26 indagati
L’inchiesta della Procura di Messina ha portato all’individuazione di 26 indagati e alla misura cautelare di altri 8 nuovi soggetti rispetto alla misura che, a gennaio, aveva già interessato altre 15 persone. Secondo quanto emerso, dunque, al vertice dell’organizzazione, secondo l’impostazione accusatoria, ci sarebbe Antonino Guerrini, indicato come promotore e coordinatore del gruppo. Sarebbe stato lui a gestire i contatti con i fornitori, a pianificare le partite di droga e a organizzare la distribuzione sul territorio, avvalendosi di una rete di collaboratori con compiti specifici: chi si occupava del trasporto, chi della custodia dello stupefacente, chi delle consegne al dettaglio. Base operativa del sodalizio sarebbe stata la sala biliardi del villaggio Cep, ritenuta dagli inquirenti un punto di incontro strategico per pianificare le forniture e mantenere i contatti con gli acquirenti, oltre all’abitazione di alcuni sodali utilizzata come luogo di stoccaggio.
I rifornimenti dalla Calabria
Ma l’aspetto cruciale dell’inchiesta è, come detto, il collegamento con la Calabria, terra di approvvigionamento indispensabile per la sostanza stupefacente. Droga che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, partiva dalla provincia di Reggio Calabria. In più episodi contestati, la droga – in particolare cocaina e marijuana – sarebbe stata trasportata dalla Calabria a Messina da soggetti originari dell’area aspromontana. Tra questi figurano Giuseppe Alvaro, nato a Cinquefrondi e residente a Sinopoli, indicato come colui che «avrebbe ceduto almeno un chilogrammo di cocaina», e Sebastiano Marino, nato a Reggio Calabria, «ritenuto coinvolto nel trasferimento delle partite verso la Sicilia». In un altro episodio viene citato Giuseppe Strati, residente a Bruzzano Zeffirio, che avrebbe «trasportato marijuana oltre lo Stretto». Secondo l’impostazione accusatoria, si tratterebbe di «rifornimenti non occasionali ma inseriti in una dinamica stabile» ovvero attraverso consegne effettuate direttamente ai referenti messinesi. I pagamenti, in un caso, avrebbero superato anche i 30mila euro. Insomma, quello emerso dall’inchiesta messinese sarebbe a tutti gli effetti un asse operativo che collegava l’area tirrenica reggina al villaggio Cep, trasformando il passaggio sullo Stretto in uno snodo strategico per alimentare le piazze di spaccio cittadine. (g.curcio@corrierecal.it)
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