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la ricostruzione dei fatti

Ponte di Longobucco, dal crollo alle responsabilità. La Corte dei conti chiede i danni

Il 3 maggio 2023 il viadotto Ortiano II cede sotto la piena del Trionto. Proteste, fondi sbloccati, avvio dei lavori, inchieste e ora il giudizio per quattro tecnici

Pubblicato il: 11/02/2026 – 11:33
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Ponte di Longobucco, dal crollo alle responsabilità. La Corte dei conti chiede i danni

COSENZA Il 3 maggio 2023 il viadotto “Ortiano II”, lungo la Strada statale 177 Sila-Mare, nel territorio di Longobucco (nel Cosentino), crolla sotto la spinta della piena del fiume Trionto. In pochi minuti viene spazzata via una campata di un’infrastruttura inaugurata nel 2016 e concepita come snodo strategico per collegare l’entroterra silano alla costa ionica, riducendo l’isolamento storico di uno dei comuni montani più interni della Calabria.
A oltre due anni e mezzo di distanza, oggi la vicenda si è arricchita di un nuovo capitolo giudiziario: la Procura regionale della Corte dei conti della Calabria ha contestato a quattro soggetti un presunto danno erariale superiore a 4 milioni di euro, ritenuto conseguenza del crollo. Ma per comprendere la portata di quest’ultimo sviluppo occorre ripercorrere, in ordine cronologico, i fatti e le reazioni che hanno segnato questa storia.

3 maggio 2023: il crollo

Nel pomeriggio del 3 maggio 2023, a seguito di abbondanti precipitazioni che ingrossano il torrente Trionto, una delle campate del viadotto “Ortiano II” cede. La strada era stata chiusa al traffico in via precauzionale da Anas meno di due ore prima del collasso: una decisione che si rivelerà determinante per evitare vittime.
L’opera faceva parte del IV lotto della Mirto-Longobucco-Sila, un tracciato composto complessivamente da sei viadotti, pensato per garantire un collegamento più rapido tra la Sila e la fascia ionica cosentina. L’impatto sull’opinione pubblica è immediato: indignazione, allarme e interrogativi su come un’infrastruttura così recente possa cedere sotto la spinta di una piena, pur eccezionale.

Maggio-luglio 2023: le prime reazioni politiche e istituzionali

Il 9 maggio 2023 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti rende noto che il vicepremier e ministro Matteo Salvini segue con la massima attenzione la vicenda. L’obiettivo dichiarato è verificare eventuali responsabilità. Anas dispone un’inchiesta interna.
Il 24 maggio il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, interviene pubblicamente sostenendo che il ponte «non aveva fondamenta», precisando tuttavia che, secondo le norme vigenti all’epoca della progettazione, determinate soluzioni non erano obbligatorie. Le sue parole alimentano il dibattito tecnico e politico sulla qualità della progettazione e sulla collocazione dell’opera in un alveo fluviale.
Nel frattempo cresce la tensione sul territorio. Il 22 giugno l’allora segretario della Cgil Calabria, Angelo Sposato, denuncia ritardi nella riapertura del tratto stradale e parla di comunità «completamente isolata», sollecitando interventi straordinari e ipotizzando persino il supporto del Genio militare.
Il 30 giugno il Partito democratico organizza una manifestazione a Longobucco per esprimere solidarietà alla comunità e richiamare l’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali. Il tema dell’isolamento e del rischio spopolamento delle aree interne diventa centrale nel confronto politico.
Il 6 luglio viene annunciato lo sblocco di 9 milioni di euro da parte del Mit per la messa in sicurezza e la riapertura del tratto a monte della SS177. Pochi giorni dopo, il 15 luglio, Cgil, Cisl e Uil chiedono un incontro urgente al governatore Occhiuto per affrontare la «grave situazione» determinata dal crollo dell’unica arteria di collegamento.

Autunno 2023: la protesta e il cronoprogramma Anas

L’8 novembre 2023 una delegazione di amministratori, sindacati, comitati e cittadini protesta davanti alla sede regionale Anas di Catanzaro, denunciando ritardi e carenza di informazioni sui tempi di ricostruzione.
Al termine dell’incontro con i manifestanti, il responsabile della Struttura territoriale Anas Calabria, Francesco Caporaso, conferma un cronoprogramma di 24 mesi, illustrato già a settembre al presidente della Regione. La riapertura viene dunque prospettata entro due anni dall’avvio dell’iter operativo.
Caporaso sottolinea la complessità dell’opera, realizzata quasi interamente in alveo, e precisa che il viadotto non era stato costruito da Anas, che ne aveva assunto la gestione solo successivamente.

2024: sit-in, consegna dei lavori e avvio della demolizione

Il 24 febbraio 2024, a quasi dieci mesi dal crollo, i cittadini tornano in piazza: «Non ce la facciamo più», denunciano, evidenziando disagi quotidiani e difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari.
Il 30 aprile 2024 arriva un passaggio atteso: Anas consegna ufficialmente i lavori per la ricostruzione del ponte. Il progetto prevede una fase di demolizione delle strutture residue e una successiva realizzazione del nuovo viadotto, con opere collaterali per la mitigazione del rischio idraulico. Il 7 giugno 2024 il Mit annuncia che il 10 giugno inizieranno i lavori di demolizione. L’intervento viene nuovamente seguito dal ministero come opera simbolica per il territorio.

Maggio 2025: chiusura delle indagini penali

A due anni dal crollo, il 14 maggio 2025, la Procura della Repubblica di Castrovillari chiude le indagini notificando l’avviso a 12 persone. Tra gli indagati figurano componenti della commissione di gara, il Rup, il direttore dei lavori, il legale rappresentante della ditta aggiudicataria, membri della commissione di collaudo, tecnici e dirigenti Anas. Secondo l’impostazione accusatoria, il crollo sarebbe stato causato dall’assenza dei micropali previsti dal progetto originario: il bando richiedeva 32 micropali sotto tutti i plinti di fondazione per evitare fenomeni di scalzamento, ma la proposta dell’impresa aggiudicataria ne avrebbe previsti soltanto 15, con variazioni ritenute sostanziali rispetto alle prescrizioni iniziali. Il cedimento si verificò durante la piena del Trionto, ma per l’accusa la causa determinante sarebbe riconducibile a carenze progettuali e realizzative. Lo scorso dicembre il caso è finito in parlamento: la deputata del Movimento 5 Stelle Anna Laura Orrico ha presentato una interrogazione al ministro Salvini chiedendo di «fare chiarezza sulla vicenda ed in particolar modo sugli effettivi tempi di consegna del nuovo viadotto».

La Corte dei conti contesta un danno erariale da oltre 4 milioni

L’ultimo sviluppo è arrivato appunto oggi, 11 febbraio 2026. La Procura regionale della Corte dei conti della Calabria ha contestato a quattro persone un presunto danno erariale superiore a 4 milioni di euro derivante dal crollo del viadotto “Ortiano II”. Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza di Catanzaro, hanno ricostruito l’intera vicenda amministrativa: dalla procedura di appalto integrato espletata nel 2005 dalla Comunità montana “Sila Greca/Destra Crati”, ente attuatore, fino al collasso del 3 maggio 2023. Secondo l’impianto della Procura contabile, il crollo sarebbe stato determinato da un difetto di progettazione e realizzazione. L’atto di citazione per danno erariale è stato notificato al responsabile unico del procedimento (Rup), al direttore dei lavori e a due componenti della commissione di collaudo. La contestazione riguarda l’impatto economico sulle finanze pubbliche: risorse impiegate per un’opera risultata strutturalmente inadeguata e poi distrutta, oltre ai costi connessi agli interventi successivi.

Un simbolo delle fragilità infrastrutturali

Il caso del ponte di Longobucco è diventato, nel tempo, il simbolo delle criticità infrastrutturali delle aree interne calabresi: opere attese per decenni, realizzate con l’obiettivo di colmare divari storici, ma vulnerabili sotto il profilo tecnico e amministrativo. Oggi il procedimento davanti alla Corte dei conti apre il fronte della responsabilità erariale, che si affianca a quello penale ancora in corso. Resta sullo sfondo la questione principale per la comunità di Longobucco: il ripristino definitivo di un collegamento ritenuto vitale per il futuro economico e sociale del territorio. (fra.vel.)

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