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SETTE GIORNI DI CALABRESI PENSIERI

Anatomia dell’intervista a Gratteri diventata prima pagina nazionale

La Chiesa per il No e il ruolo della posizione del vicepresidente Cei Savino

Pubblicato il: 14/02/2026 – 6:55
di Paride Leporace
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Anatomia dell’intervista a Gratteri diventata prima pagina nazionale

«E nel nome del progresso il dibattito sia aperto, parleranno tutti quanti dotti medici e sapienti, tutti intorno al capezzale di un malato molto grave, anzi già qualcuno ha detto che il malato è quasi morto».
La canzone di Edoardo Bennato del 1977 mi sembra sia la colonna sonora ideale per commentare l’intervista esclusiva del Corriere della Calabria a Nicola Gratteri specificando che il malato quasi morto è la Giustizia italiana e che ai dotti e sapienti, al commento, si sono aggiunti tutti i “la qualunque” del tempo dei social.
Galeotta al successo mediatico la frasetta di Gratteri sollecitata da una domanda della giornalista: “In Calabria voteranno sì indagati, condannati e massoneria deviata, per il no le persone per bene”, caratterizzando solo due aree di votanti ma non tutti gli elettori. In un tempo in cui ogni virgola diventa capoverso sarebbe stato meglio specificare. Ci ha pensato Ermes Antonucci del Foglio, giornalista che pedina Gratteri sulla Rete, a far sì che lo stralcio diventasse virale nel pomeriggio rimbalzando alla sera come prima notizia dei Tg superando in curva anche il vertice pre-europeo della Meloni. E il tema del referendum sulla Giustizia da argomento ostico e tecnico da addetti ai lavori è diventato nazionalpopolare.
Ci sia concesso l’orgoglio di testata del risultato, non dimenticando la quota di fortuna che vive in ogni vicenda umana come Machiavelli scrisse nel descrivere le virtù del Principe. Provarci sempre nel giornalismo è la regola aurea. Molti meriti alla nostra direttrice Paola Militano che ha avuto l’intuito di commissionare l’intervista a Lucia Serino che da par suo ha “pedinato” Gratteri per l’intervista e ha offerto il passaggio rimbalzante grazie alla domanda giusta al momento del finale.
Mi sia concesso rivelare per l’un per cento il mio ruolo di co-producer televisivo, mansione cui anelo da sempre avendolo svolto nel cinema pubblico per lungo tempo. Il commento generale al passo audace di Gratteri è stato caotico, come si addice al tempo postmoderno.
Si pensi che un autorevole personaggio come Carlo Cottarelli ha scritto su X: “Spero che il Giornale di Calabria (sic) abbia interpretato male le sue parole”. Caro Cottarelli sarà bravo a tagliare le spese pubbliche ma come filologo di testi è abbastanza distratto considerato che l’intervista è stata televisiva ed è stata stravolta nell’interpretazione dei commentatori di parte.
Sul punto, più che le precisazioni di Gratteri a “Piazza Pulita”, è illuminante il commento di una giornalista acuta e onesta intellettualmente come Ida Dominjanni che ha scritto, a proposito dei colleghi che non vogliono avere logica: «Gratteri ha detto che in Calabria voteranno per il Sì condannati e mafiosi deviati, non ha detto che tutti quelli che votano Sì in Calabria e altrove lo sono. È come quando noi donne diciamo che tutti gli stupratori sono uomini e viene capito che tutti gli uomini sono stupratori». Dieci minuti di applausi. Bisogna aggiungere un dato rilevante per questa rubrica. Ovvero il voto referendario in Calabria.
Nicola Gratteri nella nostra regione è profondamente divisivo. Ha catalizzato da tempo dalla sua parte chi anela a una regione normale diventando, con protagonismo, zar della legalità senza lasciare spazio agli intoccabili salvati troppo spesso dalle procure locali. Massoneria deviata e ‘ndrangheta sono dall’altra parte. Insieme, e non assolutamente per adesione ai malamente, le numerose vittime innocenti della sua Giustizia che hanno patito ingiustamente il carcere o l’esclusione coatta dalla carriera politica. Mario Oliverio per fare un nome.
Nella vicenda c’è da registrare il primo strappo clamoroso con Gratteri da parte del presidente Roberto Occhiuto che ha adoperato la difesa della Calabria per spirito di appartenenza della sua parte politica schierandosi con Marina Berlusconi, il ministro Tajani, e il guardasigilli Nordio che ha dato del pazzo al suo procuratore per affrancarsi dalla falsa patente di Superciuk. C’è da dire che sia Gratteri che Nordio vengono giudicati dai rispettivi fronti avversari come i migliori rappresentanti delle loro ragioni.
Ma è la Calabria il dato rilevante. La mia memoria è andata al lontano referendum del 1978 sulla liberticida Legge Reale quando il risultato schiacciante confermativo dettato dal caso Moro registrò percentuali diverse nel Reggino facendo scrivere alla pubblicistica del Pci che era quello un voto della mafia. Simile episodio accadde in Sicilia per le percentuali del sì al referendum sulla responsabilità penale dei magistrati.
A mio parere sono questioni legate alla Storia come ci ricordava la compianta Marta Petrusewicz sul regime doganale protezionistico più restrittivo d’Italia imposto al Regno delle due Sicilie dal 1815 al 1860. E poi venne la guerra al Sud dello Stato unitario sabaudo praticata con ferocia al tempo del brigantaggio. Nel 1861 a Platì una rappresaglia cruenta mise a ferro e fuoco il paese, a decine furono deportati nelle isole. Figli e nipoti giurarono odio ad uno Stato che non riconoscevano. Un secolo dopo i briganti erano diventati mafiosi. Sarà molto utile analizzare a marzo il voto referendario in Calabria su una Giustizia spesso ingiusta, negata, di classe.

***

La vicenda Gratteri ha oscurato la polemica del Foglio di Cerasa, sostenitore del Sì, contro la Chiesa accusata di sostenere il campo avverso aprendo parrocchie e sacrestie alle ragioni di una sola parte. Strali alla Cei che non avrebbe espresso posizioni chiare. E ne fa le spese monsignor Savino, vicepresidente dei vescovi e arcivescovo di Cassano segnalato il prossimo 13 marzo a un’iniziativa romana per il NO al cinema Aquila dove sarà relatore con Silvia Albano presidente di Magistratura democratica, la scrittrice Benedetta Tobagi e il costituzionalista Francesco Pallante. L’eccellentissimo monsignore viene descritto dal fogliante vaticanista Matteo Matzuzzi come “rampante e mediaticamente attivissimo vicesegretario della Cei, uno che negli anni ha contrastato tutto ciò che arrivasse da destra come premierato e autonomia differenziata”. Una posizione personale quella di Savino o della Cei? Lo vedremo nelle prossime puntate.

***

Mentre scrivo questa nota un nuovo uragano flagella la Calabria e la mia Cosenza. Piccole esondazioni lungo i fiumi cosentini. Mi sento di lodare l’operato dell’ex assessore De Cicco e del suo collega Pasquale Sconosciuto che negli ultimi tre anni hanno spesso fatto ripulire i corsi fluviali cittadini evitando guai maggiori di quelli registrati. (redazione@corrierecal.it)

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