Vacuitas ed altre bizzarrie italiane nel linguaggio
Il tema dell’”indebolimento della parola”

Ancora una volta la cronaca mi costringe a ritornare sul tema dell’”indebolimento della parola”, argomento assai dibattuto – soprattutto a livello internazionale – e di cui, oramai quotidianamente, finiamo per patire gli effetti. Infatti, mentre nel nostro Paese certi politici analfabeti, essendosi oramai dotati di pennivendoli e scribacchini dei loro discorsi, articoli ed interventi, mettono in piedi spassosi teatrini nei quali, dopo aver incespicato -a braccio- sui verbi ausiliari, li ritrovi nello scritto immersi in performance di elevatissimo pensiero, stilate nella migliore lingua di dante, la maggior parte degli illetterati (specialmente quando rivestono posizioni di potere) costringono il prossimo loro, cioè noi, a subire un linguaggio, per così dire inclusivo, ma in realtà, così confuso ed incomprensibile, da far capire una cosa per un’altra. Ora, vedete, non c’è alcuna differenza fra i primi ed i secondi: entrambi vogliono mostrarsi per ciò che non sono. I primi, certi politici, vorrebbero apparire colti perché soffrono per la loro inadeguatezza, sebbene non resistano, sopratutto se presi di sorpresa, a scadere talvolta nelle loro inveterate abitudini…; i secondi, di regola non sono interessati ai contenuti (strumentali rispetto ai propri reconditi interessi) ma soltanto agli esiti di un messaggio che riscuota approvazione, anche se lontano dalla verità. Anche questi ultimi fanno sorridere perché, anziché bonificare il dibattito pubblico, si fanno credere portatori di verità e, quindi, si mostrano per ciò che non sono. Ma lo fanno intorbidendo le acque a causa della loro insopprimibile vanità, ciò che li fa mettere in mostra anche a costo di essere fraintesi. Ora, come ha notato il Pontefice regnante:”il paradosso di questo indebolimento della parola è sovente rivendicato in nome della stessa libertà di espressione.” Ognuno ha diritto di manifestare il proprio pensiero (che ovvietà sarebbe il ricordarlo se non fosse che ancora milioni di persone nel mondo questo fondamentale diritto della persona non possono esercitarlo…) ma dovrebbe farlo con un linguaggio coerente e sopratutto attrezzato:”la libertà di parola e di espressione è garantita proprio dalla certezza del linguaggio e dal fatto che ogni termine è ancorato alla verità.”(PP Leone XIV). Questa generale mistificazione (di ignoranti che vogliono apparire colti e di incolti che strumentalizzano il linguaggio per finalità propagandistiche (per piacere ad un numero più ampio di persone, recte: like), seppure non ritengo costituisca un pericolo per la democrazia, certamente riduce gli spazi per l’autentica libertà di espressione, emarginando chi si sforza di dire la verità anche a costo di non piacere a molti. Il rischio è semmai quello di adeguarsi a questo modesto livello di confronto pubblico che certamente non fa onore all’Italia, che, per politica e giustizia, è il Paese di Nicolò Machiavelli e Cesare Beccaria. Mistificazioni e strumentalizzazioni della parola, tuttavia, rivelano, un pensiero debole ed un’insicurezza propria d’una personalità incompiuta (oltreché sguaiata): e questo -mi spiace per chi le pratica- si vede.