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Aste truccate e intimidazioni a Isola Capo Rizzuto: la “regia occulta” per riprendersi i villaggi con l’ombra degli Arena

L’inchiesta svela la strategia per rientrare in possesso degli appartamenti finiti all’asta e i conflitti interni. «Si sono calmate le acque»

Pubblicato il: 18/02/2026 – 7:00
di Mariateresa Ripolo
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Aste truccate e intimidazioni a Isola Capo Rizzuto: la “regia occulta” per riprendersi i villaggi con l’ombra degli Arena

CROTONE Un condizionamento sistematico delle aste giudiziarie per il recupero degli immobili della fallita società “Igb Immobiliare srl”. Non solo il controllo dei servizi e il diktat sulle manutenzioni, l’inchiesta “Black Flower” della Dda di Catanzaro ha svelato un altro capitolo che cristallizza il dominio territoriale della cosca Arena sui villaggi “Seleno” e “Margheritissima” di Isola Capo Rizzuto.  
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i soci della società, Carmine Antonio Timpa e Giuseppe Bruno, avrebbero messo in atto una strategia spregiudicata per rientrare in possesso degli appartamenti finiti all’asta dopo il crack finanziario della società.

La strategia

L’obiettivo era duplice: scoraggiare i potenziali acquirenti esterni e mantenere i prezzi stracciati. È lo stesso Timpa a rivelare il meccanismo in un’intercettazione ambientale definita «confessoria» dagli investigatori: «Abbiamo cercato di tenere le persone lontane fino a che non hanno abbassato i prezzi… quando hanno abbassato i prezzi abbiamo partecipato pure noi con altri nominativi».
Il piano prevedeva un accordo preciso tra i quattro soci: ognuno avrebbe dovuto riacquistare tre o quattro appartamenti tramite prestanome, per poi rivenderne uno a testa e sanare i debiti residui.
Per centrare l’obiettivo, i soci avrebbero utilizzato i propri familiari come paravento. Giuseppe Bruno è riuscito a riaggiudicarsi i lotti numero 9, 16 e 20 avvalendosi dei figli, spesso risultando l’unico offerente e pagando il prezzo base d’asta. Carmine Timpa, invece, avrebbe utilizzato il fratello e il nipote per tentare la scalata ai lotti 21, 22 e 24.

Il ruolo degli Arena e il conflitto interno

Ma il sistema non si basava solo su astuzie burocratiche. Laddove la “regia occulta” non bastava a scoraggiare gli acquirenti onesti, subentrava la forza intimidatrice. Gli indagati avrebbero lasciato intendere ai soggetti interessati il profilarsi di «possibili conseguenze negative per la loro incolumità o per la sicurezza delle unità che avrebbero acquistato».
Secondo l’accusa sarebbe stato evocata implicitamente l’appartenenza al clan degli Arena. Un monito che, in almeno un caso, si è trasformato in brutale realtà in almeno un episodio documentato, quando l’auto di un aggiudicatario è stata data alle fiamme all’interno del villaggio subito dopo l’acquisto. 
Dalle carte emerge poi anche un momento di frizione interna. Timpa sospettava che altri esponenti criminali del villaggio stessero facendo «girare la voce» delle aste per favorire altri soggetti, danneggiando il piano dei soci. Per risolvere la questione, Timpa racconta di essere intervenuto pesantemente. Un intervento che – stando a quanto ricostruito – avrebbe riportato il silenzio sulle vendite giudiziarie: «Ad uno ad uno, li ho acchiappati a tutti! Insomma, si sono calmate le acque Era… nessuno ha partecipato, l’asta è andata deserta eh… all’altra asta dell’anno scorso… toh…»

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