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il dibattito

«No a controlli e schedature degli insegnanti sulla base di un’etichetta politica»

L’intervento di Rita Militi, di Sinistra Italiana Avs

Pubblicato il: 21/02/2026 – 10:56
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«No a controlli e schedature degli insegnanti sulla base di un’etichetta politica»

LAMEZIA TERME «E’ abbastanza recente quanto avvenuto al liceo Leopardi – Maiorana di Pordenone, riguardante la richiesta, tramite la compilazione di un questionario da parte degli studenti, di segnalare i docenti di sinistra, pretesa da Azione studentesca, un’associazione giovanile afferente Fratelli d’Italia. Gli attacchi sono chiari e facilmente verificabili; è il caso di ricordare quanto accaduto in alcuni licei toscani: quando è stata presa di mira la presentazione del libro di Francesca Albanese, Quando il mondo dorme, all’interno di un percorso di educazione civica. Ancora la pretesa di segnalare la presenza di studenti palestinesi all’interno di scuole del Lazio. Alla base di quanto successo vi è una logica che introduce controlli e schedature, mettendo sotto accusa gli insegnanti sulla base di un’etichetta politica, in netto contrasto con il principio della libertà di insegnamento costituzionalmente sancito. Il tentativo, fin troppo chiaro, di riscrivere la Storia, si manifesta con gli attacchi alla scuola pubblica; è il caso di ricordare che, molti drammi del ‘900, sono nati proprio dall’insinuare il sospetto e la segnalazione». Lo afferma in una nota Rita Militi, di Sinistra Italiana Avs.  «La scuola pubblica italiana – prosegue Militi – si pone come uno degli ultimi baluardi di democrazia e di espressione del pensiero libero, opponendosi alla creazione di un pensiero unico espressione dell’attuale classe politica di maggioranza. In tal modo, si delegittima la scuola, si intimidisce chi insegna, mirando a normalizzare, a controllare, a ridurre gli spazi di pensiero critico. E’ da sottolineare ancora il commissariamento di quattro regioni: Toscana, Emilia – Romagna, Umbria e Sardegna, che non hanno adottato i piani di dimensionamento della rete scolastica per il prossimo anno. Si precisa che un’ulteriore compressione delle autonomie scolastiche determina negativamente un settore strategico qual è quello dell’istruzione, riducendo il tutto a un mero calcolo senza tener conto della qualità educativa, dell’esercizio del diritto allo studio, oltre che delle specificità geografiche, sociali e culturali, specie nelle aree interne dove le scuole rappresentano l’unica presenza dello stato. Non è questa la scuola che vogliamo! Vogliamo la scuola della Costituzione, antifascista, che educa alla libertà, al pensiero critico, che aiuti gli studenti e le studentesse a pensare, non a obbedire. Ci opporremo a una scuola di stampo liberista che intende formare mano d’opera a basso costo, da immettere in un mercato del lavoro che non ha più regole. E questo, al governo, fa molta paura».

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