Sistema “Scorcia”, la Corte dei conti revoca il sequestro per Bruni e Garofalo
Riviste le misure cautelari: revoche e ridimensionamenti del sequestro per alcuni medici, mentre resta aperto il giudizio sul danno erariale milionario contestato dalla Procura contabile

CATANZARO La Corte dei conti (Sezione giurisdizionale per la Regione Calabria) ha disposto la revoca del sequestro conservativo nei confronti dei professori universitari e medici Andrea Bruni ed Eugenio Garofalo nell’ambito del procedimento contabile legato al presunto “Sistema Scorcia”, relativo alla gestione delle attività sanitarie presso l’Azienda ospedaliero-universitaria di Catanzaro.
L’ordinanza n. 9/2026 interviene sul decreto presidenziale che, lo scorso dicembre, aveva autorizzato il sequestro conservativo per un valore complessivo di oltre 9 milioni di euro nei confronti di undici professionisti, tra cui medici e docenti universitari, in relazione a un presunto danno erariale contestato dalla Procura regionale contabile.
Il provvedimento
Il provvedimento è intervenuto su richiesta dei difensori: gli avvocati Francesco Iacopino e Crescenzio Santuori per il professor Garofalo e l’avvocato Enrico Morcavallo per il professor Bruni. La motivazione della magistratura contabile è particolarmente netta: sono stati ritenuti del tutto insussistenti i presupposti per l’adozione della misura cautelare, con una valutazione che esclude la presenza di elementi idonei a giustificare il sequestro. Secondo la prospettazione accusatoria, i professionisti avrebbero svolto attività libero-professionale presso strutture sanitarie private senza le prescritte autorizzazioni e in violazione del regime di esclusività previsto dal rapporto di lavoro con l’Azienda ospedaliero-universitaria Mater Domini. Le somme sequestrate sarebbero state, secondo la Procura, i compensi percepiti per tale attività, contestata sotto i profili della truffa e della falsità ideologica. Tuttavia, già il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva escluso la fondatezza dell’impianto cautelare disposto dal Gip, annullando il sequestro patrimoniale. Ora anche la Corte dei conti, sempre in sede cautelare, ha sostanzialmente smentito la ricostruzione accusatoria, ritenendo insussistenti i presupposti della misura. I professori Garofalo e Bruni hanno sempre rivendicato la piena correttezza del proprio operato, sostenendo di aver agito nel rispetto della normativa vigente e negando qualsiasi condotta illecita.
Le altre posizioni esaminate
Vincenzo Scorcia
È la posizione centrale dell’impianto accusatorio. La Procura contabile gli contesta la parte più consistente del presunto danno erariale (oltre 6 milioni di euro). La difesa ha sostenuto l’esistenza di un regime di non esclusività formalmente riconosciuto e ha richiamato anche l’annullamento, in sede penale, della misura cautelare reale per carenza di fumus. L’ordinanza affronta in modo approfondito la questione del regime giuridico applicabile e della configurabilità del dolo.
Giuseppe Giannaccare
Ha contestato la sussistenza del danno erariale sostenendo che tutti gli interventi sarebbero stati eseguiti in regime SSN con regolare incasso dei DRG da parte dell’azienda ospedaliera, negando quindi un pregiudizio patrimoniale. Ha inoltre eccepito la prescrizione e l’assenza di periculum in mora.
Rocco Pietropaolo e Adriano Carnevali
Entrambi hanno sostenuto, tra l’altro: la compatibilità dell’attività libero-professionale con il ruolo ricoperto (assegnista o ricercatore); l’insussistenza del danno da ticket; l’assenza di liste d’attesa formalizzate nel periodo contestato; la sproporzione del sequestro rispetto al patrimonio.
Carnevali ha anche evidenziato l’esistenza di un parallelo sequestro penale sugli stessi beni.
Giorgio Randazzo
Ha rimarcato la propria estraneità al presunto “sistema”, evidenziando di aver operato in regime autorizzato extra moenia e di non essere coinvolto nelle contestazioni relative alla libera professione in esclusiva.
Laura Logozzo (infermiera)
Ha negato qualsiasi ruolo decisionale nella gestione delle liste operatorie, sostenendo di aver eseguito disposizioni superiori senza autonomia gestionale. Ha contestato l’elemento soggettivo del dolo e l’assenza di un vantaggio personale.
Maria Battaglia (segretaria di studio privato)
Ha sollevato anche un’eccezione di difetto di giurisdizione della Corte dei conti, sostenendo di non avere alcun rapporto funzionale con la pubblica amministrazione né maneggio di risorse pubbliche. Ha inoltre contestato la responsabilità solidale milionaria prospettata nei suoi confronti.
Andrea Lucisano e Maria Aloi
Anche per loro sono state sviluppate difese incentrate su: assenza di dolo; insussistenza del danno patrimoniale effettivo; carenza di periculum in mora; sproporzione della misura cautelare.
Un procedimento ancora aperto
La decisione riguarda esclusivamente la fase cautelare e non incide sul merito della contestazione erariale, che resta oggetto del giudizio principale. La revoca del sequestro, tuttavia, rappresenta un passaggio significativo nella complessa vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ambiente sanitario universitario calabrese. Resta ora da attendere gli sviluppi del processo contabile, che dovrà accertare in via definitiva l’eventuale sussistenza del danno erariale e delle responsabilità individuali. (redazione@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato