«Stanno arrivando 20 pacchi». La soffiata e l’assalto armato ai corrieri dalla Locride: il colpaccio dei Vanella-Grassi
L’informazione dal broker Bartiromo e il via libera di Angrisano. La Dda di Napoli ricostruisce l’episodio risalente all’aprile del 2023

LAMEZIA TERME Un piano criminale folle, da film hollywoodiano, ideato e realizzato senza preoccuparsi troppo delle possibili – e molto probabili – ripercussioni. Chi oserebbe rapinare presunti esponenti della ’ndrangheta calabrese? Eppure qualcuno lo ha fatto. È uno degli episodi cardine della nuova inchiesta della Distrettuale antimafia di Napoli che ha portato all’arresto di nove persone. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i responsabili sarebbero gli appartenenti ad un vero e proprio commando legato al clan camorristico Vanella-Grassi. Loro avrebbe intercettato tre corrieri calabresi della Locride – Sebastiano Romeo (cl. ’97), Giovanni Nirta (cl. ’97) e Andrea Giuliani (cl. ’75) – che trasportavano venti chili di cocaina a bordo di due auto. Anche i tre calabresi sono stati raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip partenopeo e ritenuti vicini ad ambienti della ‘ndrangheta di San Luca.
L’assalto contro i tre calabresi
Ma andiamo con ordine. È il 18 aprile 2023, martedì. Ora di pranzo. Due auto arrivano a Casavatore, un’Audi RS Q3 scura con targa tedesca e una vecchia Fiat Bravo grigia, sporca di terra (appunto). A bordo, come ricostruito dagli inquirenti, ci sono i tre corrieri calabresi quelli cioè incaricati di consegnare 20 chili di cocaina. Quello che non sanno i tre calabresi è che qualcuno, a loro insaputa, li sta aspettando, e non sono i destinatari del carico ma chi, invece, glielo vuole sottrarre con la violenza. Un atto impensabile. Secondo la ricostruzione emersa dall’ordinanza del gip di Napoli, la trappola è già pronta. I tre corrieri calabresi vengono agganciati e condotti in una strada al confine con Napoli. Lì scatta l’agguato: alcuni uomini armati li costringono a scendere dalle vetture sotto la minaccia di una pistola calibro 38 e di una 9 corto. Le armi vengono puntate contro di loro, mentre altri componenti del gruppo si fanno indicare dove è nascosto il carico. Il colpaccio dei napoletani a danno dei corrieri calabresi si consuma in pochi minuti, il tempo necessario di individuare i 20 “pacchi” da un chilo ciascuno e portarli via.
La “soffiata” di Bartiromo
Un colpo organizzato per tempo e in modo perfetto. Un episodio che non può essere certo casuale, ma ben studiato e, come emerso dall’inchiesta, frutto di quella che gli inquirenti hanno definito una soffiata. Secondo quanto ricostruito tutto sarebbe partito da Simone Bartiromo alias “Jet”, già noto trafficante con base a Barcellona. Lui – secondo l’accusa – avrebbe contattato Gaetano Angrisano (cl. ’92), allora latitante e ritenuto al vertice del clan attraverso telefoni criptati. «Stanno arrivando 20 pacchi», gli avrebbe detto. Poi l’indicazione esplicita: «Fagli fare una rapina». Angrisano sarebbe rimasto sorpreso all’inizio, poi avrebbe dato il via libera all’operazione.
Il commando
A far parte del commando all’assalto dei corrieri calabresi sarebbe stati: Fabio Iazzetta (cl. ’92), Luigi Rosas detto “Gino ’o Zuppone” (cl. ’90), Ciro Russo detto “Felicione” (cl. 02), Luigi Esposito, Camillo Esposito (morto in un agguato avvenuto a Scampia il 7 settembre 2024), Raffaele Russolillo e Ciro Musella. Secondo quanto ricostruito, in particolare, Iazzetta e Rosas avrebbero organizzato l’agguato; Musella avrebbe agganciato i corrieri e condotti nella strada di Casavatore; Luigi e Camillo Esposito avrebbero puntato le pistole contro le vittime; Russolillo e Camillo Esposito si sarebbero fatti indicare dove fosse nascosto il carico per poi appropriarsene.
I pentiti: «Una svolta per il gruppo guidato da Angrisano»
Il piano folle messo in atto – e portato a termine – è stato descritto e confermato anche da alcuni collaboratori di giustizia quali: Errico D’Ambrosio, affiliato alla cosca calabrese dei Molè, in contatto con il clan Amato-Pagano; Pasquale Paone, già appartenente al clan Di Lauro, con conoscenza diretta degli ambienti della Vanella e poi Luigi Esposito, intraneo alla Vanella Grassi e partecipante diretto all’azione. Secondo loro il colpo chirurgico messo a segno contro i calabresi «avrebbe cambiato gli equilibri economici del clan». Insomma, un episodio eclatante, spartiacque: da quel momento «il gruppo avrebbe rafforzato la propria capacità economica e la propria autonomia nelle forniture di cocaina, consolidando il ruolo decisionale di Angrisano e dei suoi uomini». (g.curcio@corrierecal.it)
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