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L’udienza

Strage di Cutro, alle 23.20 la Finanza sapeva: «Natante con migranti». In aula anche la chat sull’”exit strategy”

Il maggiore dei carabinieri Nicola Roberto Cara conferma: l’avvistamento di Frontex era stato annotato come “natante con migranti”. E dopo il naufragio spunta una conversazione tra ufficiali su una s…

Pubblicato il: 24/02/2026 – 22:21
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Strage di Cutro, alle 23.20 la Finanza sapeva: «Natante con migranti». In aula anche la chat sull’”exit strategy”

CROTONE L’informazione che su quella barca ci fossero migranti era nota alla Guardia di finanza già alle 23.20 del 25 febbraio 2023. A confermarlo, nel corso della quarta udienza del processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love, è stato il maggiore dei carabinieri Nicola Roberto Cara, che ha guidato le indagini. Davanti al Tribunale, come riporta questa sera l’Ansa, l’ufficiale ha riferito che nel registro di sala del Roan di Vibo Valentia risulta un’annotazione manoscritta delle 23.20: un messaggio proveniente dalla Centrale operativa nazionale della Guardia di finanza che riportava l’avvistamento, da parte dell’aereo di Frontex Eagle 1, di un «natante con migranti».
L’annotazione – ha spiegato Cara rispondendo all’avvocato di parte civile Francesco Verri – coincide con quanto scritto poco dopo sul gruppo WhatsApp dell’Otc del Roan dal luogotenente Antonino Lopresti, uno degli imputati: «trattasi di natante con migranti». E combacia anche con un messaggio inviato alle 23.33 dal tenente colonnello Alberto Lippolis, anch’egli imputato, nel quale si legge: «So’ migranti».

Alla ricerca di una “exit strategy”

Il processo riguarda quattro militari della Guardia di finanza e due della Guardia costiera, chiamati a rispondere dei presunti ritardi nei soccorsi al caicco che nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 si è infranto sulla secca di Steccato di Cutro, provocando 94 morti, tra cui 35 minori, e un numero imprecisato di dispersi. Ma in aula è emerso anche un secondo filone: una conversazione tra ufficiali della Guardia di finanza nei giorni successivi al naufragio, definita dagli inquirenti «rilevante» perché incentrata sulla preparazione di una possibile “exit strategy”. Il 3 marzo 2023, secondo quanto ricostruito dal maggiore Cara, il comandante del Gan di Taranto Nicolino Vardaro (imputato) e il vicecomandante Pierpaolo Atzori (non indagato) si scambiano messaggi nei quali si parla della necessità di predisporre una strategia difensiva preventiva. In un audio, Atzori riferisce a Vardaro di aver parlato con Lippolis, che avrebbe suggerito «a titolo di amicizia» di iniziare a ragionare su una linea comune in vista delle indagini: «Mi suggeriva di cominciare a pensare a una exit strategy… un brainstorming… in modo poi da essere pronti». L’obiettivo, secondo quanto riferito in aula, era convergere su una versione condivisa prima che gli inquirenti iniziassero ad acquisire atti e documenti, anche alla luce del fatto che – come viene detto nella conversazione – «quelli vanno, andranno a guardare tutto».

Il pattugliatore

Tra i punti affrontati – riporta ancora l’Ansa – la giustificazione del ritardo nell’uscita dal porto di Crotone del pattugliatore PV6 Barbarisi, salpato alle 2.30 del 26 febbraio. Vardaro, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbe spiegato che prima di prendere il mare era necessario valutare attentamente le condizioni meteo e compiere un «calcolo cinematico» che stimava l’arrivo del caicco in acque territoriali intorno alle 3.30, ritenendo quindi sufficiente uscire un’ora prima. Sulla mancata attivazione di un elicottero, le giustificazioni riportate in aula fanno riferimento a problemi logistici: l’aeroporto di Grottaglie chiuso di notte, l’assenza dell’equipaggio e la piazzola in manutenzione. Elementi che ora saranno valutati dal collegio giudicante, mentre il processo prosegue nel tentativo di chiarire cosa accadde in quelle ore decisive.

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