«Su Cutro solo promesse dal governo. E i migranti vengono criminalizzati»
Crua (Carovana): «Ridare dignità alla persona: individuare l’identità dei cadaveri riaffiorati e permettere alle famiglie una degna sepoltura»

CROTONE È come se l’indifferenza creasse altro odio, mentre le famiglie vengono smembrate da una tragedia che sembra senza fine, con il Mediterraneo che si conferma un cimitero sommerso. Le riflessioni di Gianfranco Crua della “Carovana migranti” a margine del processo per la strage di Cutro vanno oltre la cronaca della tragedia di tre anni fa – ma anche dei drammatici eventi post-uragani – per affrontare il tema dell’accoglienza in chiave di convivenza reciproca. E umanità.
«Proprio oggi che sulle vostre coste, calabresi e siciliane, continuano ad arrivare corpi di naufraghi – dice Crua al Corriere della Calabria – sembra chiaro che sia facile dimenticare le persone così. Non si identificano e tutto passa nel dimenticatoio. Si crea paura invece di creare solidarietà. Per noi – continua – è importantissimo aver portato qui una famiglia, perché in qualche modo questa famiglia è diventata anche la nostra famiglia. Loro sono molto affezionati a noi come noi siamo a loro. È un gesto piccolissimo che tutti gli italiani, se avessero modo di conoscerli, farebbero.
Il tentativo invece è quello di non parlarne, di criminalizzare i migranti, di criminalizzare l’accoglienza e intanto succede che queste persone da tre anni chiedono giustizia, c’è un processo che darà risultati. I parlamentari hanno scritto al premier e non hanno mai ricevuto risposta. Il nostro primo ministro ha fatto delle promesse in una riunione a Palazzo Chigi, qui c’è stato un Consiglio dei Ministri molto importante a Cutro. Tutte queste promesse non sono state mantenute».
Quali erano le promesse? «Di dare la possibilità ai familiari, ai vedovi, ai figli, ai nipoti che sono rimasti in Iran e in Turchia di poter ricongiungersi con quello che è rimasto della famiglia… parliamo di famiglie distrutte. C’era modo di farlo attraverso dei corridoi umanitari – rimarca Crua –, attraverso dei visti temporanei, i due nonni ad esempio volevano venire almeno a piangere sulla tomba dei loro nipoti. Questo non è stato possibile e per un paese civile è una cosa troppo grave, è una vergogna, è indicibile».

Solidarietà e umanità contro odio e indifferenza
«Poi è vero che forse la maggioranza degli italiani odia i migranti – riflette l’attivista –, ma non credo che la maggioranza degli italiani odi queste famiglie che hanno subìto una violenza incredibile, penso che se avessero modo di conoscerle sicuramente cambierebbero idea anche su tutto il resto. Il problema è che non vogliono fargliele conoscere, e quindi noi come Carovana abbiamo detto: rompiamo il silenzio proprio per far sì che possano parlare».
Infine di nuovo il riferimento ai macabri “riaffioramenti” di cadaveri dopo i cicloni e le mareggiate di gennaio e febbraio: «Le coste calabresi e siciliane in questi giorni sono inondate di corpi e vorranno identificarli, anche perché la magistratura è già intervenuta, devono riconoscerli e soprattutto bisognerà trovare un sistema per individuare le famiglie e i luoghi da dove provengono». Per Crua «sarà molto difficile. A Cutro l’hanno fatto ma dopo che sono stati “tirati per i capelli”, la polizia scientifica ha fatto il DNA, però bisogna sapere che in Italia non c’è l’obbligo di identificare un corpo se non c’è una notizia della magistratura e quindi bisogna invertire questa tendenza, individuare le persone, individuare le famiglie quando si può, dare una sepoltura e soprattutto far sì che i corpi, quando riconosciuti, possano ritornare nel loro paese per una degna sepoltura. Siano persone musulmane, cristiane o copte». (redazione@corrierecal.it)
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