Gratteri: «Sulle mie dichiarazioni big del sì sono in malafede»
«Credevo di essere stato chiaro nell’intervista al Corriere della Calabria»

NAPOLI «Già vedo i giovani magistrati, preoccupati, intimoriti, che si fanno domande. Ho visto già lo scorso anno gente che inizia a pensare di non fare più il pm e chiedere di fare il giudice perché preoccupato del futuro della figura del pm». Il capo della Procura partenopea, Nicola Gratteri, torna ad esprimere i suoi timori in caso di vittoria di un sì al referendum sulla giustizia. Gratteri ne ha parlato a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno della Scuola Superiore di magistratura a Napoli. «Già l’effetto negativo c’è stato – sottolinea – incomincia a esserci, a serpeggiare, una certa preoccupazione soprattutto tra i giovani magistrati. Nessuno crede che si vanno a modificare sette articoli della Costituzione per 48 magistrati l’anno. Anche i non addetti ai lavori non credono che si modifichino sette articoli della Costituzione». Gratteri è tornato sulla polemica seguita alle sue dichiarazioni su chi voterà sì. «Io quella sera pensando di non essere stato chiaro quando mi ha intervistato il Corriere della Calabria, nella prima trasmissione utile che ho avuto, collegandomi con il computer dalla cucina di dove vivo, ho spiegato ancora meglio ma ho visto che tutti i big dei sostenitori del sì continuavano in malafede a far finta di non capire commentando e estrapolando un pezzettino. A quel punto ho avuto la conferma della malafede – ha concluso – ed era inutile stare lì, chi doveva capire ha capito».
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