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La forza della ‘ndrangheta è l’area grigia, «ci sono professionisti, professori e anche poliziotti»

Il Capo Centro della Dia di Catanzaro: «Negli ultimi 30 anni il nostro sforzo è stato massimo ma la Calabria non va avanti di un centimetro»

Pubblicato il: 25/02/2026 – 14:33
di Fabio Benincasa
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La forza della ‘ndrangheta è l’area grigia, «ci sono professionisti, professori e anche poliziotti»

RENDE La Calabria vive la sua Quaresima nella speranza di un risveglio delle coscienze. «Bisogna uscire dalla zona grigia che condanna la nostra regione», diceva qualche anno fa il procuratore (oggi a Napoli) Nicola Gratteri. Un pensiero condiviso anche da Beniamino Fazio, Capo centro operativo della Direzione Investigativa Antimafia per il Distretto di Catanzaro. Il Crimine rappresenta l’organo gerarchico superiore della mala calabrese, tutto e tutti fanno riferimento alla “mamma”, a Polsi, ma ciò che non si vede fa più paura. Il riferimento è al mondo di mezzo, la linea di confine abitata da anime nere non propriamente intranee agli affari privati dei clan ma perfettamente collegate e collegabili alla galassia criminale. Rintracciarle non è semplice, gli insospettabili spesso sfuggono alle intercettazioni, agli appostamenti. Gli archivi delle forze dell’ordine sono pieni zeppi dei cv dei pezzi di malacarne, i malandrini sono riconoscibilissimi, vantano un pedigree di tutto rispetto e molti non rinnegano il passato criminale, anzi rivendicano fieri le azioni perpetrate in nome e per conto della ‘ndrina di appartenenza. «Negli ultimi 30 anni il nostro sforzo è sempre stato ai massimi livelli. Abbiamo fatto arresti, ci sono stati inchieste giudiziarie importanti, eppure la Calabria non va avanti di un solo centimetro», riflette Fazio. E la ‘ndrangheta «è sempre più potente, anzi quando interveniamo è già troppo tardi perché la criminalità organizzata ha occupato un determinato spazio e stretto relazioni».

Un sistema inquinato

L’amara riflessione del Capo Centro della Direzione Antimafia Catanzarese viene digerita a fatica da un pubblico di giovani studentesse e studenti, che all’Unical ascoltano in religioso silenzio le parole di chi è in prima linea nella lotta al crimine. «Ci troviamo dinanzi ad un sistema totalmente inquinato. È chiaro che lo Stato deve arrestare e sequestrare ma dobbiamo cambiare lo stato delle cose». Come? «Con la formazione, perché la ‘ndrangheta non teme le mie parole o quelle del procuratore, ma le coscienze formate». Il racconto di Fazio si fa intenso, il compito di chi combatte il sistema marcio alimentato dalla mala è evidentemente assai arduo. «Abbiamo dinanzi un esercito invisibile. Quando conosci il nemico è più semlice combatterlo, il problema è l’area grigia».

Chi fa parte dell’area grigia?

Li vedi spesso indossare abiti eleganti, qualcuno addirittura in divisa. L’affondo di Beniamo Fazio è durissimo. «Nell’area grigia troviamo professionisti, avvocati, professori, medici e anche qualche poliziotto, anche noi abbiamo qualche mela marcia». Le parole hanno un peso, Fazio lo sa e come sempre accade quando si tratta di discutere di mafia e affari non presta il fianco a noiosi sermoni. «Il talento non basta (si rivolge al giovane pubblico in aula), che voi siate i migliori ingegneri, i migliori medici, i migliori economisti poco importa. A cosa serve un bravo professionista se decide di mettersi a disposizione della ‘ndrangheta? Lo Stato in Calabria sta giocando una partita importantissima, è non si tratta solo di reprimere, ma di educare e formare le persone». (redazione@corrierecal.it)

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