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dolore e ricordo

A tre anni dal naufragio che sconvolse la Calabria: 94 vite spezzate a un passo dalla riva

Un’alba diversa da tutte le altre, quella del 26 febbraio 2023. Immagini che non potranno mai essere dimenticate e una verità che deve ancora essere scritta

Pubblicato il: 26/02/2026 – 7:04
di Mariateresa Ripolo
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A tre anni dal naufragio che sconvolse la Calabria: 94 vite spezzate a un passo dalla riva

CROTONE Un’alba diversa da tutte le altre. Erano le 4:30 del mattino del 2023 quando il caicco “Summer Love” si schiantò contro una secca a pochi metri dalla riva di Steccato di Cutro, frantumandosi insieme alle vite di 94 persone, 35 di loro erano bambini. Immagini che non potranno mai essere dimenticate da chi in quei tragici istanti accorse per cercare di trarre in salvo i sopravvissuti e portare a riva i corpi dilaniati di uomini, donne e bambini le cui vite furono spezzate a un passo dalla salvezza.

La ricerca della verità

Mentre la cittadinanza si stringe nel ricordo, il calendario giudiziario segna il passo. Al centro del dibattimento presso il Tribunale di Crotone ci sono sei militari accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. La Procura ha ricostruito quella notte: mare forza 4 e vento di burrasca da sud a forza 7. Condizioni che costrinsero una vedetta della Finanza a invertire la rotta, ma che non fecero scattare i soccorsi della Guardia Costiera. A ricostruire cosa accadde quella tragica notte, nei giorni scorsi, in aula, è stato il maggiore dei carabinieri Nicola Roberto Cara, che ha guidato le indagini.
Durante il dibattimento, in aula è emerso anche un secondo filone: una conversazione tra ufficiali della Guardia di finanza nei giorni successivi al naufragio, definita dagli inquirenti «rilevante» perché incentrata sulla preparazione di una possibile “exit strategy”. 
Il processo va avanti, con i sopravvissuti, i familiari delle vittime e le associazioni che chiedono gran voce la verità su una tragedia che ha compito decine di famiglie e segnato per sempre la storia di un territorio.

Un dolore senza fine

«Non si può parlare di tragica fatalità, ma di gravi negligenze», attacca Emergency, costituitasi parte civile nel processo. L’associazione denuncia come il caso fu trattato come un’operazione di polizia per la protezione delle frontiere anziché come un salvataggio. «Le istituzioni dovrebbero rivedere politiche improntate alla difesa dei confini invece che alla tutela della vita. Serve una missione SAR europea e vie legali di ingresso».
Ma il dramma non è confinato al passato. Il pensiero della Fondazione Migrantes va oggi alle centinaia di persone disperse durante il recente ciclone “Harry”, i cui resti stanno riaffiorando lungo le coste calabresi e siciliane. Monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione, lancia un appello accorato: «Ricominciamo a mettere mattoncini di umanità: riconosciamo la dignità dovuta almeno ai corpi. Chiediamo alle autorità prelievi del Dna per tutti coloro che perdono la vita sulle rotte migratorie. Una banca dati permetterebbe ai familiari di sapere dove andare a piangere i loro cari. Sono atti di pietas doverosi: non possiamo considerare normali queste morti».

I numeri di un massacro silenzioso

Secondo Save the Children, dalla strage di Cutro a oggi sono più di 300 i minori morti nel Mediterraneo. I numeri complessivi forniti dall’OIM e rilanciati da Emergency descrivono un’ecatombe: oltre 34.200 morti o dispersi dal 2014, quasi 3.000 vittime dal naufragio di Cutro a oggi; oltre 500 morti registrati nel solo Mediterraneo centrale in questi primi mesi del 2026 (una cifra che Refugees in Libya stima sottostimata di almeno mille unità).
Mentre la Rete 26 Febbraio dà il via alla veglia sulla spiaggia, le organizzazioni umanitarie puntano il dito contro le nuove norme. Giorgia D’Errico (Save the Children) ed Emergency denunciano all’unisono come il Patto europeo su migrazione e asilo e il recente Disegno di legge sull’immigrazione (licenziato l’11 febbraio scorso) rischino di peggiorare la situazione, limitando l’azione delle navi civili e introducendo quella che Emergency definisce la “dottrina dei Paesi terzi sicuri”.

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