Medici cubani, Trump e l’embargo in salsa calabrese
L’attacco del presidente Usa arriva mentre la Regione prepara investimenti straordinari per garantire il diritto alle cure e rafforzare il contingente di sanitari stranieri

Donald J. Trump, 47/mo presidente degli Stati uniti d’America, adesso se la prende anche con la Calabria. E lo fa puntando ai medici cubani chiamati in soccorso, quasi 4 anni fa, dal presidente di centrodestra della Regione e commissario alla sanità, Roberto Occhiuto, per mettere una pezza alle difficoltà di una sanità ospedaliera ormai agonizzante e alle prese con il rischio concreto di chiusura di diverse strutture.
A poco più di un anno dal ritorno trionfale alla Casa Bianca – tra i dazi che vanno e vengono e gli echi di possibili conflitti bellici in grado di condurre a conseguenze destabilizzanti per tutto il globo – il tycoon newyorchese dall’inquietante ciuffo biondo platino, non ha evidentemente altro a cui pensare che pretendere l’espulsione e il rimpatrio dal suolo calabrese di quei sanitari che, in larghissima parte, stanno svolgendo un servizio egregio, valutato ovunque piuttosto positivamente, pur se portatori ai suoi occhi dello ‘stigma’ di appartenere ad un paese che non si ritrova nella sfera di influenza yankee. Nella guerra senza quartiere che l’uomo più potente del mondo sta conducendo contro la ribelle isola caraibica ormai ridotta allo stremo, infatti, si inserisce un po’ a sorpresa anche un’inedita variante nostrana. In questo senso e in ossequio all’embargo che sta mettendo in ginocchio la popolazione cubana si pretende, quindi, che la Regione rinunci all’utilizzo dei sanitari in trasferta per impedire così forme di finanziamento indiretto del regime post castrista. E’ superfluo sottolineare quanto il rischio, per la tenuta del già precario sistema sanitario calabrese, sia che la corrispondenza di amorosi sensi tra il governo italiano e la politica sovranista d’oltreoceano, possa ingenerare ostacoli al prosieguo di una collaborazione sul fronte della sanità che resta la trincea sempre più calda e pericolosa di una terra vistosamente alle prese con la carenza di medici in corsia e la difficoltà, se non l’impossibilità, a reclutarne di nuovi.
La questione non è da prendere sotto gamba. E, anzi, la materializzazione di quello che potrebbe trasformarsi in un braccio di ferro dalle conseguenze allo stato non prevedibili, è stata offerta proprio dalla visita recente alla cittadella regionale dell’ambasciatore Mike Hammer incaricato d’affari statunitense a Cuba, accompagnato da Terrence Flynn, console generale degli Stati Uniti d’America a Napoli. L’incontro, come si usa dire in queste circostanze, sarà stato anche cordiale e amichevole ma avendo un fine ben preciso, e cioè ottenere la fine dell’esperienza di cooperazione in materia sanitaria tra Cuba e la Calabria, avrebbe evidenziato la distanza in materia tra la posizione della Regione e quella degli States. Al momento Occhiuto avrebbe tenuto la posizione annunciando di avere persino in animo di incrementare la missione dei medici cubani, valutabile intorno alle 400 unità, per arrivare fino a portarla addirittura a mille presenze. Ai due interlocutori a stelle e strisce il presidente commissario, secondo quanto riferito, ha detto di avere spiegato che i camici bianchi cubani stanno consentendo di mantenere aperti gli ospedali e i pronto soccorso in alcune zone particolarmente disagiate del territorio regionale. Ha parlato poi di ‘apporto vitale’ da parte del contingente di sanitari aggiungendo che ‘la mia priorità assoluta è quella di assicurare il diritto alla cura dei cittadini calabresi che già hanno un sistema sanitario in condizione di grande difficoltà”.
A riprova comunque del fatto che alle sollecitazioni dell’alleato non si può rispondere semplicemente con un’alzata di spalle, tuttavia, a stretto giro, e come prima soluzione per garantire i livelli essenziali di assistenza messi in serio pericolo dalla fuga sistematica e dallo scarso appeal degli ospedali pubblici, la maggioranza di centrodestra in occasione della prima seduta utile del Consiglio regionale ha approvato un provvedimento che mette a disposizione 4 milioni di euro di provenienza europea e che dovrebbe, nelle intenzioni, servire ad allentare la tensione. La legge in questione punta a favorire il reclutamento di medici da Paesi Extra Ue, quindi anche statunitensi (anche se appare appare francamente poco probabile che ci siano laureati disposti a trasferirsi nella punta più estrema della Penisola dal Texas, dall’Illinois) e che si propone di affidare a società a operatori economici il compito di avviare le relative procedure internazionali di selezione. Basterà questo a spingere verso più miti consigli l’inquilino della Casa Bianca?