I fratelli Gualtieri e la rete dello spaccio a «gestione familiare»: dai domiciliari servivano «decine di clienti» al giorno
Smantellata la rete del narcotraffico a Isola Capo Rizzuto. La gerarchia e i canali di approvvigionamento. «Clientela fissa e canali diversificati»

CROTONE Una «struttura organizzativa solida, con divisione di ruoli» e dalla «attribuzione di compiti e strutture materiali destinate allo smercio dello stupefacente», cocaina, marijuana e hashish, a Isola Capo Rizzuto e zone limitrofe, quali abitazioni per lo stoccaggio e auto per il trasporto. È questo il ritratto che emerge dall’operazione “Last Minute”, scattata questa mattina e che ha portato all’esecuzione di 10 misure cautelari su richiesta della Dda di Catanzaro. Al centro delle indagini della Squadra Mobile di Crotone, un gruppo criminale «carattere armato», poiché la consorteria – emerge dalle indagini – «si è finanziata anche con cessione di armi».
Un business senza sosta
L’indagine, partita all’inizio del 2024, si è concentrata sui fratelli Raffaele e Paolo Gualtieri, ritenuti i vertici di quella che gli inquirenti definiscono «un’organizzazione che partiva dagli stretti congiunti, una sorta di conduzione familiare, con collaboratori molto vicini che, a prescindere dalle vicende giudiziarie, continuava nella gestione dell’illecito mercato».
Uno degli aspetti fondamentali emerso dalle indagini riguarda la capacità del gruppo di rigenerarsi immediatamente dopo i primi colpi sferrati dalle forze dell’ordine. In particolare, nonostante un arresto in flagranza avvenuto il 27 marzo 2024 – quando i fratelli Gualtieri furono sorpresi a confezionare oltre mezzo chilo di cocaina e due chili di hashish con una pistola revolver calibro 45 carica – il business non ha subito battute d’arresto, e anzi si legge «continuava in modo fiorente». Una volta ai domiciliari, casa Gualtieri è tornata a essere il fulcro della vendita: tanto che presso l’abitazione «si poteva notare quotidianamente l’arrivo di decine di clienti, ai quali lo stesso o suoi familiari cedevano cocaina».
La gerarchia e i canali di approvvigionamento
Dalle carte dell’inchiesta emerge una divisione dei compiti ben delineata all’interno della consorteria armata. Raffaele Gualtieri, classe 1992, ricopriva la «funzione apicale nel sodalizio», gestendo i rapporti con i fornitori e detenendo la cassa della compagine. Al suo fianco, il fratello Paolo Gualtieri «manteneva i contatti con i singoli assuntori», mentre Francesco Bruno, noto come “Pocket Coffee”, eseguiva le disposizioni «si procurava il narcotico presso i fornitori, anche contribuendo alla sua lavorazione e suddivisione in dosi, ed effettuava le consegne di stupefacente sul territorio ai singoli acquirenti». Completavano il nucleo centrale la moglie di Raffaele Gualtieri, Giuseppina Muto, e collaboratori come Gaetano Maesano e Damiano Mellace.
Per quanto riguarda i rifornimenti, il gruppo attingeva a diversi canali calabresi: la cocaina arrivava principalmente da Francesco Laratta, alias “Checco”, coadiuvato da Domenico Soda, e dal reggino Massimo Mazzaferro, bloccato a luglio con un chilo di polvere bianca. L’hashish veniva invece garantito da Armando Bevilacqua, alias “Bacco”, esponente del rione zingari di Crotone.
I sodali – hanno rilevato gli investigatori – utilizzavano un linguaggio ben preciso: «incuranti di eventuali investigazioni a proprio carico, limitandosi esclusivamente ad adottare un’unica precauzione al fine di indicare il quantitativo del narcotico da cedere, consistente nell’uso del termine “minuti” per indicare il corrispettivo in denaro». Da qui il nome dell’operazione: “Last Minute”.
Gli investigatori hanno osservato una stabile attività di spaccio di diverse tipologie di stupefacente nel territorio di Isola Capo Rizzuto, con canali di approvvigionamento «fissi e diversificati, collegati a diversi ambiti criminali di altre zone della Calabria, con utilizzo di appartamento per deposito e stoccaggio dello stupefacente, con la predisposizione di mezzi e risorse per la finalità del trasporto e dello smercio di stupefacente. Le indagini hanno permesso di accertate numerosissime cessioni di stupefacenti, che evidenziano – si legge nell’ordinanza – una «clientela fissa» con numerose cessioni giornaliere, «sintomo di una certa organizzazione per poter fronteggiare la continua richiesta».
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