Referendum giustizia, Facciolla: «La Costituzione è stata modificata in media già una volta ogni 4 anni»
Il magistrato al dibattito organizzato dagli avvocati cosentini. Ospiti i parlamentari leghisti Loizzo, Furgiuele, Matone e Ostellari

COSENZA Non si può certo dire che l’avvocatura cosentina si stia sottraendo al dibattito sul referendum sulla riforma della giustizia: più che campagna referendaria è il caso di parlare di “operazione verità” contro quelle che a più riprese gli avvocati di Cosenza definiscono «menzogne» provenienti a loro dire dalla parte opposta. Lo ha ribadito nel pomeriggio Roberto Le Pera, presidente della camera penale, aprendo un partecipatissimo dibattito nella biblioteca del tribunale: «Non è una riforma dei partiti o contro qualcuno, tantomeno contro la magistratura – ha esordito –, la aspettavamo da 40 anni; al contrario questa riforma rafforza la magistratura, non favorisce le mafie ma al contrario tutela i diritti dei cittadini. Le menzogne che stanno circolando sulla riforma sono da smentire dal punto di vista tecnico e non politico, senza rispondere a provocazioni che sono al limite dell’ingiuria. Il cittadino – ha concluso Le Pera – ci chiede: ma è vero che la politica vuole assoggettare la giustizia?».
Risponde il sottosegretario della Lega Andrea Ostellari: «Contro la moda del No – al Ponte, alle Olimpiadi – ecco una riforma né di destra né di sinistra per rispondere e a un ritornello, un No ideologico di cui non dicono i motivi reali e che arriva dalle stesse persone che negli anni passati avevano detto Sì, sulla separazione delle carriere – che disciplina in maniera netta la separazione delle funzioni – e l’Alta Corte di giustizia – che il Pd ha messo addirittura nel suo programma nel 2022 – mentre ora vogliono colpire il governo e la maggioranza, ma non sarà così. Le persone di buon senso capiranno, anche nel centrosinistra: il loro Sì non avvantaggerà la maggioranza al governo ma i cittadini. Il terzo punto, il sorteggio per i membri del Csm, toglie di fatto la politica dalla magistratura, anche qui a vantaggio non della politica ma della magistratura stessa, in primis di tanti giovani che non dovranno per forza appartenere a una corrente. Giudici allineati? – si chiede Ostellari – Noi non li vogliamo, li vogliamo liberi da politica e correnti interne che hanno deciso le carriere dei magistrati. Che con l’Alta corte saranno più responsabilizzati. In generale la riforma riequilibrerà i poteri dello Stato».
Al tavolo – con Paolo Pisani promotore dell’iniziativa con focus sugli articoli 104 e 105 della Costituzione – le parlamentari della Lega Simona Loizzo e Simonetta Matone e i ragazzi della Lega Giovani che indossano le magliette del Sì. «La sala piena di questo pomeriggio – dice Loizzo – dimostra che il tema è sentito come pochi». Per Matone, entrata in magistratura da giovane età negli anni 80 come collaboratrice di Giuliano Vassalli, «la riforma segnava nelle intenzioni dello stesso Vassalli il passaggio dal sistema inquisitorio ad accusatorio ma era incompiuta perché mancava la separazione delle carriere per volere dei magistrati stessi. Dopo tanti anni la riforma si sblocca: la separazione delle carriere è in tutte le grandi democrazie occidentali e manca nei regimi autocratici. Dopo il caso Palamara, che ha pagato da solo per tutti, il presidente della Repubblica avrebbe dovuto sciogliere il Csm. Franceschini ha detto che bisogna votare No altrimenti il centrodestra resta al potere per altri vent’anni, io credo invece che i cittadini abbiano già capito che scelta fare».
Il parlamentare leghista Domenico Furgiuele saluta la platea ringraziando «gli organizzatori del convegno, dove finalmente non sento parlare contro ma dove si spiegano le cose con serietà e senza ideologie».
Gli avvocati Pisani, Cesare Badolato, Luca Acciardi («invece del doppio Csm per pm e magistrati – dice il penalista cosentino – si potevano creare due sezioni distinte nello stesso Csm, anche nell’ottica di un risparmio») e Claudio de Luca si soffermano sugli aspetti più prettamente tecnici alla base della riforma.
Le conclusioni spettano al magistrato Eugenio Facciolla: «Ho ritardato la laurea proprio per poter studiare il nuovo codice di procedura penale, oggi la riforma inizia a mettere una toppa nelle falle del sistema individuate dallo stesso Vassalli. Voterò Sì pur non essendo massone, pregiudicato e delinquente, non faccio parte di servizi segreti o deviati. Le barricate alle modifiche della Costituzione? La nostra Carta è stata modificata in media già una volta ogni 4 anni. Quello giudiziario non è un potere ma una funzione e il magistrato che ha paura della politica deve cambiare mestiere» conclude Facciolla. (euf)