Tensione in Medio Oriente, il racconto da Dubai del manager calabrese: «Situazione nuova e inquietante» – VIDEO
Parla Antonio Fruci, originario di Curinga, da 8 anni negli Emirati. «Quando questa fase si concluderà non penso di andare via»

Sono ore di apprensione e paura per gli italiani che si trovano in Medio Oriente: nell’area del Golfo ci sono quasi 20mila italiani non residenti. Tra i connazionali che si trovano in aree a rischio anche un gruppo di studenti che si trovava negli Emirati Arabi Uniti nell’ambito del progetto di Fsl di simulazione diplomatica organizzato dall’Associazione WSC Italia. E poi c’è chi a Dubai risiede perché impegnato in attività professionali e lavorative: è il caso di Antonio Fruci, originario di Curinga, in provincia di Catanzaro, che da 8 anni è negli Emirati come Senior Program Manager, Energie Rinnovabili, presso Aggreko, un’azienda di macchinari e attrezzature industriali con circa 6.000 dipendenti.
«Viviamo a Dubai da otto anni, ci siamo trasferiti qui da Panama, questo è un posto molto sicuro, estremamente internazionale. Fino a sabato non era mai successo nulla di simile. Ero diretto a Singapore per lavoro e sono dovuto rientrare di corsa a casa. Ora viviamo in una condizione – aggiunge il manager – davvero strana, gli inglesi direbbero “unnerving”, destabilizzante. È qualcosa di completamente nuovo, difficile da gestire proprio perché inaspettato. Fino a venerdì, se avesse chiesto a chiunque nel mondo se esistesse un rischio concreto per gli Emirati Arabi o per i Paesi del Golfo, credo che quasi nessuno avrebbe risposto di sì. È una situazione che nessuno qui si aspettava. All’inizio ho pensato potesse trattarsi di un’escalation limitata, magari un tentativo di coinvolgere altri Paesi per spingere verso la fine degli attacchi. Ma osservando l’evoluzione degli eventi e la loro estensione geografica, la situazione appare diversa da quanto immaginato. E quindi, come tutti, non sappiamo esattamente cosa aspettarci».
Inevitabile il “riparo” forzato nelle abitazioni. «Stiamo lavorando tutti da casa e le scuole resteranno chiuse per i prossimi due o tre giorni. Devo dire che il Governo degli Emirati ha un approccio molto fermo e formale: comunica solo informazioni ufficiali, con un linguaggio estremamente asciutto. Non parlano di “intercettazioni”, ma di “incidenti” all’aeroporto o al porto di Dubai. Questo non sempre aiuta a comprendere pienamente ciò che accade, ma dal punto di vista istituzionale trasmette l’idea di controllo. Hanno comunque fornito alcuni dati, ad esempio sul numero di missili e droni intercettati». Quanto poi alle sensazioni vissute in queste ore, Fruci aggiunge: «Siamo fiduciosi nel sistema di difesa antimissile e nell’organizzazione della città. Dubai si sviluppa lungo una striscia costiera di circa quaranta chilometri, quindi gran parte delle operazioni di intercettazione avviene verso il mare, per evitare che eventuali detriti cadano sulle zone abitate. Io vivo a circa 150 metri dalla costa, quindi sentiamo chiaramente i rumori delle intercettazioni. È inevitabile. Un po’ di preoccupazione c’è, soprattutto per i bambini, ma non al punto da farmi pensare di lasciare il Paese. Alcuni colleghi hanno deciso di spostarsi temporaneamente, ma personalmente non considero Dubai meno sicura rispetto ad altri Paesi della regione». Con riferimento ai contatti con la Farnesina, Fruci sottolinea come «il Ministero degli Esteri italiano inviti semplicemente a seguire le indicazioni delle autorità locali. E in effetti il Governo degli Emirati comunica direttamente con noi: a mezzanotte di venerdì abbiamo ricevuto un’allerta sul cellulare che segnalava un attacco imminente e invitava a stare lontano dalle finestre. Onestamente, almeno per noi che siamo residenti qui, al momento non c’è la necessità di ulteriori passaggi con la Farnesina, perché le informazioni operative arrivano direttamente dalle autorità locali. Quando questa fase si concluderà non penso di andare via. Non vedo motivi per ritenere che la situazione sia cambiata in modo strutturale, a meno che non si sviluppi qualcosa di molto più grande rispetto a quello che stiamo vedendo ora». (redazione@corrierecal.it)
L’intervista:
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