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Se il non voto diventa «strutturale»: l’astensionismo tra crisi di rappresentanza e uno spiraglio per il futuro

Presentato alla Camera il rapporto Ipsos-Lega Coop FragilItalia. Occhiuto: «Il populismo convince che il voto sia inutile per cambiare le cose»

Pubblicato il: 03/03/2026 – 15:40
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Se il non voto diventa «strutturale»: l’astensionismo tra crisi di rappresentanza e uno spiraglio per il futuro

ROMA L’astensionismo in Italia sembra non essere più un fenomeno marginale, ma «un elemento strutturale». È quanto emerso questa mattina durante la tavola rotonda Astensionismo. Il non voto è un problema per la democrazia”, che si è svolto nella prestigiosa Sala della Lupa a Montecitorio. 
L’occasione è stata la presentazione del rapporto Ipsos-Lega Coop FragilItalia, un’analisi che fotografa una nazione in cui il legame tra partecipazione e risultato sembra essersi spezzato: «Se nel 1948 l’affluenza toccava il 92%, oggi la realtà parla di un cittadino su due che diserta le urne, con picchi preoccupanti di astensionismo negli ultimi anni». 

Tra crisi di rappresentanza e soluzioni tecniche

I lavori sono stati aperti dal saluto di Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera, parlamentare Pd e promotore dell’iniziativa, per poi proseguire con un dibattito che ha visto il contributo della sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, della presidente della Fondazione Italiadecide Anna Finocchiaro, del vicepresidente della Camera Giorgio Mulé e del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Al tavolo dei relatori si sono avvicendati anche Valentina Pazé, docente di Filosofia politica presso l’Università di Torino, Serena Sorrentino, presidente della commissione per il Programma fondamentale della Cgil, e Nicola Zingaretti, capo delegazione Pd al Parlamento europeo. Il confronto, coordinato dalla giornalista Flavia Perina, è stato infine concluso dall’intervento di Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera. 

«Siamo di fronte a una crisi di rappresentanza che richiede interventi strutturali. La fiducia si ricostruisce investendo su istituzioni forti e credibili. È la sfida democratica del nostro tempo e non possiamo permetterci di fallire», ha spiegato Stefano Vaccari. 
In video collegamento Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, ha puntato il dito contro la narrazione populista degli ultimi anni: «Il populismo convince che nulla serve e che il voto sia inutile per cambiare le cose. Inducendo rassegnazione, alla fine si cerca il colpevole e non la soluzione. Questo racconto induce tantissimi a restare a non votare. Più si cercano pulsioni populiste, più accade che i cittadini non vadano a votare». Occhiuto ha poi richiamato l’attenzione sulla qualità dell’offerta politica e sulla necessità di semplificare l’accesso al voto: «Forse è venuta meno un’offerta politica che si caratterizzava per un alto tasso di liberismo e riformismo, sia a destra che a sinistra, diventando meno riconoscibile». E poi c’è il tema della semplificazione: «Non facilitiamo il voto se obblighiamo i cittadini a usare una vecchia tessera elettorale di carta quando esiste la carta d’identità elettronica». Infine un passaggio anche sul voto degli italiani all’estero: «Un tema su cui bisognerebbe intervenire con più coraggio».

I numeri del fenomeno e uno spiraglio per il futuro

«La democrazia resta formalmente riconosciuta, ma è messa in discussione non nel suo principio, quanto nella sua capacità di produrre effetti efficaci». A presentare e illustrare lo studio sono stati Simone Gamberini, presidente LegaCoop Nazionale, e Mattia Granata, presidente Centro Studi LegaCoop. A incidere sui dati sono la «sfiducia verso i leader e la disillusione verso i partiti. Si è inclinato il nesso tra partecipazione e risultato». Il rapporto contiene i dati della crisi che si ripercuote su diversi ambiti di voto: «Persino lo strumento referendario, ritenuto importante dall’82% dei cittadini, subisce un boicottaggio di fatto: l’87% non vota perché percepisce una strumentalizzazione politica del quesito».
Nonostante il quadro a tinte fosche, il rapporto lascia aperta una porta. Esiste infatti una vasta platea di astenuti definita “disponibile”: cittadini pronti a tornare alle urne «in presenza di candidati che li rappresentino pienamente». (m.r.)

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