“Pane grande”, “cioccolata” e “storie”: il codice dello spaccio a Cirò sotto l’egida dei Farao-Marincola
Il sistema di comunicazione usato per gestire le piazze di spaccio nel Crotonese: così venivano mascherati gli ordini di cocaina, hashish e marijuana

CROTONE “Un pane grande” per indicare una dose intera, “dieci storie” per un ordine di marijuana, la “cioccolata” per l’hashish e la “casereccia” per la qualità locale: era questo il vocabolario cifrato utilizzato dal gruppo smantellato dalla Dda di Catanzaro con l’inchiesta “Desert Storm” che ha portato a 13 arresti. Parole che nascondeva in realtà una fitta rete di detenzione e spaccio di stupefacenti portata avanti da soggetti appartenenti a un gruppo criminale che, per conto della cosca Farao-Marincola, gestiva le piazze di spaccio a Cirò Marina e zone limitrofe.
L’inchiesta
Un giro di denaro, che nel solo periodo invernale, di minor flusso, ammontava a circa 2.500 euro al giorno, per arrivare durante l’estate ad introiti incalcolabili: «l’estate non ci sono numeri», ha raccontato il collaboratore di giustizia gaetano Aloe, le cui dichiarazioni hanno rappresentato un elemento cruciale per gli investigatori.
Quanto emerge dalle intercettazioni captate e finite nell’ordinanza dell’inchiesta è una lunga sequenza di condotte illecite, dove ogni conversazione risultava – per l’accusa – sistematicamente criptica o allusiva. In un passaggio chiave, Cataldo Cozza esprimeva i propri timori per la consegna “a domicilio” della cocaina, ritenendola una pratica azzardata per il pericolo di incappare nei controlli delle forze dell’ordine. Al contrario, il modus operandi di Alessandro Giglio appariva più prudente, preferendo ricevere gli acquirenti direttamente all’interno della propria abitazione.
L’inchiesta non si ferma però al solo livello dello spaccio di strada. I dialoghi lasciano emergere come alle spalle di Cozza e dei suoi sodali vi fosse l’intera organizzazione criminale della ‘ndrangheta cirotana. In questo contesto, la figura di Basilio Paletta emerge come l’anello di congiunzione, “il proprio componente incaricato di interfacciarsi con i referenti della piazza di spaccio”. Le indagini hanno permesso di accertare come lo stesso Paletta fosse subentrato alla guida del locale di ‘ndrangheta, garantendo la gerarchia e il flusso dei rifornimenti.
Il linguaggio criptico: “pane grande”, “cioccolata” e “storie”
L’uso del linguaggio criptico era costante e metodico: un sistema apparentemente semplice, dove il richiamo a dosi e importi, seppur mascherato, permetteva una gestione capillare della droga pesante e leggera sotto l’egida dei clan.
In una conversazione, ad esempio, veniva chiesto a Cozza “un pane grande”, per gli investigatori una dose di cocaina da un grammo. Pochi giorni dopo, altre intercettazioni confermavano il fermento del gruppo: Cozza veniva sollecitato per i ritardi nei rifornimenti, citando le richieste pressanti di clienti e confermando di avere già in carico “dieci storie” (ossia marijuana) per un altro acquirente rimasto in attesa di istruzioni su come raggiungerlo.
E se ad essere tirata in ballo era “la cioccolata” per gli investigatori il reale oggetto della compravendita era senza dubbio l’hashish. Il sospetto degli acquirenti verso la qualità della droga emergeva invece di fronte alla proposta della “casereccia”, ossia la marijuana di produzione locale.
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