«Abbiamo capito che nulla va dato per scontato». Il racconto dei giovani calabresi tornati da Dubai
Ieri sera l’arrivo all’Aeroporto di Lamezia accolti dagli abbracci e dalla commozione dei genitori. Le famiglie: «Dalla Farnesina mai ricevuto risposta»

LAMEZIA TERME «Non è stato facile, ma la cosa più importante è essere tornati nella nostra terra». Sono stati momenti di paura e tanta preoccupazione quelli vissuti dai 4 giovani studenti calabresi bloccati in questi giorni a Dubai, dopo l’acuirsi delle tensioni tra Stati Uniti, Iran e Israele. Ieri, in tarda serata, finalmente il rientro in Calabria, dove all’aeroporto di Lamezia Terme sono stati accolti dalle famiglie, dal sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita e dal prefetto Castrese De Rosa. «Ci sono stati momenti di paura, come il suono dell’allarme o il rumore delle esplosioni» ha raccontato appena atterrato Mirko Frascino, tra gli studenti bloccati insieme ad Azzurra D’Atri, Charlotte Bevilacqua e Vittoria Sigillò. «Sicuramente abbiamo capito una cosa importante, ovvero che niente deve essere dato per scontato. In questi momenti si capisce quanto è importante la vita e quanto sia sottile il filo che ci lega ad essa». «È stata un’esperienza forte, abbiamo provato varie emozioni che non avevamo mai affrontato» ha aggiunto la studentessa Charlotte Bevilacqua. «Con l’unione del gruppo e il conforto tra noi, siamo riusciti a superare al meglio la situazione. È stato bellissimo sapere che tornavamo in Italia e siamo contentissimi di aver riabbracciato le nostre famiglie. Ora siamo al sicuro, ma sicuramente ci rimane qualcosa dentro perché a Dubai le persone continuano a soffrire».
Gli studenti accolti dalle famiglie
Possono tornare a sorridere anche le famiglie dei giovani studenti, che all’aeroporto di Lamezia hanno accolto con abbracci e commozione i propri figli dopo giorni di ansia e preoccupazione. Ma anche con qualche critica nei confronti della Farnesina per la gestione della situazione: «Ho contattato più volte la task force della Farnesina, ma non ho mai avuto risposta» ha commentato Giovanna Lanza, la madre di Mirko Frascino. «L’unico contatto è stato con un membro dell’associazione Ambasciatori del Futuro. Da loro ho avuto aggiornamenti, mi hanno tranquillizzato che i ragazzi stavano bene ed erano al sicuro, ma non dovevano uscire dall’hotel. Anche mio figlio mi ha tranquillizzato. Lui l’ha presa abbastanza bene, l’unico spavento era quando sentiva l’allarme sul telefonino. Restavano svegli fino alle 4:30 di notte, ora finalmente potranno dormire nel loro letto».
«Una pessima organizzazione a livello nazionale»
«È stata una pessima organizzazione a livello nazionale» ha aggiunto la madre di Vittoria Sigillò. «Hanno lasciato dei ragazzini minorenni che non potevano uscire dall’albergo senza mangiare, non potevano neanche comprarlo. Non sono morti di fame, ma almeno un pasto avrebbero dovuto darlo». Anche per il ritorno ci sono stati problemi: «Hanno liberato tutti a Milano, poi c’è chi ha avuto la possibilità di prendere altri aerei, chi invece è dovuto rimanere lì». Se da una parte è mancata, secondo i genitori, l’organizzazione a livello nazionale, tanto il supporto ricevuto dalle istituzioni locali. «Gli sarò grata perché non mi hanno lasciata sola un minuto. Il sindaco, il vice sindaco, il prefetto: sono stati tutti molto presenti. E non li ho chiamati io, ma mi hanno chiamata loro. Invece a Roma ho provato a fare in continuazione il numero verde della Farnesina, ma non mi hanno mai risposto né richiamato». Anche lei, le uniche informazioni le riceveva dal giovanissimo membro di Ambasciatori del Futuro. «Di sicuro – aggiunge – è stata un’avventura nell’avventura, io a 16 anni non ce l’avrei fatta. Loro sono stati bravissimi e quando c’è stata la possibilità che qualcuno poteva partire e qualcuno no hanno detto ai tutor “o partiamo tutti o rimaniamo qua”. Sono stati bravissimi». (redazione@corrierecal.it)
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